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	<title>Notizie sul mondo del Lavoro a Caserta - BelvedereNews</title>
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	<description>Cronaca e notizie da Caserta, Napoli e province</description>
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	<title>Notizie sul mondo del Lavoro a Caserta - BelvedereNews</title>
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		<title>L&#8217;oscar del tessile, il GOLD ETA AWARD 2026 per la TESSITURA, lo conquista l&#8217;Irpina Jessica Tartaglia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 10:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1920" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-600x450.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-768x576.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-1536x1152.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-2048x1536.jpg 2048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-86x64.jpg 86w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
<p>Per BelvedereNews abbiamo intervistato Jessica Tartaglia di JESA. Nella discussione è emersa la dedizione, la passione e l’impegno della stilista irpina nonchè la capacità di mettere in gioco la sua straordinaria potenzialità artigianale con il suo contributo artistico nei processi di innovazione del settore. 1) Parlaci un po&#8217; di Jessica Tartaglia. Da sempre curiosa del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/loscar-del-tessile-il-gold-eta-award-2026-per-la-tessitura-lo-conquista-lirpina-jessica-tartaglia/">L&#8217;oscar del tessile, il GOLD ETA AWARD 2026 per la TESSITURA, lo conquista l&#8217;Irpina Jessica Tartaglia.</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1920" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-600x450.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-768x576.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-1536x1152.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-2048x1536.jpg 2048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Jessica-Tartaglia-Foto-2020-25-86x64.jpg 86w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div><p align="justify">Per BelvedereNews abbiamo intervistato <a href="https://www.facebook.com/jessica.tartaglia.1">Jessica Tartaglia</a> di <a href="https://www.facebook.com/jesatessiture">JESA</a>. Nella discussione è emersa la dedizione, la passione e l’impegno della stilista irpina nonchè la capacità di mettere in gioco la sua straordinaria potenzialità artigianale con il suo contributo artistico nei processi di innovazione del settore.</p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-349773 aligncenter" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Gold-ETA-Award-2026-JESA-di-Jessica-Tartaglia-12-600x561.jpg" alt="" width="600" height="561" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Gold-ETA-Award-2026-JESA-di-Jessica-Tartaglia-12-600x561.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Gold-ETA-Award-2026-JESA-di-Jessica-Tartaglia-12-768x719.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Gold-ETA-Award-2026-JESA-di-Jessica-Tartaglia-12-1536x1437.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Gold-ETA-Award-2026-JESA-di-Jessica-Tartaglia-12-2048x1916.jpg 2048w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p align="justify"><b>1) </b><strong><b>Parlaci </b></strong><strong>un po&#8217; di Jessica Tartaglia.</strong></p>
<p align="justify">Da sempre curiosa del mondo, vivo con un desiderio irrefrenabile di scoprire ed imparare nuove lingue, culture, modi di fare e vivere. Tutto ciò che è lontano e diverso da me e che proprio per questo è motivo di crescita personale, spirituale ed artistica. Ho trascorso metà della mia vita a dedicarmi a studi linguistici culminato con il conseguimento della laurea in Mediazione Linguistica e Culturale all’Orientale di Napoli, mi sarebbe piaciuto diventare interprete o guida turistica. Allo stesso modo sono sempre stata affascinata dal mondo dell’arte e dell’artigianato in tutte le sue forme, decidendo poi di intraprendere questo come percorso di vita per dar modo alla mia creatività di fluire ed esprimersi.</p>
<p align="justify"><b>2) Come nasce il tuo rapporto con la tessitura?</b></p>
<p align="justify">Sono nata e cresciuta in una famiglia di artigiane tra ricami, lavori a maglia e la tessitura a mano realizzata dalle mani sapienti di zia Sandra. A cinque anni con la guida di zia ho tessuto il mio primo arazzo su un piccolo telaio. Ho trascorso la mia infanzia nella sua bottega, ammiravo la sua maestria, la cura e la passione con la quale sceglieva e toccava le materie prime, i gesti lenti che ripeteva a telaio e le sue creazioni così straordinarie da lasciarti a bocca aperta. Alcune fasi del processo creativo di un tessuto richiedono il supporto di un’altra persona, quindi quando potevo le davo una mano, questo mi ha permesso di conoscere a fondo quest’arte e di innamorarmene.</p>
<p align="justify"><b>3</b><b>) Come nasce il tuo Brand?</b></p>
<p align="justify">JESA nasce dalla consapevolezza che la mia passione per la tessitura e la moda potessero diventare anche la mia professione. Quest’anno compie 10 anni dalla sua nascita. Quando zia Sandra è venuta a mancare ho sentito il bisogno di imparare ad usare il suo telaio a pedali, così ho deciso di affiancare ai miei studi universitari un corso di tessitura per apprenderne le tecniche fondamentali. Da quel momento in poi mi sono dedicata allo studio e alla pratica della tessitura da autodidatta. Ho iniziato a creare accessori di moda, quali sciarpe, scialli e borse. Così ho deciso di creare un vero e proprio brand di moda artigianale e sostenibile, realizzando capi d’abbigliamento, ma anche complementi d’arredo, con fibre tessili naturali made in Italy tessute su un telaio manuale a pedali. Invece, il nome JESA nasce tantissimi anni prima, ideato da zia Sandra, perché insieme avevamo immaginato di creare un giorno un marchio di moda. L’ho trovato scritto su dei figurini di moda che avevo disegnato da piccola ed è la fusione delle iniziali dei nostri nomi.</p>
<p align="justify"><b>4) Quale è il messaggio che generalmente vuoi comunicare con le tue creazioni?</b></p>
<p align="justify">Riportare in vita un mestiere antico ormai quasi del tutto dimenticato, almeno in questa parte di mondo, tessere a mano, creare capi sostenibili e duraturi salvaguardando l’ambiente, operare in maniera etica e trasparente, coltivare determinati valori significa prendere una posizione ben definita su che tipo di sistema produttivo alimentare in questa società sempre più industriale, tecnologica e consumista. Quindi chi decide di indossare le mie creazioni sta di fatto decidendo come vivere dentro questo sistema generando un cambiamento positivo dello stesso.</p>
<p align="justify"><b>5) Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per la tua operazione artistica?</b></p>
<p align="justify">Questo per me è un momento di sperimentazione di nuove tecniche di tessitura e fibre tessili, vorrei creare collezioni totalmente diverse da quelle realizzate finora e sicuramente sempre più elaborate e particolari. Poi continuare a dedicarmi ai laboratori di tessitura per trasmettere quest’arte meravigliosa e in via d’estinzione.</p>
<p align="justify"><b>6) Quale è il tuo legame con l’Irpinia?</b></p>
<p align="justify">Ho trascorso gran parte della mia vita qui e ho sempre subito il fascino della sua storia, arte e dei paesaggi incantevoli. Fili invisibili e delicati ci legano al posto in cui nasciamo, ma diventano forti quando ci avvicinano alle persone che amiamo, anche se non ci sono più.</p>
<p align="justify"><strong>Grazie Jessica.</strong></p>
<p align="justify"><strong>Grazie a Voi.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-349777 aligncenter" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-600x450.jpg" alt="" width="556" height="417" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-600x450.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-768x576.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Bottega-di-JESA-di-Jessica-Tartaglia-1-86x64.jpg 86w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></p>
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		<title>Wayli, il passaggio al volo tra studenti. Soluzioni di mobilità.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/wayli-il-passaggio-al-volo-tra-studenti-soluzioni-di-mobilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1672" height="941" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image.png 1672w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-600x338.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-768x432.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-1536x864.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></div>
