Muore in carcere, a 41 anni Alexei Navalny. Il principale oppositore di Alexandr Putin,
dittatore della Confederazione russa. Muore in condizioni misteriose, dopo essere sfuggito ad
un precedente tentativo di avvelenamento, essendo stato curato in Germania. Ma dopo la
guarigione ha avuto l’ardire di fare ritorno in Russio, dove è stato arrestato rinchiuso in
carcere, condannato come traditore della Russia e spedito in un Gulag a 60 kilometri dal
circolo polare artico. Una vergogna per tutto il mondo civile che continua ad annoverare la
Russia tra i suoi stati membri, nel consesso internazionale, nell’ONU, dove fa parte come
membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Ma la sicurezza di chi ? Della Russia stessa
di poter commettere qualsiasi sopruso all’interno dei suoi confini, incarcerando e causando la
morte dei principali oppositori? O anche al di fuori di essi, con l’invasione a man salva
dell’Ucraina senza che si scateni una decisa azione militare nei suoi confronti, non solo da
parte ucraina , ma da parte di Stati che hanno a cuore il vero diritto internazionale,
l’autodeterminazione dei popoli ed i diritti umani? Dopo la denuncia dei crimini staliniani
fatta da Nikita Kruscev, un ucraino, al XX congresso del Partito Comunista Sovietico, alla
morte del dittatore Josip Stalin nel 1953, la liberalizzazione non solo dell’Unione sovietica,
con la denuncia delle deportazioni di massa nei gulag, delle ‘purghe’ staliniane, che
provocarono più morti di quanti l’URSS non ne abbia contati come effetto della II guerra
mondiale, col ritorno della gerontocrazia di Breznev ed Andropov, tutto tornò come prima.
Libertà democratiche zero. Condanne senza processi, deportazioni in Siberia dove era già
difficile sopravvivere in condizioni detentive ordinarie, a causa del clima, e dove invece le
condizioni carcerarie connotate da torture e lavori forzati, scarsità di cibo ed igiene pessima,
contribuivano ad accorciare gli anni di stenti conducendo rapidamente alla morte i detenuti in
gran parte ‘politici’, non criminali o delinquenti abituali, assassini o ladri.
Ritorna nella più tragica realtà un personaggio di fantasia, ma mica tanto, ‘una giornata di
Ivan Denisovic’, un dissidente relegato in un Gulag siberiano, protagonista dell’opera
diAleksandr Solgenicyn, anche lui internato per lunghi anni in un gulag siberiano, costretto a
riparare all’estero, dopo avere scritto l’opera che denunciava i soprusi, gli arbitri, le torture il
massacro di corpi e di diritti umani nell’URSS della ‘restaurazione’ staliniana dopo Kruscev.
Gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura nel 1970, ma deve andare a vivere negli
Stati Uniti, da cui ritorna in Russia nel 1994, dopo che la ‘glasnost’ e la ‘perestroika’ di
Gorbaciov avevano determinato la caduta del muro di Berlino e della ‘cortina di ferro’ed il
ripristino di un minimo di diritti umani oltre cortina, con la caduta della Repubblica
democratica tedesca e la riunificazione delle due Germanie. Certo anche l’host politik di Willi
Brandt e di Helmut Khol , hanno contribuito, ma senza il ‘grimaldello’ interno all’Urss, non ci
si sarebbe riusciti. Con il regime di Putin sono oramai decenni che si è ripiombati nella
dittatura più bieca e sanguinaria, che, oltre alla polverizzazione della vecchia Urss e della
creazione di molti stati indipendenti, ha reso più precari gli equilibri a est dell’Austria e
dell’Ungheria. E la superstite confederazione Russa che ha ereditato gli arsenali nucleari e le
attitudini belliche della ex Urss, e con il capo del KGB al comando da oltre 15 anni, i metodi
e la crudeltà staliniana. Oltre al posto nel consiglio di sicurezza dell’ONU, a garantirsi col
potere di veto, ogni azione sul piano internazionale che ne preservi privilegi e ne garantisca
impuniti soprusi. Se ci mettiamo poi che ne è entrata a far parte di diritto, come membro
permanente pure la Cina, il più popoloso paese comunista al mondo, anch’esso con le sue
mire e le sue vessazioni dei diritti e delle persone umane, ci si accorge che i paesi come il
nostro stanno lì a fare i pupi, di fronte a paesi in cui la dittatura è considerato l’unico modo
possibile di gestire il potere politico, in patria e vorrebbero nell’intero globo terracqueo. Se
L’Europa avesse preso una idonea piega di diventare un colosso politico-militare , ci
sarebbero meno pericoli per le nostre democrazie liberali.
L’’Arcipelago Gulag’, la seconda opera più famosa di Solgenicyn, che ne decretò il successo
mondiale, sulla politica carceraria in Russia, e sulla considerazione in cui erano tenute le
libertà democratiche, colpisce ancora: Navalny l’ultima vittima.