Per secoli la musica è stata narrata come un universo prevalentemente maschile, lasciando in ombra il talento di molte compositrici.
Oggi, però, le voci femminili sono sempre più presenti e consapevoli.

Il Maestro D’Addona, pianista e compositrice, racconta a BelvedereNews 2.0 il suo cammino artistico, tra interpretazione, composizione e impegno culturale.
Quando hai capito che la musica sarebbe stata una necessità e non solo una passione?
Molto presto. Il pianoforte è stato il mio primo linguaggio. Studiando figure come Clara Schumann e Lili Boulanger ho compreso che il talento femminile è sempre esistito, anche quando è stato raccontato sottovoce. A un certo punto ho sentito che interpretare non bastava più: dovevo comporre, esprimere la mia visione del mondo.
Essere donna ha inciso sul tuo percorso professionale?
Sì, soprattutto nelle aspettative. Alla donna si attribuisce facilmente sensibilità, meno spesso autorevolezza o forza progettuale.
Quando presenti una partitura complessa, devi dimostrare con i fatti ciò che ad altri viene riconosciuto spontaneamente.
Qual è stata la difficoltà più grande?
Essere valutata senza filtri. Se oggi le opportunità sono maggiori, i retaggi culturali non scompaiono subito. Il riconoscimento richiede ancora determinazione e fermezza.
Come vengono accolte le tue partiture sinfoniche?
All’inizio c’è sempre una certa prudenza. Non è ancora del tutto consueto che una donna presenti una propria sinfonia. Ma la musica è sincera: se la scrittura è solida, l’orchestra risponde con rispetto. La competenza, alla fine, supera ogni barriera.
Hai ricevuto numerosi premi per la diffusione della cultura musicale e per concerti a scopo benefico. Che valore hanno per te?
Un valore profondo. Portare la musica in territori lontani dalle tradizioni classiche significa creare dialogo. E sostenere la ricerca scientifica o iniziative benefiche ricorda che l’arte è parte viva della società. La musica può unire, sostenere, dare speranza.
Cosa rappresenta oggi la donna compositrice?
Una presenza necessaria e consapevole. Non chiede concessioni, ma ascolto. Il suo valore non sta nell’essere un’eccezione, ma nell’essere voce autentica. Con passione e disciplina continua ad ampliare l’orizzonte della musica, dimostrando che la creatività non ha genere, ma identità e verità.
Alla fine resta una certezza: quando talento e determinazione si incontrano, nessun pregiudizio può soffocare la forza della creazione artistica.
La musica riconosce chi sa darle anima.