<p>Wayli è presentato come progetto pilota in fase di validazione. L’obiettivo non è promettere risultati già raggiunti, ma aprire una sperimentazione misurabile con studenti, istituzioni e partner territoriali. Wayli nasce da un problema semplice e quotidiano: molti studenti devono raggiungere o lasciare il campus universitario mentre, nello stesso momento, numerose auto percorrono le stesse tratte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/wayli-il-passaggio-al-volo-tra-studenti-soluzioni-di-mobilita/">Wayli, il passaggio al volo tra studenti. Soluzioni di mobilità.</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1672" height="941" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image.png 1672w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-600x338.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-768x432.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-1536x864.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></div>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Wayli è presentato come progetto pilota in fase di validazione. L’obiettivo non è promettere risultati già raggiunti, ma aprire una sperimentazione misurabile con studenti, istituzioni e partner territoriali. Wayli nasce da un problema semplice e quotidiano: molti studenti devono raggiungere o lasciare il campus universitario mentre, nello stesso momento, numerose auto percorrono le stesse tratte con posti vuoti. L’idea di Gianluca Citro è costruire un sistema di matching rapido tra chi sta già andando in una direzione e chi cerca un passaggio compatibile, soprattutto su tratte universitarie ad alta domanda. Non un servizio taxi, non un’alternativa ostile al trasporto pubblico, ma un livello complementare di mobilità condivisa: un modo per rendere più efficiente ciò che già esiste. Il payoff riassume bene la visione: “Share the way, split the cost”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Gianluca, parlaci di Wayli. Che cos’è?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Wayli è un’app pensata per abilitare passaggi al volo tra studenti e pendolari che si muovono sulle stesse tratte. L’idea è molto concreta: se sto già andando verso una destinazione e ho posti liberi in auto, posso segnalare la mia disponibilità in pochi secondi. Dall’altra parte, chi cerca un passaggio può vedere se esiste qualcuno compatibile vicino al proprio tragitto. La differenza rispetto al carpooling tradizionale è l’immediatezza. Non vogliamo costringere le persone a organizzarsi giorni prima, compilare annunci lunghi o trattare ogni dettaglio. Wayli nasce per tratte calde, ricorrenti, dove domanda e offerta si concentrano in fasce orarie prevedibili.<br /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Qual è la mission del progetto? </strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">La mission di Wayli è trasformare i tragitti già esistenti in una risorsa condivisa. Ogni giorno ci sono auto che viaggiano con posti vuoti e persone che aspettano collegamenti scomodi, pieni o poco frequenti. Wayli vuole ridurre questo spreco, mettendo insieme in modo rapido e sicuro chi percorre la stessa strada. La nostra visione non è aumentare il traffico, ma usare meglio la mobilità che già c’è. Stessa strada, meno costi, meno attese, più efficienza per tutti.<br /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Perché partire dagli studenti universitari?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Perché il contesto universitario è uno dei pochi ambienti in cui questo modello può essere testato in modo serio. Ci sono destinazioni comuni, orari ricorrenti, tratte ripetitive e una comunità riconoscibile. Un marketplace di mobilità non funziona se parte troppo largo. Se provi a servire tutti, ovunque, in qualsiasi momento, rischi di non avere abbastanza densità. Wayli parte invece da un contesto preciso: studenti pendolari, tratte universitarie, fasce orarie ad alta domanda.<br />È un approccio più disciplinato e più realistico.<br /></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Quale problema concreto volete risolvere?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il problema non è solo la mancanza di mezzi. Il problema vero è l’incertezza quotidiana dello spostamento: bus pieni, orari poco flessibili, rientri serali difficili, costi cumulativi, tempo perso. Wayli vuole intervenire in quella zona grigia tra trasporto pubblico e mobilità privata. Non sostituisce l’autobus o il treno. Può però diventare una soluzione complementare quando esiste già qualcuno che sta percorrendo la stessa tratta e può condividere il tragitto senza trasformarsi in un servizio professionale.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>In cosa Wayli è diverso da BlaBlaCar o dal carpooling classico?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il carpooling classico è spesso pianificato. Si pubblica un viaggio, si concorda, si prenota. Wayli invece nasce per il comportamento “sto partendo ora” o “parto tra poco”. Il guidatore non deve creare un annuncio. Deve solo segnalare una disponibilità immediata. Il passeggero non deve organizzarsi giorni prima. Deve poter dire: “Devo andare lì. C’è qualcuno che passa vicino?” Questa semplicità è il cuore del prodotto. Ma va testata con molta disciplina, perché più riduci la pianificazione, più devi essere forte su fiducia, posizione, tempistiche e chiarezza del punto di incontro.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Quanto conta il tema della fiducia?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Conta più della tecnologia. Senza fiducia, Wayli non esiste. Per questo abbiamo progettato un protocollo operativo: profilo con foto, numero verificato, badge studente, informazioni auto, targa mascherata, codice di conferma, stato “sono qui” e chiamata come fallback. L’obiettivo è evitare che tutto finisca in una chat caotica.<br />Il prodotto deve dire alle persone cosa fare: dove andare, chi aspettare, come riconoscersi, quando partire. La fiducia non è una funzione accessoria. È l’infrastruttura del servizio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Come si inserisce Wayli nei temi ESG e mobilità sostenibile?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">In modo pragmatico. Non vogliamo usare la sostenibilità come slogan. Il punto è semplice: se un’auto percorre già una tratta con posti liberi, quei posti sono capacità inutilizzata. Se riusciamo a far salire una persona che va nella stessa direzione, senza generare un nuovo viaggio, miglioriamo l’efficienza del sistema. Questo può ridurre costi individuali, tempi morti e pressione su alcune fasce del trasporto pubblico. Per istituzioni, università e territori, Wayli può diventare uno strumento leggero per osservare e migliorare alcuni flussi reali di mobilità.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Le istituzioni sono pronte a un modello di questo tipo? </strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Non sempre, e sarebbe ingenuo aspettarsi il contrario. La mobilità è un settore sensibile: ci sono temi di sicurezza, responsabilità, assicurazione, regolazione e percezione pubblica. Per questo Wayli non deve presentarsi come “l’app che risolve tutto”. Deve presentarsi come un progetto pilota misurabile. Una sperimentazione limitata per tratta, orario e comunità, con indicatori chiari: utenti registrati, driver attivi, richieste, match completati, cancellazioni, no-show, problemi segnalati e feedback. Alle istituzioni non chiediamo fiducia cieca. Chiediamo la possibilità di testare in modo serio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Wayli vuole sostituire il trasporto pubblico? </strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">No. E sarebbe un errore politico e strategico anche solo comunicarlo. Il trasporto pubblico resta centrale. Wayli può essere un livello complementare, utile soprattutto dove ci sono orari scoperti, rientri difficili, tratte affollate o territori in cui la domanda è troppo frammentata per essere servita bene da linee rigide. Il nostro obiettivo è integrare, non sostituire.Come evitate che venga percepito come un servizio taxi non autorizzato? Con una regola chiara: Wayli deve rimanere nella logica della condivisione di tragitti già previsti. Il guidatore non si mette a disposizione come professionista e non crea una corsa su richiesta. Sta già andando in una direzione e condivide il tragitto con chi è compatibile, dividendo eventualmente i costi. Questa distinzione deve stare dentro il prodotto, nei testi, nelle regole e nel modello economico. Prima di scalare sarà necessario un confronto legale e istituzionale serio. Fingere che questo tema non esista sarebbe irresponsabile.