Giornata del ricordo al Liceo “Don Gnocchi”

LE FOIBE: DOVERE DELLA MEMORIA E SPERANZA DI UN FUTURO DI PACE NEL CONVEGNO DEL LICEO DON GNOCCHI 

Tra il 27 gennaio e il 10 febbraio, il Liceo Don Gnocchi di Maddaloni tiene fede al dovere civico della memoria, promuovendo la consapevolezza del dramma dell’Olocausto e, contestualmente, il ricordo delle vittime dell’Italia nord-orientale che, a conclusione della Seconda Guerra Mondiale, trovarono la morte nelle foibe o affrontarono le sofferenze dell’esilio.

Questa mattina una delegazione di studenti ha partecipato alla commemorazione in piazza don Salvatore d’Angelo, organizzata dall’ ANFI di Maddaloni, alla presenza del sindaco Andrea De Filippo e di istituzioni civili, religiose e militari.

Nel contempo nei locali dell’istituto si è tenuto un incontro di riflessione sulla giornata.

“Il Liceo Don Gnocchi ha scelto di raccontare quest’anno le foibe e l’esodo giuliano-dalmata attraverso la letteratura e lo studio delle testimonianze dirette”, ha dichiarato la Dirigente Annamaria Lettieri, da sempre attenta alla divulgazione scolastica di queste tematiche. L’incontro del 10 febbraio è stato curato dalla professoressa Angela De Lucia, responsabile degli eventi culturali dell’istituto.

Nel suo intervento, il consigliere comunale Luigi Bove ha ricordato come la vicenda delle foibe sia stata a lungo obliata per ragioni di politica interna e internazionale. Proprio per questo motivo è necessario recuperare il tempo perduto della memoria e ricostruire con precisione il contesto storico: tra il 1943 e il 1945 il confine orientale italiano divenne teatro di violenze sistematiche e massacri nelle cavità carsiche, dette appunto foibe.

Su queste dinamiche storiche si è innestata la profonda riflessione di Giuseppe Morgillo, autorevole voce poetica e letteraria del territorio. Morgillo ha sottolineato il ruolo della letteratura come strumento fondamentale per preservare la memoria e l’identità violata. Partendo da questo concetto, gli alunni hanno discusso opere fondamentali come “L’Esilio” di Enzo Bettiza — capolavoro che descrive la perdita di Spalato e il tramonto della civiltà multiculturale adriatica — e la trilogia di Fulvio Tomizza, che esplora le lacerazioni identitarie dei contadini istriani divisi tra due mondi.

Tra gli altri autori approfonditi: Diego Zandel e Giani Stuparich, dalle cui pagine emerge una Trieste di confine, porto di anime e crocevia di drammi individuali e collettivi; e ancora Anna Maria Mori, che nella sua opera trasforma la Bora, il gelido vento che soffia su Trieste, in un simbolo eloquente: il vento che soffia sulla memoria.

Tutti i relatori hanno rievocato il trauma dell’esodo, che costrinse oltre 250.000 persone a lasciare le proprie case. Di fronte a tale sradicamento forzato, la lingua emerge come lo strumento principale per conservare il senso di appartenenza: per gli esuli, l’italiano è diventato l’unico territorio sicuro, la vera “casa” rimasta dopo la perdita della terra.

Alunni, professori e ospiti hanno concluso l’incontro con una consapevolezza condivisa: il ricordo di questi eventi drammatici deve rappresentare, oltre che un dovere morale, un monito per costruire un futuro che non ripeta mai più gli orrori del passato.