IL FESTIVAL DI SANREMO, KERMESSE O IATTURA NAZIONALE?

‘A seconda’, risponderebbe Corrado Guzzanti. E’ ovvio che si tratti del celeberrimo festival
della canzone italiana che si accinge a celebrare la sua 74° edizione. Dal 6 al 10 febbraio
prossimi, segnatevelo, così, magari, se ci riuscite, potete chiedere asilo politico in un luogo di
prigionia dove le onde elettromagnetiche delle trasmissioni televisive siano del tutto
schermate ed interdette mediante uno schermo ad interferenza distruttiva. Ci vuole la guerra
tecnologica per difendersi da Sanremo, manco fossero droni o caccia bombardieri
supersonici, le immagini ed i suoni diffusi dalla riviera dei fiori, pronubo, cantore e moderno
Anfitrione, l’immenso, l’oramai immarcescibile, l’irresistibile Amadeus, che al pari degli
altri grandi conduttori del passato , da Pippo Baudo, a Mike Buongiorno, oramai si è
insediato in pianta stabile al timone della manifestazione canora più importante d’Italia.
Manifestazione canora? Ma che dico? Quella una manifestazione, un happening della vita
sociale, culturale, artistica e politica dell’Italia intera, un emblema dell’Italico costume dei
tempi. Quello che accade a Sanremo in quei cinque giorni, è più importante e più
politicamente corretto, persino delle riunioni parlamentari, dei vertici di partito, delle
manifestazioni sindacali. E del resto Sanremo, molto prima delle leggi del Parlamento e della
paterna enciclica del Papa, aveva dato via libera alla partecipazione di omosessuali, travestiti,
transgender , lesbiche e prostitute, pedofili e pederasti, che a confronto i circoli arcigay ed i
gay pride sembravano attività parrocchiali e catecumenali. Tutto è normale! Basta con l’odio
lesbicosessualmorbosogaytransgenderealtricazzi. E va bene, raccogliamo l’invito a deporre le
armi dell’odio e utilizziamo quelle dell’accoglienza. Da Platinette a Drusilla Foyer, tutti o
tutte? Non so manco io più come dire, qui la concordanza di numero, caso e genere di
ginnasiale memoria in me vacilla. Come le, o le, dobbiamo chiamare? Signore? Signori?
Signor travestito? Signora transessuale? ‘ Ma no, chiamami per nome, sciocchino’, con un
bel gesto che fa roteare le piume di struzzo…..Convinciamoci, amici miei, siamo arretrati !
Anche sul piano sindacale. Quell’operaio che , licenziato dalla propria azienda, sta per
buttarsi dal loggione in platea, salvato a favore di camera da Pippo Baudo, quale
manifestazione di accoglienza dei diritti dei lavoratori può mai eguagliare quel gesto? E gli
immigrati? E Ermal Meta? E Mamoud? Che arrivano da sconosciuti e vincono il festival?
Questa è accoglienza per gli immigrati? Non quella che passa per i centri di accoglienza,
dove gli immigrati sconosciuti ed anonimi arrivano e tali restano ma liberi di scorazzare su e
giù per il nostro paese, magari commettendo qualche ‘reatello’ , e qualche attentato? Perché a
loro non è permesso cercare la notorietà? L’albanese , Meta in coppia con Fabrizio Moro
targato periferie romane, san Basilio, dove pure le pietre profumano di hascish e mariuana, ed
il reato più leggero che si possa commettere in quell’inferno di degradazione, è lo spaccio di
droga o lo sfruttamento della prostituzione. E non è questa l’accoglienza? La tolleranza?
Prendi su il periferico e lo/la/li ( aiutatemi con l’articolo!) catapulti a Sanremo, niente spaccio
, niente più pulizia dei cessi, soldi e notorietà, magari per poter diventare non più spacciatore
ma grande consumatore di cocaina ed altre droghe più costose, non adatte ai poveri. I servizi
sociali lo fanno questo? Potrebbero organizzare un talent show per cantanti ed i vincitori
staccano il pass per Sanremo. Ma non è finita….c’è la questione dei coconduttori e delle
coconduttrici, dove la differenza di genere è apprezzata solo dai vecchi bacucchi come me,
ma non c’è differenza. Le differenze acuiscono l’odio a sfondo sessuale. E lì, il buon
Amadeus ha scelto una cantante Giorgia, che a suo tempo aveva sbancato Sanremo partendo
dalle new entry, ma nella stessa edizione aveva ottenuto l’ingresso tra i big, surclassandoli
poi con ‘Come saprei’. Adesso, a 60 e passa anni, fa la coconduttrice. E la Cuccarini? La
creatura creata dal nulla di un altro quartiere romano , ed assurta a ballerina e diva nazionale

