Caserta – Un eremo medievale, dallo stile sobrio tipico dell’Alto Medioevo, una piccola chiesa fatta di antiche pietre che conservano le preghiere dei fedeli, un luogo di fede nascosto tra i colli Tifatini, raggiungibile attraverso una strada che offre un panorama a perdita d’occhio sui vigneti e uliveti dei pendii casertani. In questo scenario che sembra venir fuori da una tela di un antico quadro sorge appunto l’Eremo di San Vitaliano, tappa per gli amanti delle passeggiate in collina a piedi o magari in mountain bike, ma anche facilmente percorribile in auto per una giornata a contatto con la natura e soprattutto con l’aria pura ed incontaminata di zone che, seppur appartenenti al capoluogo campano, non sono state assalite dal cemento. Arrivare all’eremo è una passeggiata che merita di essere fatta. Luogo poco noto anche a tanti casertani di città e della provincia, genera nei visitatori un tuffo nel passato, un’ immersione spazio- temporale quasi incredibile se si pensa che si è a pochi km dal centro di Caserta.
Il silenzio lascia spazio a pensieri, riflessioni e perché no anche a qualche ora di vero relax. E a i pedi della chiesa, come un continuum, si trova un agriturismo sospeso nello stesso tempo. Il signor Agostino lo gestisce con la sua famiglia, offrendo agli avventori piatti semplici e genuini tipici di questi luoghi.
Sapori antichi, prodotti autentici, a metro zero e con produzioni artigianali e limitate. Questa domenica che chiude il mese di novembre, si è tenuta la prima degustazione dell’eremo. Vino e olio novello sono stati presentati ufficialmente con una degustazione gratuita. Buona la primam si direbbe a teatro. Un esordio di successo che ha portato all’eremo non solo fedeli e habitué della domenica, ma anche tanti curiosi ed esperti del settore enogastronomico. Il vino dell’eremo è un rosso autoctono, il Casavecchia, derivante da un vitigno dalle origini piuttosto misteriose, sovente fatto risalire al“Trebulanum” decantato da Plinio il Vecchio. La storia del luogo che passa attraverso la storicità dei prodotti della sua terra. Un vino unico nel suo genere, che ha una notevole predisposizione all’invecchiamento e che ben si sposa con i sapori delle colline tifatine. Viti e olivi, olio e vino, ori liquidi, ricchezze che arrivano dal passato e che questi luoghi hanno saputo custodire per portarli fino a noi. E come il vino anche l’olio di queste zone ha un profilo deciso, il giusto equilibrio di profumi e l’acidità tale da garantirne la qualità.
Ospite d’eccezione di questa giornata è stato il birrificio Avino, un giovanissimo birrificio artigianale che ha trasformato la passione in imprenditoria, arrivando a produrre, in soli due anni di attività ben 5 tipologie di birra.
Storia e cultura che si incontrano incrociando i gusti, le tradizioni, unite dal desiderio di far crescere il territorio, aiutandone la valorizzazione e la conoscenza attraverso diverse modalità.
L’Eremo di san Vitaliano diventa una porta che si affaccia sul territorio, sulle sue bellezze non solo artistiche ma anche naturali, un ritorno alle origini per costruire futuro.