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Qual è il modello economico? </strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">In questa fase non partiamo dal modello economico, ma dalla validazione del comportamento. Prima dobbiamo dimostrare che i driver pubblicano davvero disponibilità, che i passeggeri cercano davvero passaggi, che i match vengono completati e che le persone tornano a usare il servizio. Solo dopo ha senso ragionare su monetizzazione. Le strade possibili possono includere accordi con università, comuni, aziende, enti territoriali o modelli leggeri collegati al contributo spese. Ma prima servono dati reali. Senza densità e retention, qualsiasi modello economico è solo teoria.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Quale potrebbe essere la prima sperimentazione?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">La sperimentazione più sensata è una tratta singola, con orari precisi e una comunità definita. Per esempio, una tratta universitaria come UNISA → Salerno in una fascia di rientro pomeridiana. Non vogliamo partire con dieci tratte. Sarebbe dispersivo. Il primo test deve misurare poche cose fondamentali: quante persone si iscrivono, quanti guidatori pubblicano disponibilità, quante richieste arrivano, quanti match vengono completati, quanti problemi emergono e quanti utenti vorrebbero riutilizzare il servizio.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Cosa chiedete a istituzioni e partner territoriali? </strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Non chiediamo di approvare un’idea sulla fiducia. Chiediamo di collaborare a una sperimentazione controllata. I partner possono aiutare in tre modi: accesso ai canali verso gli studenti, individuazione delle tratte più critiche e supporto nel disegnare regole operative chiare. Il partner utile non è quello che mette solo il logo. È quello che aiuta a testare bene.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Cosa chiedete agli studenti?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Agli studenti chiediamo una cosa molto concreta: partecipare al test con comportamenti reali. A chi guida chiediamo di segnalare disponibilità quando sta già andando verso una tratta attiva. A chi cerca passaggi chiediamo di usare il sistema quando ha davvero bisogno di muoversi. Non ci interessano complimenti o “bella idea”. Ci interessa capire se le persone lo usano davvero. Il mercato non si misura con gli applausi. Si misura con l’utilizzo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Quali sono i rischi principali?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il rischio principale è la densità. Se non ci sono abbastanza driver e passeggeri nello stesso momento e sulla stessa tratta, il sistema non funziona. Il secondo rischio è la fiducia. Anche con un buon matching, le persone devono sentirsi sicure. Il terzo rischio è operativo: persone che non si trovano, ritardi, cancellazioni, punti poco chiari. Il quarto rischio è regolatorio: bisogna mantenere con chiarezza il modello nella condivisione di tragitti già previsti, non nel trasporto professionale. Questi rischi non vanno nascosti. Vanno governati con un pilota limitato e misurabile.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Perché un investitore dovrebbe osservare Wayli?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Perché, se validato, Wayli affronta un problema strutturale: l’inefficienza della mobilità quotidiana su tratte ripetitive. Il potenziale non è “fare un’altra app di carpooling”. Il potenziale è costruire un modello replicabile su comunità dense: università, poli industriali, ospedali, distretti aziendali, aree interne. Ma un investitore serio dovrebbe guardare i dati, non la narrativa. Densità, retention, fiducia e frequenza d’uso saranno le vere prove.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Cosa rende Wayli interessante per un’università?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Una mobilità più accessibile incide sulla qualità dell’esperienza universitaria. Uno studente che perde ore tra attese e collegamenti difficili vive peggio il campus, arriva più stressato, rientra con più fatica e percepisce il territorio come meno accessibile. Wayli può diventare uno strumento sperimentale per osservare e migliorare alcune dinamiche di mobilità studentesca, senza pretendere di sostituire le infrastrutture esistenti.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Come immaginate il futuro del progetto?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il futuro non è aprire subito ovunque. Il futuro è validare una tratta, poi replicare il modello. Prima una direttrice universitaria, poi più fasce orarie, poi altre tratte, poi altri campus o comunità simili. La scalabilità non si dichiara. Si guadagna con dati, utilizzo reale e disciplina operativa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Qual è il prossimo passo?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il prossimo passo è un test controllato. Prima testeremo il prototipo con studenti reali per capire se il flusso è comprensibile. Poi raccoglieremo adesioni da driver e passeggeri su una tratta pilota. Successivamente avvieremo una sperimentazione limitata, misurando tutto. L’obiettivo non è fare rumore. È ottenere evidenza.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>State cercando partner?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Sì, ma non partner di facciata. Cerchiamo realtà universitarie, associazioni studentesche, enti locali, community territoriali e soggetti interessati a una mobilità condivisa concreta. Un incubatore o un partner istituzionale ha valore se porta metodo, accesso al territorio e capacità di testare. Non ci interessa l’etichetta. Ci interessa validare il modello.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><strong>Che messaggio vuoi lasciare a istituzioni, studenti e investitori?</strong></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Alle istituzioni direi: valutate Wayli come un esperimento misurabile, non come una promessa. Agli studenti direi: se vivete ogni giorno il problema degli spostamenti, aiutateci a capire se questa soluzione può funzionare davvero. Agli investitori direi: non guardate solo l’app. Guardate il comportamento. Se le persone iniziano a condividere tragitti già esistenti in modo ripetibile, lì nasce il valore. Wayli si propone come progetto pilota di mobilità condivisa con un obiettivo chiaro: verificare se, partendo da tratte universitarie ad alta domanda, sia possibile trasformare i posti liberi nelle auto in una rete spontanea, sicura e misurabile di passaggi tra studenti. La sfida non è solo tecnologica, ma culturale, territoriale e istituzionale. Per questo il progetto punta a partire in piccolo, misurare tutto e crescere solo dove il modello dimostra di funzionare.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Grazie Gianluca.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Grazie a Voi.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-349315 alignleft" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-600x338.png" alt="" width="600" height="338" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-600x338.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-768x432.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image-1536x864.png 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/image.png 1672w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/wayli-il-passaggio-al-volo-tra-studenti-soluzioni-di-mobilita/">Wayli, il passaggio al volo tra studenti. Soluzioni di mobilità.</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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		<title>Sentenza Softlab: il paradosso tra polizze vita e licenziamenti</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/sentenza-softlab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Dello Iacovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[#Assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[#ConfindustriaCaserta]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1670" height="942" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab.jpg 1670w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-600x338.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-768x433.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-1536x866.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1670px) 100vw, 1670px" /></div>