soppiantando la Carrà come ‘la più amata dagli italiani’. Creatura del decano dei conduttori
di Sanremo, giusto per creare una perenne continuità col passato da quando il festival è
diventata una kermesse, un happening, uno spettacolo in cui può succedere di tutto, dalla
Belen o dalla Elodie che mostrano la gnocca a Beppe Grillo che accusa i socialisti di essere
ladri. Uno spettacolo in cui si finge di mettere alla berlina i potenti se solo si dimentica che
sono i potenti dirigenti della rai, nominati dai politici in carica a consentirne la diffusione
sulla rete ammiraglia della tivù di Stato.
Una volta Baudo si contornava della gnocca, la Ferilli ed Anna Falchi, ora c’è Drusilla e
quell’altra di colore che non ho capito neppure cosa rappresenti, forse un movimento di
emancipazione delle varie etnie presenti sul territorio italiano, a rappresentare la ‘donna’.
Sono convinto che una gioventù già di per sé confusa e non solo sul sesso, se seguisse
davvero gli ‘insegnamenti’ di Sanremo, dovrebbe accrescere il numero dei suicidi per
‘impotentia cogitandi’, per dirla bassa e triviale, perché non ci si capisce più un cazzo.
E il giovanilismo? Le vittorie dei giovani? Le nuove tendenze musicali? Ah, niente più
predominio del melodico e mieloso romanticismo, niente più Ricchi e Poveri, Pooh, Roberto
Vecchioni, Claudio Baglioni, che per cantare a Sanremo ne ha dovuto fare per due anni il
conduttore, ma largo ai Manneskin……successo mondiale, orgoglio per l’Italia, rock
originale…originale? Ma dove, ma quando? Fanno quello che facevano i Rolling Stone
sessant’anni fa … e noi dovremmo entusiasmarci per questo? Italiani rocchettari e non più
spaghettari? Mah!
Poi gli ospiti, gli intrattenitori di rango, i fuoriclasse dello spettacolo….Benigni da cui ci
siamo salvati negli ultimi anni, con le sue boutade, coi suoi lazzi e frizzi? Le sue posizioni
politicamente corrette? Ma andiamo! Un genio? Ma ci volete prendere per il culo? E
Fiorello? L’inseparabile compagno d’avventura di Amadeus, il deus ex machina della
comicità del nonsense ( arriva anche lui con qualche quarantina o cinquantina d’anni di
ritardo), ma come si fa a rinunciare alle sue battute, alle sue invenzioni, alle sue cazzeggiate?
E tutto questo con cachet stratosferici, in danno del contribuente che, coglione, guarda lo
schermo e si diverte, lo stupido. Mi ricorda quella avvenente signora che al ristorante alla
presentazione di un esosissimo conto da pagare, si denuda il seno e chiede al cameriere di
toccarglielo. Quello tutto imbarazzato, le fa ‘signora, ma perché?’ ‘ Perché quando tentano di
fottermi mi piace che si incominci col toccarmi il seno…’. Le canzoni? Tanto ci
massacreranno per giorni e giorni in tutte le trasmissioni rai, domenica in, trasmissioni del
sabato sera, magari pure con una suoneria nei pacchi di ‘affari tuoi’ a farcele sentire ed a
magnificarle. Quindi uno si può anche distrarre tra le grandi trovate di fiorello, le battute
della Mannino, della serie l’intelligenza al potere ed è donna, una pisciatina ogni tanto, ahò,
quella ogni serata dura almeno 5 ore, o uno snack da prendere in cucina o dal frigorifero, le
canzoni, ci sarà tempo per ascoltarle poi, nei giorni successivi. Cinque lunghissime serate di
snack e di piasciatine ci attendono.
E allora sapete che vi dico? Ve lo ricordate Benedetto Casillo? Quello dei Sadici Piangenti,
interprete di molti film di Luciano De Crescenzo, quello coi Ricci e la barba da Filosofo
antico, infatti interpretò in uno di questi la parte di Antistene, l’epigono della rinuncia, della
negazione, della filosofica rassegnazione alla rinuncia del piacere e persino della sua
ricerca…Il Casillo ebbe pure una rubrica di costume su ‘Il Mattino’ ed al pari di Franceso
Alberoni, che, però, la rubrica ‘Pubblico e privato’ ce l’aveva in prima pagina sul Corriere
della sera, ‘noblesse oblige’. Comunque il comico alla fine dei suoi pezzi dove, appunto,

faceva a pezzi molti luoghi comuni ed italiche abitudini, soleva dire ‘La pernacchia è libertà,
la pernacchia è rivoluzione!’ E indicava pure la tecnica di come se ne producesse il suono
irridente. Il festival di Sanremo? ‘Avvicinate il pollice all’indice ma con la mano moscia,
lasciando l’attaccatura al dorso della mano con un piccolo orifizio….avvicinate la mano alla
bocca…..e soffiate, soffiate, soffiate!’