Conosco il lavoro di Giulia Battistoni da tempo ,l’ho incontrata grazie al prof. Davide Poggi durante una lezione su Hegel, nell’ambito di una rassegna filosofica che avevo curato presso il liceo in cui insegnavo. Già allora colpiva la sua capacità di spiegare concetti complessi con chiarezza e rigore, senza rinunciare all’efficacia comunicativa. Successivamente ha collaborato al mio manuale La nottola di Minerva, scrivendo un capitoletto dedicato ai luoghi comuni su Hegel e mostrando come smontare stereotipi duri a morire, come l’idea di un Hegel giustificatore dell’autoritarismo e del totalitarismo solo perché non si è accorti nel distinguere nel suo sistema tra ciò che è reale (e dunque attraversato dallo spirito) da ciò che semplicemente esiste.
Il suo volume- Il privilegio della follia. Hegel tra diritto, morale e antropologia Mulino editore- conferma pienamente questa capacità, proponendo uno studio rigoroso ma al tempo stesso leggibile. Scrive Battistoni:
Rileggere Hegel alla luce del contesto storico e giuridico della sua epoca consente di reinterpretare il suo pensiero come profonda e meditata risposta, nonché come raffinata rielaborazione filosofica delle pressanti urgenze del suo tempo
Anche in riferimento alla follia- che non è trattata come semplice malattia o marginalità, ma come esperienza che mette in crisi la nostra idea di normalità e responsabilità- Battistoni mostra come, per Hegel, essa possa emergere in modi differenti attraverso ossessioni, fissazioni maniacali, perdita di contatto con la realtà condivisa, oppure come isolamento sociale e ritiro totale dalla vita pubblica. In questi casi il diritto fatica a definire l’imputabilità, mentre la morale incontra limiti evidenti nel giudicare l’azione del soggetto.
Allo stesso tempo, la follia può manifestarsi come genio creativo o intuizione estrema, si pensi ad artisti o filosofi che nella storia hanno vissuto esperienze radicali di alienazione pur producendo opere straordinarie.
La follia, dunque, è concepita come il privilegio dell’essere umano in quanto essere razionale, così come il dolore è il privilegio dell’essere vivente: essa è la compagna di viaggio della ragione, allo stesso modo in cui la malattia e la morte accompagnano inevitabilmente la vita.
Un esempio storico che Battistoni richiama indirettamente è quello della nascente psichiatria forense ottocentesca, con figure come Philippe Pinel, impegnate a distinguere tra malattia mentale e responsabilità penale.
L’importanza della relazione tra medico e paziente, promossa da Pinel attraverso il dialogo e la costruzione di una reciproca fiducia, e il ruolo fondamentale della filosofia in ambito medico-psichiatrico, messo in luce da Kant, sembrano aver prefigurato alcune delle riflessioni successive di Karl Jaspers e anticipato pratiche e dibattiti nell’ambito della psichiatria forense.
In parallelo, Hegel rifletteva sul modo in cui l’individuo folle entra in conflitto con le istituzioni giuridiche. Il soggetto può essere libero interiormente ma incapace di agire secondo le norme sociali, mostrando così la tensione tra libertà e norma. Anche la follia dell’“alienato morale” o del criminale mentale diventa uno specchio della società e delle sue regole. Battistoni porta questi esempi sul piano propriamente filosofico, mostrando che nelle sezioni di Antropologia e Moralità Hegel non considera la follia un accidente esterno, bensì un momento interno allo sviluppo dello Spirito. La coscienza può fratturarsi, smarrirsi, precipitare in un Abgrund interiore; eppure proprio queste fratture rivelano qualcosa di essenziale sull’umano. Si pensi a situazioni quotidiane: chi perde il senso di responsabilità a causa di un trauma psichico o chi soffre di ansia e depressione al punto da non riuscire più a integrarsi nella vita sociale. Hegel, letto attraverso Battistoni, aiuta a comprendere che la razionalità non è mai perfettamente compatta e che le istituzioni devono confrontarsi con questa fragilità.
Il libro aggiunge ulteriori esempi concreti relativi ad esempio al soggetto ossessivo che obbedisce rigidamente a regole senza più comprenderne il senso; alla persona maniacale che agisce impulsivamente senza valutare le conseguenze; al soggetto creativo che, nella sua eccentricità, sfida norme morali e giuridiche. Tutti casi che mostrano come diritto, morale e antropologia siano intrecciati e debbano confrontarsi con la complessità della psiche.
La scrittura è chiara e scorrevole. Battistoni alterna concetti filosofici ed esempi concreti senza mai risultare pesante e riesce a mantenere un equilibrio efficace tra rigore scientifico e lettura divulgativa, rendendo il volume adatto a studenti, docenti e lettori interessati alla filosofia e alla riflessione sulla follia.
Il privilegio della follia offre così una lettura originale di Hegel, mostrando come la follia possa essere vista non solo come perdita o devianza, ma come esperienza-limite capace di mettere in luce le tensioni fondamentali tra libertà, responsabilità e norme sociali. Il “privilegio” evocato dal titolo non indica una condizione da idealizzare, bensì uno spazio critico attraverso cui comprendere l’umano nella sua complessità, anche – e soprattutto- attraverso le sue fratture.