<p>CASERTA- Mentre l&#8217;ingresso di Corso Trieste è ormai un lontano ricordo per gli oltre duecento lavoratori transitati dal 2018 da Jabil a Softlab S.p.A., lasciandosi alle spalle il silenzio di una produzione mai partita, una sentenza del Tribunale di Roma mette il sigillo su una delle vicende più controverse della reindustrializzazione campana. Giovanni Casto, l&#8217;uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1670" height="942" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab.jpg 1670w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-600x338.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-768x433.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Sentenza-Softlab-1536x866.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1670px) 100vw, 1670px" /></div><p align="JUSTIFY"><strong>CASERTA-</strong> Mentre l&#8217;ingresso di Corso Trieste è ormai un lontano ricordo per gli oltre duecento lavoratori transitati dal 2018 da <strong>Jabil</strong> a <b>Softlab S.p.A.</b>, lasciandosi alle spalle il silenzio di una produzione mai partita, una sentenza del Tribunale di Roma mette il sigillo su una delle vicende più controverse della reindustrializzazione campana. <strong>Giovanni Casto</strong>, l&#8217;uomo al vertice del Gruppo Softlab, è stato assolto dall&#8217;accusa di malversazione e autoriciclaggio. Per la legge, &#8220;il fatto non sussiste&#8221;. Per il territorio, il danno è totale.</p>
<hr />
<p><strong>IL TECNICISMO CHE BATTE LA REALTÀ</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il processo si è concentrato su un frammento minuscolo di una galassia ben più ampia: 500.000 euro sottratti ai <strong>12 milioni</strong> di finanziamento pubblico erogati da<strong> Invitalia</strong> per l&#8217;emergenza Covid e &#8220;parcheggiati&#8221; in una polizza vita Genertellife. Per la Procura, quella era distrazione di fondi pubblici vincolati. Per il Giudice <strong>Chiara Miraglia</strong>, una mossa di &#8220;prudenza aziendale&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">La motivazione è un paradosso: la polizza serviva a proteggere i fondi da eventuali pignoramenti. In pratica, l&#8217;azienda ha messo al sicuro i soldi dello Stato per evitare che i creditori — tra cui gli stessi lavoratori che reclamavano stipendi e contributi — potessero toccarli.</p>
<hr />
<blockquote><p><strong>IL GIOCO DELLE SCADENZE</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Perché Casto è stato assolto? A causa del calendario. Il contratto con Invitalia fissava al 31 dicembre 2024 il termine per completare il piano industriale. Poiché l&#8217;indagine è partita prima di quella data, il tribunale ha stabilito che non si potesse ancora parlare di reato: sulla carta, c&#8217;era ancora tempo per riscattare la polizza e investire i fondi.</p>
<p align="JUSTIFY">Peccato che, mentre gli avvocati discutevano di termini contrattuali, la realtà corresse più veloce: la produzione a Maddaloni non è mai decollata, i lavoratori sono finiti in un limbo di cassa integrazione perpetua e il licenziamento collettivo è arrivato nell&#8217;ottobre 2025. Nessun piano da completare. Nessun posto dove investire niente.</p>
</blockquote>
<hr />
<p><strong>30 MILIONI DI EURO, ZERO POSTI DI LAVORO</strong></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;inchiesta deve guardare oltre la polizza. Il Gruppo Softlab ha gestito una dote economica colossale: 18 milioni versati da Jabil per la ricollocazione dei dipendenti, più 12 milioni di fondi pubblici GID. Trenta milioni che avrebbero dovuto creare un polo d&#8217;eccellenza ICT nel casertano.</p>
<p align="JUSTIFY">Invece l&#8217;esposto presentato dall&#8217;avvocato <strong>Nello Sgambato</strong> alle Procure della Repubblica di Roma, Milano e Santa Maria C.V, per conto dei lavoratori racconta un&#8217;altra storia: stipendi arretrati per sei mesi, TFR non versati, contributi INPS e fondi di previdenza volatilizzati. E una strategia aziendale che — citando il bilancio 2021 firmato dallo stesso Casto — puntava a <em>&#8220;sostituire debito a breve con indebitamento a lungo termine a condizioni favorevoli&#8221;</em>. Traduzione: usare i soldi pubblici per tappare i buchi vecchi, non per creare lavoro nuovo.</p>
<hr />
<p><strong>LE OMBRE DEL SISTEMA</strong></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;esposto dei lavoratori puntava il dito contro l&#8217;intero organigramma, ipotizzando un&#8217;associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Eppure il processo di Roma ha ridotto il dramma di centinaia di famiglie a una disputa tecnica su un prodotto finanziario. Rimane il sospetto che la giustizia abbia guardato il dito — la polizza — mentre la luna, il fallimento del piano industriale, stava già crollando.</p>
<hr />
<p><strong>UN EPILOGO SCRITTO</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Con l&#8217;assoluzione in mano, la dirigenza può dirsi penalmente &#8220;pulita&#8221;. E ci prova anche a cancellare le tracce: lo scorso 7 aprile,<b> Softlab Tech, </b>nel frattempo scorporata dall&#8217;originaria<b> Softlab S.p.A.,</b> ha cambiato denominazione in <b>INSED TECH</b> — come se un nuovo nome potesse seppellire cinque anni di vertenza sindacale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma una domanda resta inevitabile: se quei 500.000 euro erano &#8220;accantonati&#8221; per essere investiti nel secondo anno del piano, come sostiene la difesa, perché quel piano si è chiuso con 146 licenziamenti e un sito industriale fantasma?</p>
<p align="JUSTIFY">La risposta è nei numeri. Sono 119 i lavoratori rimasti — dei 230 che cinque anni fa erano entrati in Softlab Tech con la promessa di un futuro — ad attendere ancora una ricollocazione in <b>Seri Industrial</b>. Una soluzione parziale, non un risarcimento. Lo Stato ha erogato i fondi. Lo Stato ha assolto chi li ha gestiti. I lavoratori — quelli a cui quei soldi erano realmente destinati — sono gli unici ad aver pagato: anni di cassa integrazione, salari incerti, contributi mancanti, incertezza permanente.</p>
<p align="JUSTIFY">Softlab Tech è il ritratto di un sistema in cui il tecnicismo legale rende invisibile il disastro sociale. <b>La sentenza n. 211/2026</b> chiude un processo. Non chiude una storia.</p>
<p align="JUSTIFY">Per <a href="https://www.belvederenews.net/l-accordo-per-i-143-lavoratori-ex-jabil-arriva-solo-allo-scadere-degli-ammortizzatori-sociali/">Approfondimenti </a></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Hearth S.r.l. Società Benefit si racconta.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/hearth-s-r-l-societa-benefit-si-racconta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 15:19:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[BES ed ESG]]></category>
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		<category><![CDATA[Incubatore6]]></category>
		<category><![CDATA[QR]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2078" height="1116" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30.png 2078w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-600x322.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-768x412.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-1536x825.png 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-2048x1100.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 2078px) 100vw, 2078px" /></div>
<p>Per BelvedereNews abbiamo intervistato Massimiliano Imbimbo di Hearth. Nella discussione è emersa la grande capacità di rigenerazione sociale della SRL e l&#8217;impegno nel catalizzare i processi di innovazione. 1) Parlaci di Hearth. Hearth è una Società Benefit nata per risolvere un problema molto concreto: i territori hanno contenuti ovunque, ma raramente hanno un sistema. Foto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2078" height="1116" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30.png 2078w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-600x322.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-768x412.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-1536x825.png 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-10-alle-16.52.30-2048x1100.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 2078px) 100vw, 2078px" /></div><p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Per BelvedereNews abbiamo intervistato <a href="https://www.facebook.com/massimiliano.imbimbo">Massimiliano Imbimbo</a> di </span></span><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Hearth. Nella discussione è emersa la grande capacità di rigenerazione sociale della SRL e l&#8217;impegno nel catalizzare i processi di innovazione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>1) Parlaci di Hearth.</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Hearth è una Società Benefit nata per risolvere un problema molto concreto: i territori hanno contenuti ovunque, ma raramente hanno un sistema. Foto, video, racconti, eventi, prodotti tipici, attività locali e memorie di comunità esistono già, ma sono dispersi tra social, vecchi siti, materiali delle Pro Loco, chat, cartelle e iniziative isolate. <a href="https://www.facebook.com/Hearth.Culture">Hearth</a> prende questo patrimonio e lo trasforma in una base digitale viva: contenuti prodotti sul campo, organizzati in schede, guide, mappe, QR, portali e strumenti riutilizzabili da Comuni, operatori e partner. Non siamo una semplice agenzia di comunicazione: costruiamo infrastruttura leggera per rendere un territorio leggibile, raccontabile e attivabile.