La protesta degli avvocati penalisti contro il Decreto Sicurezza

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane in data 12 aprile scorso ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 5, 6 e 7 maggio 2025. L’iniziativa vuole sollevare l’attenzione e l’impegno dei rappresentanti del Governo e del Parlamento rendendoli “consapevoli della responsabilità assunta attraverso la riproposizione di politiche securitarie e carcerocentriche inutili ed inique, che non incidono in alcun modo sul tenore di sicurezza della collettività. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha espresso il proprio dissenso sin dal momento della presentazione del DDL denominato “pacchetto sicurezza”. Nella delibera del 12 aprile si dichiarava: ” preso atto dell’emanazione del decreto legge 11 aprile 2025 n. 48, che recepisce i medesimi contenuti del suddetto DDL, non si può non denunciare l’abuso della decretazione d’urgenza in considerazione della evidente mancanza delle condizioni che ne legittimano l’utilizzo, ma in particolare con riferimento alla riproposizione di norme già da più parti sottoposte a severe critiche, mentre era in corso un’ampia e approfondita discussione davanti al Parlamento; che occorre ancora una volta ribadire le ragioni di contrarietà poste a fondamento delle precedenti delibere di astensione e della manifestazione nazionale di protesta tenutasi a Roma, mentre era in corso l’esame parlamentare delle norme, con il sostegno dell’intera Avvocatura penale e della Accademia, con l’intervento adesivo dei massimi costituzionalisti e sostanzialisti; che, nonostante le modifiche, restano di fatto intatte tutte le criticità del “pacchetto sicurezza” denunciate dall’Unione delle Camere Penali Italiane relative alla inutile introduzione di nuove ipotesi di reato, ai molteplici sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena, alla introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale, alla sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso ed alla introduzione di nuove ostatività per l’applicazione di misure alternative alla detenzione; che la stessa sottrazione dell’iniziativa legislativa alla sua ordinaria sede parlamentare denuncia ancora una volta come si tratti di interventi ostentatamente simbolici e, come tali, privi di ogni effettiva efficacia e che, ad onta del titolo, nulla hanno a che fare con un qualche reale incremento della sicurezza dei cittadini”.

Preoccupa “la sostanziale incompatibilità della decretazione d’urgenza con il diritto penale” e “che l’entrata in vigore di tali discusse norme non farà altro che aumentare la popolazione carceraria, con ulteriore aggravio del fenomeno del sovraffollamento e con il definitivo collasso di strutture già allo stremo, come denunciano i quasi quotidiani suicidi, giunti oramai al numero di ventisei dall’inizio dell’anno”.