IL LICEO DON GNOCCHI IN MEMORIA DI MATTEO CARFORA A UN ANNO DALLA SCOMPARSA
La memoria autentica, quella che scalda il cuore e rasserena le menti, è il filo d’oro che congiunge i vivi a coloro che hanno abbandonato questa terra. È la memoria che il Liceo don Gnocchi di Maddaloni ha coltivato in ricordo di uno dei suoi figli, Matteo Carfora, scomparso esattamente un anno fa, all’età di 17 anni.
Il volo dei palloncini bianchi nel piazzale dell’edificio scolastico, dopo le parole commoventi della dirigente scolastica Annamaria Lettieri e le altre testimonianze ha sancito un legame tra cielo e terra nel nome di Matteo.
A completare la giornata una affollatissima funzione religiosa e un triangolare di calcio al centro sportivo Sabba al quale ha partecipato una delegazione di giovani calciatori del don Gnocchi. Matteo era uno sportivo appassionato, sicuramente un campione nella vita.
Ma era anche un ragazzo solido, capace di inserirsi giovanissimo nel mondo del lavoro, che ha lasciato un segno anche nell’indirizzo artistico del don Gnocchi (da lui frequentato dopo essere transitato dall’indirizzo del Liceo delle Scienze Umane). La scuola ha conservato un completo di jeans e maglietta da lui realizzato nel corso delle attività di moda del Don Gnocchi.
Bellissima la lettera che i suoi compagni insieme ai docenti hanno scritto per ricordarlo: “Caro Matteo, oggi è il 9 aprile. Un anno esatto da quando il tempo si è fermato, lasciandoci sospesi in un vuoto che ancora oggi fatichiamo a respirare. Ci sono ferite che non guariscono col tempo, imparano solo a bruciare in silenzio, e la tua assenza, qui tra i banchi del Don Gnocchi, è un grido che non smette di farsi sentire.
Eri il ragazzo che tutti volevano come amico. Non servivano sforzi per volerti bene, ti veniva naturale entrare nel cuore della gente. E oggi, in questo giorno che pesa come un macigno, vogliamo ricordarti non con la tristezza del distacco, ma con la bellezza della tua unicità.
Ti rivediamo ancora, il giorno dopo una partita delle tue. Arrivavi a scuola con quel sorriso un po’ stanco di chi aveva dato tutto sul campo, trascinando i piedi in quelle pantofole che ormai erano diventate il tuo marchio di fabbrica. Ti facevano male i piedi per i troppi scatti, per aver lottato su ogni pallone, e non ti importava di essere “elegante”: la tua priorità era essere te stesso, con quella spontaneità disarmante che ci faceva ridere e che, oggi, ci stringe il cuore.
Quello scricchiolio di pantofole nei corridoi del liceo era il suono della tua semplicità. Era il segno che avevi vissuto intensamente la tua passione, senza risparmiarti.
Il dolore del mistero. Fa male, sai? Fa male sapere che su quella notte, su quel maledetto giorno, ci sono ancora troppi “perché” senza risposta. È un’ombra che avvolge la tua scomparsa e che rende tutto ancora più inaccettabile. Ma vogliamo dirti una cosa: nessuna incertezza, nessuna mancanza di chiarezza potrà mai scalfire la certezza di chi eri. Eri luce pura. E la luce non ha bisogno di spiegazioni, splende e basta.
“Ci sono persone che non smettono mai di appartenerci, nemmeno quando se ne vanno. Tu sei cucito addosso a questi anni di liceo, a queste mura, ai nostri cuori…“
Sono parole eloquenti che esprimono appieno l’eredità d’affetti che questo giovane figlio di Maddaloni lascia al suo mondo.
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