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>2) Qual è la vostra mission?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>La nostra missione è dare ai territori una memoria digitale ordinata, aggiornata e utile. Vogliamo evitare che ogni progetto turistico, culturale o promozionale riparta sempre da zero. Un Comune non dovrebbe ricostruire ogni volta testi, foto, schede, itinerari e materiali per bandi o portali; dovrebbe avere una base stabile da cui partire. Hearth lavora per questo: mappare luoghi, persone, prodotti ed eventi; produrre contenuti autentici; organizzarli in una piattaforma; renderli utilizzabili nel tempo. Il risultato non è solo maggiore visibilità: è maggiore capacità di valorizzare.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>3) È interessante l’operazione di “evangelizzazione” rispetto al cambio di rotta sui criteri ESG. Hearth prosegue la sua inversione di tendenza nell’instillare consapevolezza nell’operato quotidiano aziendale rispetto al contesto territoriale. È un’operazione che avviene con facilità oppure riscontrate molta resistenza al cambiamento?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>La resistenza c’è, ma spesso non nasce da mancanza di sensibilità. Nasce da abitudine. Per anni la valorizzazione territoriale è stata trattata come una somma di campagne: un evento, un post, una brochure, un video, un sito rifatto ogni tanto. Il cambio vero è far capire che il territorio non va solo comunicato, va strutturato. In ottica ESG questo è centrale: un’impresa, un operatore turistico o un ente non genera valore solo quando promuove sé stesso, ma quando contribuisce a rendere più leggibile il contesto in cui opera. Quando spieghiamo che ogni contenuto può diventare patrimonio condiviso — utile al Comune, agli operatori, ai cittadini, ai visitatori e ai progetti futuri — la resistenza si abbassa. Il punto non è chiedere più impegno: è mostrare che l’impegno può diventare un asset duraturo.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>4) Oltre agli interventi in ambito privato siete chiamati anche a lavorare in contesti strategico-politici. Come vi ponete in questo ambito?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Con un approccio tecnico, non ideologico. Lavorare con Comuni, enti territoriali, GAL, operatori e amministrazioni significa prima di tutto ascoltare, ordinare e trasformare patrimoni spesso frammentati in strumenti utilizzabili. Noi non sostituiamo la visione politica di un territorio e non imponiamo una narrazione dall’esterno. Costruiamo una base: luoghi mappati, persone raccontate, prodotti resi visibili, eventi organizzati, QR attivabili, guide e materiali pronti. Poi questa base può sostenere politiche turistiche, culturali, commerciali e di sviluppo locale. In questo senso Hearth è un abilitatore: mette ordine dove oggi spesso c’è dispersione.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>5) È davvero una missione importante quella di Hearth, che ricopre una posizione importante nei confronti di un futuro migliore?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Sì, se togliamo retorica alla parola “futuro”. Il futuro dei territori non si costruisce solo con grandi opere o campagne occasionali. Si costruisce anche con strumenti semplici, continui e ben mantenuti: una scheda aggiornata, un QR che porta a contenuti veri, una guida digitale che racconta non solo monumenti ma persone, mestieri, prodotti, stagioni. Nei borghi, nelle aree interne e anche nelle città d’arte, il rischio non è solo perdere visitatori: è perdere memoria organizzata. Hearth lavora su questo punto. Rendere un territorio leggibile significa renderlo più forte, più accessibile e più capace di generare economie locali.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>7) Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Come lo immaginate come momento storico?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Siamo in un momento in cui i territori non possono più permettersi contenuti dispersi. La competizione turistica è cresciuta, i visitatori cercano esperienze autentiche, gli operatori hanno bisogno di visibilità qualificata e i Comuni devono avere materiali pronti per portali, bandi, accoglienza e promozione. Il futuro non sarà fatto solo da grandi destinazioni, ma da territori capaci di organizzare la propria identità in modo accessibile e aggiornabile. Immaginiamo una valorizzazione più continua, meno episodica: non il video bello che dura una settimana, ma una base digitale che resta, cresce e viene riutilizzata.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>8) Strategicamente come affronterete le nuove scommesse progettuali?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Con un modello chiaro: attivazione iniziale e aggiornamento nel tempo. Prima costruiamo il nucleo digitale del territorio: mappatura, contenuti, schede, archivio, prima pubblicazione. Poi lo manteniamo vivo: nuove uscite, aggiornamenti, eventi, operatori, materiali e strumenti da riutilizzare. La nostra sfida strategica è scalare questo metodo su territori diversi — isole, borghi, aree interne, città d’arte — senza perdere autenticità. Per farlo lavoriamo su tre leve: una rete di fotografi ed esploratori locali, una piattaforma digitale che organizza i contenuti, e partnership con Comuni, enti e operatori turistici.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>9) Fate parte del “vivaio” Incubatore6? Qual è il vostro rapporto professionale?</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><i>Il rapporto con <a href="https://www.facebook.com/SEIVentures">Incubatore6</a> è importante perché ci colloca dentro un ecosistema che lavora sullo sviluppo d’impresa e sul rilancio dei territori, in particolare delle aree interne. Per Hearth questo non è un dettaglio: significa confrontarsi con progettualità reali, bisogni pubblici, imprese locali, amministrazioni e percorsi di crescita. Incubatore6 rappresenta un contesto utile per trasformare l’idea in modello operativo, e il modello operativo in progetti concreti. La nostra ambizione è portare nei territori strumenti che restano: non solo comunicazione, ma capacità organizzata di valorizzare.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0b0b0b"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><b>Grazie Hearth.</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #2d2d2d"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Grazie a voi.</span></span></span></p>
<div style="width: 752px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-349176-1" width="752" height="464" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/VIDEO-2026-05-08-15-44-00.mp4?_=1" /><a href="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/VIDEO-2026-05-08-15-44-00.mp4">https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/VIDEO-2026-05-08-15-44-00.mp4</a></video></div>
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		<title>HANDLAB un laboratorio al servizio del Made in Italy</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/handlab-un-laboratorio-al-servizio-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1438" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-600x337.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-768x431.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-1536x863.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-2048x1151.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
