Dopo oltre 16 anni (finalmente, nda) termina l’era di Orban. Un’era lunga 16 anni e durante la quale si è assistito alla riscrittura della Costituzione, alla riscrittura della legge elettorale, alla presa di controllo dei media ed una magistratura sempre meno indipendente. Praticamente un disastro per lo Stato di Diritto, come sanzionato anche dall’Europa.
Non sono bastati gli endorsement dei vari Trump, Putin, Meloni, Salvini, J.D. Vance, Marine Le Pen e compagnia cantante, oggi oltre il 77% degli aventi diritto al voto si è recato ai seggi e ha sancito la fine di un’era.
Una volta appresi i risultati, il premier uscente Orban si è affrettato a chiamare il suo sfidante-vincitore, nonché ex alleato, Peter Magyar esponente del partito di centro destra TISZA (Partito del Rispetto e della Libertà).
Intanto le piazze alla vigilia delle votazioni si dividevano tra i sostenitori di Orban e i sostenitori di Magyar e mentre i primi ribadivano i progressi ed i successi maturati durante questi 3 lustri, i secondi invece ne criticavano l’elevato grado di corruzione diffusa, tra le altre cose.
Intanto in serata le piazze sono state prese d’assalto per i festeggiamenti per la vittoria di Magyar, nella speranza di un cambio di direzione, anche più filoeuropea, rispetto all’era Orban.
Non resta che restare alla finestra ed osservare.