Il laboratorio politico “Caivano” sceglie il suicidio servendosi del trasformismo letale dei partiti

Tutto questo in un contesto urbano che richiederebbe l'impegno irriducibile di veri amministratori per far fronte alle emergenze che incombono

Nel clima rovente di fine luglio in un comune importante dell’area metropolitana di Napoli si è consumato un episodio di mala politica giocato da consorterie selvagge.Il comune di cui vogliamo raccontare le vicende funeste e’ Caivano, nell’aprile del 2018 giá interessato da scioglimento del consiglio comunale in ragione di infiltrazioni camorristiche. La cittadina e’inserita in un territorio ad alta densità di illeciti e attività in odore di camorra,circondata da altri comuni anch’essi interessati dallo stesso provvedimento del governo negli stessi anni (Crispano,Casavatore,Calvizzano alcuni esempi).In una regione,la Campania, che detiene il primato con 328 in scioglimenti e commissariamenti dal 2010 al 2021 ed è seconda solo alla Calabria per commissariamenti per infiltrazioni criminali dal 1981(114), questa volta il caso Caivano si distingue perché lo scioglimento del consiglio ha ragioni politiche:13 consiglieri su 24 complessivi hanno dato le dimissioni. Ogni anno vengono commissariati in Italia in media poco meno di 12 comuni per infiltrazioni della criminalità organizzata. In crescita i casi di comuni sciolti per ragioni politiche. Il caso Caivano si ascrive proprio tra questi in un contesto di emergenza ambientale e sociale tale che, a scopo di darne un peso, segnaliamo la scorta da piú di un anno di un parroco per le minacce ricevute dalla camorra in quella che e’definita la “piazza di spaccio piú grande d’Europa”. Siamo nell’epicentro della tristemente nota “Terra dei fuochi”, terra con relativi abitanti ormai normalizzati all’idea che i mille roghi al mese e la parola neuroblastoma appartengono alle caratteristiche identitarie del territorio. Questione urbana, questione minorile e questione criminale creano una matrice tragica di una questione sociale irrisolta, senza risposte adeguate dello Stato e delle istituzioni chiamate a sanarla. Questo preambolo sconcertante e’ stato necessario per disegnare lo scenario entro cui ha operato l’amministrazione sciolta fin dal 2020, anno in cui si è insediata con il 51,66 % dei voti e una coalizione sostenitrice composta da Italia Viva, Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle,Noi Campani,Orgoglio Campano,Democratici Riformisti e Articolo Uno Verdi. Le criticità che chiedono da anni di essere affrontate e risolte avevano iniziato ad avere la giusta attenzione, una su tutte quella del dissesto finanziario che e’ stato lasciato alle spalle, come ha sostenuto l’ex-sindaco nella recente conferenza stampa.Ma l’azione amministrativa e’stata presto avvelenata e tormentata da inciuci,combine e pratiche di trasformismo spasmodico, simbolo del decadimento politico, culturale, programmatico,etico del nostro Paese.Continui cambi nella giunta sottoposta a ricatti politici logoranti, una parte dei consiglieri che ha tramato su come mettere in crisi il sindaco e chiedere più poltrone. Il risultato è stato il fallimento di un progetto-laboratorio che vedeva nel patto PD-Italia Viva-Cinque Stelle una sfida utile al rinnovamento urgente di un sistema amministrativo di dubbia efficacia,anzi humus fertile per le bordate di malaffare sempre alle porte.
Le responsabilità degli ostacoli di un consiglio agonizzante sempre incipienti (solo in giugno 2021,a nove mesi dalle elezioni ci fu un altro tentativo di sfiducia al sindaco con relativa adunata di minoranza e transumanza di consiglieri di maggioranza insoddisfatti) sono gravemente distribuite e nessuno ne viene fuori indenne, considerato il nuovo vuoto di gestione amministrativa necessaria e indispensabile, nonostante il commissario nominato, che non potrà completare i procedimenti in corso per i progetti approvati o mettere in cantiere quelli di cui la città ha estremo bisogno.Se il rapporto tra cittadini e politici e’ diventato così evanescente, il trasformismo ha certamente contribuito.Il transfugo (in questa categoria si collocano pedissequamente piú di un consigliere della maggioranza che aveva sostenuto il sindaco Enzo Falco e di cui si può leggere sul web) disattende la delega ricevuta con il voto e sceglie di portare avanti il suo mandato in gruppi senza una chiara collocazione, in trasformazione continua fuori controllo.Il mercimonio delle aspettative individuali,i veti e i ricatti nella coalizione a cui si partecipa, le richieste di basso profilo opportunistico sono a distanza siderale da quel progetto,quella visione,quel sogno che dovrebbe nutrire al quadrato chi si propone al governo di una città con gravi emergenze come Caivano.