<p>Per BelvedereNews abbiamo intervistato Jacopo Elefante.  1) Parlaci un po&#8217; di te Jacopo Elefante. Sono classe ’90 e credo di aver incontrato la creatività molto prima di riuscire a darle un nome. Sono cresciuto dentro l’arte: mio padre è un pittore e, fin da bambino, la pittura e il disegno sono stati parte del mio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1438" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-scaled.jpg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-600x337.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-768x431.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-1536x863.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/86855b2b-d530-43a5-9dad-e36c67d91f31-2048x1151.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Per BelvedereNews abbiamo intervistato Jacopo Elefante. </span></em></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">1) Parlaci un po&#8217; di te Jacopo Elefante.</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Sono classe ’90 e credo di aver incontrato la creatività molto prima di riuscire a darle un nome. Sono cresciuto dentro l’arte: mio padre è un pittore e, fin da bambino, la pittura e il disegno sono stati parte del mio quotidiano. Li ho scoperti a pochi anni, quasi come un linguaggio naturale, qualcosa che non aveva bisogno di spiegazioni. Prima ancora di capire cosa fosse il design, avevo già capito che esisteva un modo diverso di guardare le cose, di interpretarle e di trasformarle.</span></span></em></p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-349017 alignleft" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/b55aa143-261f-4fa7-af15-fd1d2b00e072-503x600.jpg" alt="" width="367" height="438" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/b55aa143-261f-4fa7-af15-fd1d2b00e072-503x600.jpg 503w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/b55aa143-261f-4fa7-af15-fd1d2b00e072-768x917.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/b55aa143-261f-4fa7-af15-fd1d2b00e072-1286x1536.jpg 1286w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/b55aa143-261f-4fa7-af15-fd1d2b00e072.jpg 1320w" sizes="auto, (max-width: 367px) 100vw, 367px" /></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Accanto a questo, ho sempre avuto anche un amore profondo per la matematica e per l’astronomia: mondi apparentemente lontani dalla creatività, ma che in realtà mi hanno insegnato a osservare, a cercare connessioni, a dare un ordine alle idee e a guardare tutto da una prospettiva più ampia. Credo che la matematica sia una disciplina che contiene una grande creatività, perché dietro le formule, i numeri e le strutture esiste sempre un modo di immaginare il mondo, di leggerlo e, in qualche modo, di reinventarlo. Il design, però, è sempre stato ciò che mi ha dato la spinta più forte. Da ragazzo sognavo di diventare designer, anche se credo di aver sempre cercato una strada tutta mia. Forse la sto cercando ancora oggi, ed è proprio per questo che continuo a sentirmi attratto da ciò che non conosco, da tutto quello che mi mette nella condizione di imparare, cambiare punto di vista e rimettermi in discussione. Il Graphic Design è stato il mio primo vero incontro con il lavoro, dopo il percorso di laurea all’Accademia di Belle Arti. Ho iniziato nelle aziende di abbigliamento, prima negli uffici stile e poi nei dipartimenti marketing. In seguito ho lavorato come grafico pubblicitario in diverse agenzie, fino ad arrivare, nel 2014, ad avviare la mia agenzia di comunicazione insieme ai miei soci. Avevo 24 anni e tanta voglia di costruire qualcosa che mi somigliasse. In tutto il mio percorso ho sempre cercato ciò che mi faceva stare bene. Ho sempre vissuto il lavoro anche come un gioco: qualcosa che richiede impegno, responsabilità e visione, ma che deve conservare una parte di entusiasmo, di leggerezza, di scoperta. Fino ad oggi posso dire di essermi divertito nel farlo, e credo sia una grande fortuna. Da poco ho intrapreso anche un nuovo percorso: insegno all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel corso di Fashion Design. È un’esperienza che sento molto preziosa, perché mi permette di restituire qualcosa del mio percorso, ma anche di continuare a imparare attraverso lo sguardo dei ragazzi, le loro domande, la loro energia e il loro modo diverso di immaginare il futuro.</span></em></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">2) Come nasce il tuo rapporto con il design?</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il mio rapporto con il design nasce, prima di tutto, dalla curiosità. Da bambino ero ossessionato dagli oggetti: volevo capire come fossero fatti, da dove nascessero, cosa ci fosse dietro la loro forma e soprattutto come funzionassero. Questa curiosità, a volte, diventava quasi incontrollabile. Aprivo i giocattoli, li smontavo, cercavo di entrare dentro le cose per capirle davvero. Una volta, mentre i miei genitori erano usciti e io ero a casa con mio fratello, arrivai perfino ad aprire la televisione. Al loro ritorno la trovarono smontata. A pensarci oggi sembra assurdo, ma per me era semplicemente il modo più diretto per rispondere a una domanda: “cosa c’è dentro?”. Crescendo, quella curiosità si è spostata dagli oggetti alle aziende. Da adolescente ho iniziato a interessarmi a come funzionassero i brand, a come nascessero i prodotti, a quali processi ci fossero dietro una scelta, una forma, un’esperienza. Questo percorso mi ha accompagnato fino alla tesi di laurea, che ho dedicato al concept store di Apple e a come quel modello avesse cambiato l’approccio alla vendita, trasformando il rapporto tra consumatore e prodotto. In quel momento ho capito una cosa che per me è ancora fondamentale: il design non riguarda solo l’estetica di un prodotto, ma il modo in cui quel prodotto funziona, comunica, viene vissuto. Il design può orientare le scelte, modificare il modo in cui ci avviciniamo a qualcosa, creare una relazione tra le persone e ciò che hanno davanti. Da lì la mia attenzione si è spostata sempre di più verso la comunicazione, la pubblicità e il graphic design. Ho iniziato a vedere il design non soltanto come forma, ma come linguaggio: uno strumento capace di costruire significato, generare desiderio e cambiare la percezione delle cose.</span></span></em></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">3) Come nasce HANDLAB AGENCY?</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Oggi, quando ripenso a tutto quello che c’è dietro <a href="https://www.facebook.com/handlabagency">HANDLAB</a>, la prima cosa che mi viene da dire è che non è stato facile. Ma è stato, ed è ancora, qualcosa di incredibile. HANDLAB nasce da un sogno condiviso, mio e di Cristiana, con l’aiuto di Francesco, i miei soci. A un certo punto abbiamo deciso di lasciarci tutto alle spalle e provare a costruire qualcosa chef osse davvero nostro: non solo un’agenzia, ma un modo di intendere il lavoro, la creatività e la comunicazione. Siamo partiti da una piccola scrivania. All’inizio ci occupavamo soprattutto di piccole campagne pubblicitarie per brand di abbigliamento, un settore che conoscevamo bene e che ci ha permesso di mettere insieme visione creativa, sensibilità estetica e concretezza. Poi, passo dopo passo, i servizi si sono ampliati: produzioni foto e video, web design, grafica pubblicitaria, strategie marketing, social media marketing, branding, content creation, campagne ADV, direzione creativa, consulenza strategica e progetti digitali più complessi. La cosa bella è che HANDLAB è cresciuta insieme a noi. Ogni progetto, ogni cliente, ogni errore e ogni intuizione hanno contribuito a darle una forma più precisa. Oggi facciamo parte di un gruppo più grande che lavora in tre ambiti principali della comunicazione: agenzia pubblicitaria, digital marketing e media. Anche il team è cresciuto molto: abbiamo una squadra interna di oltre 15 persone e, considerando freelance e collaboratori esterni, lavoriamo con una rete molto più ampia di professionisti. Seguiamo brand nazionali e internazionali, e questa è una delle cose che mi rende più orgoglioso. Penso, ad esempio, ad aziende con sede in Inghilterra che hanno scelto un’agenzia di Napoli per gestire la loro comunicazione in Europa. Per me questo ha un valore enorme, perché dimostra che la qualità, la visione e la capacità di costruire relazioni solide possono superare qualsiasi confine geografico. Oggi HANDLAB continua a evolversi. Il nostro obiettivo è crescere ancora, espanderci, ma senza perde re l’identità con cui siamo nati. Stiamo integrando sempre di più le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, sia nei processi strategici sia nella generazione di immagini, video e contenuti. Credo che il futuro della comunicazione sarà sempre più ibrido: fatto di creatività umana, visione, dati, tecnologia e capacità di interpretare il cambiamento. Per me HANDLAB resta questo: una piccola grande avventura nata da una scrivania, diventata nel tempo una squadra, un progetto, una casa creativa. E forse la parte più bella è sapere che abbiamo ancora tantissimo da costruire.</span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">4) In che modo l’intelligenza artificiale sta trasformando il tuo lavoro e, più in generale, il settore della comunicazione e della creatività?