I professori Angelo Romeo e Fabio Bolzetta sono autori di “Il giornalismo contemporaneo fra televisione e web”, Franco Angeli, 2019, che approfondisce i temi che sono diventati cruciali nel dibattito sul giornalismo contemporaneo con l’avvento del web. “L’utilizzo sempre più pervasivo della rete e soprattutto la diffusione di dispositivi che consentono a tutti di filmare e poi riportare in tempo reale fatti un tempo trattati esclusivamente dai giornalisti, rende necessario riflettere tanto sugli eventi, quanto sui mutamenti mediali che si stanno verificando” Dalla quarta di copertina.
Il volume si concentra anche sulle cosiddette fake news, tema cruciale in un’epoca che ,come la nostra, può essere etichettata della “post-truth” (post-verità). In effetti, la veridicità è spesso cancellata da reazioni istintive e poco attente a verificare l’attendibilità della fonte che diffonde l’informazione.
La post-verità non è certo un fenomeno nuovo, basta far un salto indietro, nel 400 a.C. e far riferimento alla Repubblica di Platone. In tale dialogo il filosofo, esaminando il rapporto tra una politica finalizzata a costruire una città ideale fondata sulla verità e una basata sulle emozioni dei “molti”, parla dell’esistenza dei cosiddetti sofisti, i quali avevano compreso le pulsioni della collettività e scoperto,dunque, le modalità per piegarle ai propri fini. Il linguaggio, del resto, come ci ricorda Gorgia, “è una potente signora che con un corpo piccolissimo divinissime cosa sa compiere” (dipende dagli usi che intendiamo farne)
Nel 2020 tante sono le strategie (che utilizzano come principale canale il web) per diffondere notizie false, create con lo scopo di ingannare l’opinione pubblica, proprio come è accaduto con le false ordinanze sulla chiusura delle scuole a causa del coronavirus ,prima che fossero pubblicate quelle reali. I motivi che incrementano la produzione di fake news sono molteplici, si va dai motivi di natura politica con il fine di screditare avversari e accrescere la visibilità di alcune determinate figure,a quelli di natura economica per gettare luce su alcuni prodotti o siti internet. In tutti i casi,esiste il pericolo che un giornalista le scambi per vere e le diffonda, contribuendo a far apparire una nobilissima professione meno autorevole.
Per questa ragione, in ogni circostanza, è sempre determinante riferirsi ai suggerimenti del Decalogo dell’esploratore di notizie digitali, elaborato dall’associazione Factcheckers, ne forniamo solo alcuni
1) Controlla l’indirizzo web 2) Nota la spunta blu con cui Facebook e Twitter segnalano i profili ufficiali, cioè quelli verificati 3) Diffida dai titoli urlati, tipo “Guarda che sta succedendo”, “Boom! è accaduto, clicca per sapere cosa sia successo!”Ogni buon giornalista dovrebbe astenersi dal cercare click,rimandando a contenuti vuoti 4) Risali alla fonte primaria, copiando una porzione di testo e verificando se quel contenuto è presente altrove, mentre per le immagini si può utilizzare il sito TinEye 5) Verifica la data e la località 6) Attento ai fotomontaggi, 7) Controlla la sezione “chi siamo”, da chi è composta la redazione, chi scrive è qualificato? Il giornale è registrato presso un Tribunale?
Considerando che il Corinavirus ha innescato un meccanismo per cui le fake news si sono moltiplicate, abbiamo intervistato il prof. Angelo Romeo, Phd, insegna Sociologia presso l’Università degli studi di Perugia, nonché docente presso l’Università Gregoriana e Pontificia Salesiana di Roma.
“L’epoca odierna e i fatti a cui stiamo assistendo in questi giorni con la situazione legata al Coronavirus, ci spingono a valutare con attenzione il modo in cui l’informazione opera nella comunicazione quotidiana su quanto sta accadendo. Si sta profilando un clima di “panico sociale” non infondato chiaramente, perché il problema esiste, tuttavia il rischio è che insieme all’informazione e quindi alla diffusione di contenuti ufficiali, se ne diffondano alcuni fittizi, quelli che ormai comunemente vengono definiti “fake news”. Il problema più consistente riguarda la reazione provocata su quelle categorie di persone che sono forti consumatori di prodotti mediali, che quindi trascorrono molto tempo davanti alla televisione, perdendo tuttavia il vero senso della realtà. Gli anziani in primis. È giusto informare richiamando però alla responsabilità tutti i media coinvolti dalla tv alla stampa, al web evitando la diffusione di contenuti informativi, che possano creare allarmismi difficili da contenere. Bisogna ascoltare, informarsi, sentendo quanto i nostri medici, che sono le fonti ufficiali, possono comunicarci a riguardo, evitando inutili colpi di testa ed esagerazioni”.