Disagio giovanile, povertà educativa e criminalità minorile: le misure del cosiddetto “decreto Caivano”

Sono state illustrate nel dettaglio le nuove norme del cosiddetto “decreto Caivano” approvato giovedì 7 settembre: misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile.
«Frutto del lavoro corale di più ministri e delle loro strutture, questo decreto legge intende individuare un modulo di intervento volto non solo a contrastare la piaga della criminalità dei minori ma anche offrire un’alternativa alla strada, allo spaccio e al crimine stesso.
Un modello di intervento che varrà nell’immediato per Caivano e poi, a scadenze successive, per lo stesso territorio”, ma “anche per altre aree particolarmente degradate” , qualora sussistano “le condizioni”.
Così si è espresso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in conferenza stampa, dopo il CdM, nel presentare quello che informalmente viene definito dl Caivano.
Oltre al risanamento e alla riqualificazione del territorio del Comune di Caivano così da favorire lo sviluppo economico e sociale dell’area, i provvedimenti introdotti agiscono sull’applicabilità delle misure cautelari ai minori di 18 anni, con l’obiettivo di sanzionare e dissuadere dal fare propri comportamenti contrari alla legge, e prevede specifici percorsi di reinserimento e rieducazione del minore responsabile di condotte criminose.

Il decreto Caivano
Tra le misure previste c’è l’avviso orale, cioè una convocazione del minore che avrebbe commesso un reato, da parte del questore, “può essere rivolto anche ai soggetti minori di diciotto anni che hanno compiuto il quattordicesimo anno di età”.
E se il soggetto al quale è stato notificato l’avviso risulta condannato, anche con sentenza non definitiva, per delitti contro la persona, il patrimonio, o per reati inerenti ad armi o droga, il questore può proporre al tribunale il divieto di utilizzare “piattaforme o servizi informatici e telematici specificamente indicati, nonché il divieto di possedere telefoni cellulari”.
Aumentano le pene per i minori trovati in possesso di armi o stupefacenti.
Si abbassa inoltre da 9 a 6 anni la soglia della pena che consente di applicare la misura della custodia cautelare.
Nel testo non c’è invece l’abbassamento dell’età per l’imputabilità.
Un capitolo specifico è dedicato ai reati online, con la possibilità per chi è vittima di chiedere l’oscuramento o la rimozione dei propri dati dalla rete.
Fortemente voluta dalla ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, sembra non sia rientrata nel testo finale la proposta per porre un limite all’accesso ai siti pornografici, attraverso misure di certificazione dell’età per accedere a determinati siti e un incoraggiamento alle famiglie all’uso del “parental control” sui dispositivi in uso ai minori.

Nel dl approvato dal Consiglio dei ministri emerge il chiaro intento di voler fronteggiare una delle sfide più pressanti del sistema educativo: arginare i rischi legati al mondo minorile, in particolare nelle zone del Sud Italia, tramite iniziative-delineate dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara– che aiutino a combattere il fenomeno della dispersione scolastica.
Sottolineata l’importanza della continuità didattica e di una presenza costante nelle aree scolasticamemte disagiate mediante azioni, quali il potenziamento dell’offerta didattica e un investimento di 6 milioni di euro da destinare al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa MOF; non meno significativa in questo senso la disposizione per i docenti con contratto a tempo indeterminato, che potranno godere di incentivi monetari e punteggi aggiuntivi derivanti dagli anni di servizio.
Nello specifico, un periodo continuato di tre anni di servizio nelle zone “a rischio” darà diritto ad ulteriori 10 punti, a cui si aggiungeranno altri punti nel caso in cui si decida di prolungare la propria permanenza;
2 per ogni anno in più.
Allo stanziamento di incentivi, di natura strategica, che però da solo non basta a “far rientrare” il problema, si affiancheranno maggiori controlli e, soprattutto, strumenti restrittivi, quali sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di istruzione.
Si prevede una reclusione massima di due anni per i genitori di minori mai iscritti a scuola, e una detenzione che potrebbe arrivare fino ad un anno nel caso di alunni che abbandonino il percorso di studi prima che sia stato completato; a questo, con il mancato assolvimento dell’obbligo scolastico, si aggiunge la perdita del diritto dell’assegno di inclusione.
Va ricordato che la proposta legislativa prima della sua eventuale conversione in legge, durante l’analisi parlamentare, potrebbe essere oggetto di modifiche.