</span></span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">L’intelligenza artificiale sta avendo un impatto enorme sul nostro lavoro, e credo che siamo solo all’inizio di questo cambiamento. È qualcosa che, inevitabilmente, sta riscrivendo le regole del settore, ma non nel senso di sostituire la creatività: piuttosto nel modo in cui la esprimiamo e la sviluppiamo. Nel nostro lavoro l’abbiamo vissuta prima come una curiosità, poi come uno strumento, e oggi sempre di più come una vera e propria alleata. Ci permette di velocizzare processi che prima richiedevano molto tempo, di esplorare più direzioni creative in meno tempo, di testare, sbagliare e migliorare con una rapidità che fino a qualche anno fa era impensabile. Allo stesso tempo, però, credo che abbia reso ancora più centrale il ruolo umano. Perché se è vero che oggi tutti hanno accesso agli stessi strumenti, la differenza non la fa più solo “saper fare”, ma saper pensare. Avere visione, gusto, capacità di interpretare unbrand, di costruire una strategia, di dare un senso a quello che si crea. In HANDLAB stiamo integrando sempre di più queste tecnologie, sia nella parte strategica che in quella produttiva, soprattutto nella generazione di immagini e video. Abbiamo anche sviluppato un nostro tool proprietario che integra oltre 18 sistemi di intelligenza artificiale diversi, con l’obiettivo di rendere questi processi più strutturati, veloci e consapevoli. Allo stesso tempo, credo che oggi la formazione abbia un ruolo fondamentale. I giovani devono essere messi fin da subito nelle condizioni di conoscere questi strumenti, capire come usarli davvero e come integrarli alle proprie capacità. Il futuro che vivranno sarà sempre più orientato verso un mondo fatto di macchine: per questo è importante che l’uomo resti protagonista, imparando a conoscerle e dominarle, senza fars i dominare. Credo che il futuro della comunicazione sarà proprio questo equilibrio: tra creatività e tecnologia, tra intuizione e dato, tra velocità e profondità. E per chi fa questo lavoro, è una sfida enorme, ma anche un’opportunità incredibile.</span></span></em></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">5) Che consiglio daresti a un ragazzo che oggi vuole entrare in questo settore?</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><br /></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il primo consiglio che darei è di non avere fretta di arrivare, ma di avere molta fame di capire. Questo è un settore in cui le cose cambiano continuamente, quindi più che inseguire una posizione, ha senso costruire una mentalità aperta, curiosa, pronta a evolversi. Direi anche di non fermarsi alla superficie. Oggi è facile imparare a usare uno strumento, ma la vera differenza la fa la capacità di pensare: capire perché si fanno certe scelte, come funziona un brand, cosa c’è dietro una campagna, quale logica guida una strategia. Il “come” è importante, ma il “perché” lo è molto di più. Un altro aspetto fondamentale è sperimentare. Provare, sbagliare, rifare. Non aspettare il progetto perfetto o il cliente giusto per iniziare. Anche i progetti personali hanno un valore enorme, perché sono quelli in cui costruisci davvero il tuo linguaggio. Questo è un percorso fatto di tempo, relazioni, fiducia. Non succede tutto subito, ma se costruisci qualcosa di autentico, prima o poi trova il suo spazio. Una grande volontà viene prima di un grande talento. E forse la cosa più importante: scegli questo lavoro solo se ti diverte davvero. Perché è un lavoro che richiede tanto, ma se riesci a viverlo con passione, riesce anche a restituirti molto.</span></span></em></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">6) Progetti per il futuro?</span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">In realtà non sono una persona che vive proiettata troppo nel futuro. Non ho mai avuto un approccio rigido al “progettare” ogni cosa. Mi piace vivere il lavoro e la vita per quello che mi danno, momento per momento, cercando di cogliere le opportunità e di costruire strada facendo. Allo stesso tempo, però, ho una grande curiosità verso quello che verrà. Mi affascina capire come cambieranno le dinamiche, come evolverà il nostro settore, quali saranno i nuovi linguaggi, i nuovi strumenti, i nuovi modi di comunicare. Più che avere un piano preciso, ho una forte voglia di vedere il futuro arrivare. Di esserci dentro, di capirlo, di interpretarlo. Non vedo l’ora.</span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Grazie Jacopo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Grazie a Voi.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-349015 alignleft" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/f2d9f59f-19ac-4336-ba90-93e8cb70ee22-600x335.jpg" alt="" width="616" height="344" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/f2d9f59f-19ac-4336-ba90-93e8cb70ee22-600x335.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/f2d9f59f-19ac-4336-ba90-93e8cb70ee22-768x429.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/f2d9f59f-19ac-4336-ba90-93e8cb70ee22-1536x857.jpg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/f2d9f59f-19ac-4336-ba90-93e8cb70ee22-2048x1143.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px" /></p>
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		<item>
		<title>YSM Your Sustainable Management. Una start-up innovativa che &#8220;guarda&#8221; al futuro.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/ysm-your-sustainable-management-una-start-up-innovativa-che-guarda-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:16:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[YSM]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1520" height="582" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11.png 1520w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11-600x230.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11-768x294.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1520px) 100vw, 1520px" /></div>
<p>Per BelvedereNews abbiamo intervistato YSM. Ci hanno parlato dell&#8217;impegno per lo Sviluppo Sostenibile e di come si estroflette il loro lavoro sulle aziende, le PA e i territori. Un’ampia riflessione sugli aspetti normativi, economici e sociali riferiti al settore. Uno sguardo all’emersione della capacità dell’azienda nel guidare il cambiamento. 1) Parlaci di Your Sustainable Manager/Management? [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/ysm-your-sustainable-management-una-start-up-innovativa-che-guarda-al-futuro/">YSM Your Sustainable Management. Una start-up innovativa che &#8220;guarda&#8221; al futuro.</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1520" height="582" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11.png 1520w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11-600x230.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-08-alle-11.20.11-768x294.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1520px) 100vw, 1520px" /></div>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Per BelvedereNews abbiamo intervistato </span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">YSM.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"> Ci hanno parlato dell&#8217;impegno per lo </span><span style="font-family: Times New Roman, serif"><b>Sviluppo Sostenibile</b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif"> e di come si estroflette il loro lavoro sulle aziende, le PA e i territori. Un’ampia riflessione sugli aspetti normativi, economici e sociali riferiti al settore. Uno sguardo all’emersione della capacità dell’azienda nel guidare il cambiamento.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">1) Parlaci di Your Sustainable Manager/Management?</span></strong></p>
<p><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">YSM vuole essere una comunità lavorativa, in cui le persone si sentono parte integrante del tutto e hanno il piacere di contribuire a realizzare un mondo diverso. Siamo innovativi. Il fractionary management è lo stile con cui proponiamo le nostre consulenze, essere manager è avere capacità di leadership, di organizzazione, di fare network e non quella di lavorare più tempo degli altri. Manager è essere anche genitori, figli, amici, avere delle passioni. Le aziende che scelgono questi manager hanno diversi vantaggi. Hanno nel loro organico una persona di fiducia che: </span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">&#8211; lavora per loro senza dover sostenere dei costi operativi proibitivi per molte PMI;</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">&#8211; vede e conosce molte realtà favorendo lo scambio di conoscenze;</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">&#8211; non risentirà di quei meccanismi politici e di favoritismo di cui molte aziende sono affette.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">2) Quale è la vostra mission?</span></strong><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /></span><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Sviluppare un network tra imprese e professionisti per far fronte alle sfide dello sviluppo sostenibile.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">3) È interessante l’operazione di “evangelizzazione” delle aziende rispetto al cambio di rotta sui criteri ESG. YSM prosegue la sua inversione di tendenza nell’instillare consapevolezza nell’operato quotidiano aziendale rispetto al contesto territoriale. È un’operazione che avviene con facilità oppure riscontrate molta resistenza al cambiamento?