Direttiva Breakfast. Cambiano le regole per miele, latte e confetture

L’Italia muove un passo decisivo verso la trasparenza alimentare. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo n. 207 del 30 dicembre 2025, il nostro Paese ha recepito la Direttiva (Ue) 2024/1438, nota come “Direttiva Breakfast”. Il provvedimento aggiorna la disciplina su prodotti simbolo della colazione: miele, succhi di frutta, marmellate, confetture e latte. Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 14 giugno 2026. I prodotti etichettati prima di tale data potranno essere commercializzati fino a esaurimento scorte. L’obiettivo della riforma è rafforzare la trasparenza verso il consumatore e uniformare le regole della concorrenza nel mercato unico europeo, intervenendo su composizione, denominazione e etichettatura dei prodotti.
Miele: la battaglia delle percentuali
Il capitolo più discusso riguarda il miele. Per anni, la dicitura generica “miscela di mieli Ue e non Ue” ha garantito poca chiarezza sull’origine. La nuova norma impone l’obbligo di indicare: i singoli Paesi di origine; la percentuale di ciascuna quota nelle miscele.
L’Europa ha concesso agli Stati membri una clausola di flessibilità: se una miscela proviene da più di quattro Paesi, è possibile indicare la percentuale solo delle quattro quote principali (se superano il 50% del totale). L’Italia applica questa deroga: se le prime quattro quote superano il 60% della miscela, solo queste devono riportare la percentuale. Una decisione che ha sollevato le critiche delle organizzazioni apistiche, come l’Unaapi, che chiedevano trasparenza totale per contrastare le importazioni di mieli a basso costo triangolati attraverso altri Stati Ue.

La riforma non si limita al miele, ma punta a elevare gli standard qualitativi dell’intera dispensa:

Succhi di frutta: nuove regole sulle denominazioni e possibilità di indicare l’assenza di zuccheri aggiunti, in linea con le politiche UE di promozione della salute.
Marmellate e confetture: aumento delle soglie minime di frutta e uniformità terminologica tra Stati membri, per eliminare disparità interpretative e migliorare la qualità percepita.
Latte: chiarimenti tecnici sulle categorie e sulla presentazione commerciale per maggiore coerenza normativa.

La riforma trasforma l’etichetta da semplice adempimento a certificato di identità. Sebbene la deroga italiana sulle percentuali lasci perplessità ai produttori più rigorosi, la direzione è chiara: la trasparenza diventa obbligatoria, elemento centrale per sostenere il valore del made in Italy sul mercato globale.

Articolo di Salvatore Schiavone