</span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Le difficoltà rispetto allo scenario ESG sono intrinseche nella natura stessa della materia. Quello che si vuole generare attraverso la sostenibilità è un valore di lungo periodo e come tale richiede fiducia e pazienza, elementi che sono contro-intuitivi per l’essere umano. Molti sono gli studi di economia sociale, di neuroscienze e sociologia che confermano questa tendenza giusto per citarne qualcuno: l’esperimento Marshmallow, la teoria sulla scarsità e la prospect theory. </span></em><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Fortunatamente le generazioni più giovani, ossia coloro che stanno ora entrando nel mondo del lavoro sono molto sensibili ai temi della sostenibilità e i dati raccolti negli anni sulle migliori performance ottenute da aziende che hanno condotto uno stile di governance sostenibile sono quanto ci fanno ancora credere che la CSR sia la migliore strada per una gestione d’impresa vincente.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">4) Oltre agli interventi in ambito privato siete chiamati anche a lavorare in contesti strategico politici. Come vi ponete in questo ambito? </span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Chi fa CSR sa bene che Sostenibilità e politica, anzi assetto geo-politico, sono trame della stessa tela. Quello che attuiamo anche in campo “politico” è sempre il nostro lavoro. Siamo trasparenti, in linea con i nostri valori professionali, ossia capaci di argomentare attraverso dati ed esempi le azioni e le strategie che consigliamo ai nostri clienti. Uno dei fattori che è più importante per essere un buon manager della Sostenibilità, a mio avviso, è quello di essere sempre informati e di avere una visione a 360° che ci permette di anticipare i tempi basandoci anche sulle esperienze di chi ha agito prima di noi.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">5) E’ davvero una missione importante quella di YSM che ricopre una posizione importante nei confronti un futuro migliore?</span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Pensiamo che siano importanti i valori che il nostro lavoro protegge, la natura e il mondo in cui viviamo, le persone, le aziende e i loro bisogni. Sapremo che il nostro operato è davvero importante quando saremo in grado di prescindere dall’ottica per cui ognuno di noi lavora per sé stesso ed avremo la consapevolezza che ciò che facciamo è da tutti percepito come utile alla comunità.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">7) Cosa dobbiamo aspettarci in futuro, come lo immaginate come momento storico?</span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Di certo non siamo in un momento storico semplice per la Sostenibilità, molti Paesi occidentali hanno fatto un passo indietro e vorrebbero tornare all’uso dei combustibili fossili, al solo lavoro in sede, al non rispettare gli Obiettivi dell’agenda 2030, disconoscendo i tanti progressi avvenuti in questi anni proprio grazie all’operato delle aziende, dei cittadini e dei governi che hanno scelto di mettere in campo i principi ESG. Negli anni passati abbiamo vissuto già momenti come questo, alla fine si è trattato di rallentamenti del percorso non di veri e propri freni, siamo fiduciosi per il futuro. Ribadisco abbiamo molti esempi virtuosi nel mondo di come grazie alla volontà di alcune persone si sono fatti grandi progressi.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">8) Strategicamente come affronterete le nuove scommesse progettuali? </span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Stiamo allargando il team e ampliando le caratteristiche della piattaforma software proprietaria per poter gestire e preparare la startup alla crescita.</span></em><span style="font-family: Times New Roman, serif"><br /><br /></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif">9) Fate parte del “vivaio” Incubatore6? Quale è il vostro rapporto professionale?</span></strong></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif">Da sempre c’è stata una forte sinergia tra le parti. Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze, così da definire il prodotto e, alla fine, è nata YSM. Non siamo solo parti del vivaio, siamo figli di <a href="https://sei.ventures/">Sei</a>.</span></em></p>
<p align="left"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Grazie YSM.<br />Grazie a Voi.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-349005 alignleft" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-08.31.43-600x237.png" alt="" width="600" height="237" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-08.31.43-600x237.png 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-08.31.43-768x304.png 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-08.31.43.png 1244w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Decreto Lavoro, plauso di Confcommercio al provvedimento</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/decreto-lavoro-plauso-di-confcommercio-al-provvedimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 06:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1066" height="1600" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco.jpg 1066w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-400x600.jpg 400w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-768x1153.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-1023x1536.jpg 1023w" sizes="auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px" /></div>
<p>Bene il Decreto Primo Maggio ma tempi certi affinché produca effetti concreti nel mondo del lavoro. Questa la posizione ufficiale di Confcommercio Caserta in relazione al nuovo provvedimento del Governo con il quale è stato introdotto il ‘salario giusto’ e prorogati incentivi e bonus per le assunzioni di giovani e donne e per chi opera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1066" height="1600" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco.jpg 1066w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-400x600.jpg 400w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-768x1153.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/Lucio-Sindaco-1023x1536.jpg 1023w" sizes="auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px" /></div><p>Bene il Decreto Primo Maggio ma tempi certi affinché produca effetti concreti nel mondo del lavoro. Questa la posizione ufficiale di Confcommercio Caserta in relazione al nuovo provvedimento del Governo con il quale è stato introdotto il ‘salario giusto’ e prorogati incentivi e bonus per le assunzioni di giovani e donne e per chi opera nelle aree Zes. ‘La nostra valutazione del Decreto Lavoro – spiega il presidente provinciale di Confcommercio Caserta, Lucio Sindaco – è positiva perché riconosce il ruolo centrale delle imprese sane e della legalità, considerati i pilastri dello sviluppo, con un’attenzione concreta a giovani, donne e Mezzogiorno. Gli incentivi all’occupazione, con esoneri contributivi fino al 100%, costituiscono una leva importante per stimolare nuove assunzioni e stabilizzazioni, riducendo il costo del lavoro e favorendo l’emersione di rapporti regolari. Particolarmente rilevante, anche sul piano politico, è la scelta di rafforzare il modello della contrattazione collettiva, quale strumento di garanzia del ‘salario giusto’. Il decreto valorizza infatti i contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi come riferimento per la definizione dei minimi retributivi, contrastando fenomeni di dumping contrattuale e forme distorsive della concorrenza. In questa direzione – continua il presidente Sindaco &#8211; va letta anche la logica degli incentivi alle imprese che operano nel rispetto delle regole: sostenere chi applica correttamente i contratti significa promuovere un sistema economico fondato su qualità del lavoro, equità e responsabilità sociale, evitando scorciatoie che penalizzano lavoratori e imprese virtuose. Di rilievo è inoltre l’intervento contro il caporalato digitale, che introduce obblighi stringenti per le piattaforme e rafforza le tutele dei lavoratori, riportando trasparenza e legalità in un settore in forte espansione. Importanti segnali arrivano infine anche sul fronte della conciliazione famiglia-lavoro e della previdenza, con strumenti che incentivano modelli organizzativi più sostenibili e una maggiore tutela dei percorsi di vita e lavoro’. Alla luce di tutto ciò l’Associazione di categoria chiede che si proceda in modo spedito. ‘Il tema dell’attuazione – conclude Sindaco – resta decisivo. Servono tempi certi e strumenti operativi efficaci affinché le misure producano effetti concreti. Confcommercio Caserta ribadisce il proprio impegno a collaborare con istituzioni e parti sociali per trasformare il decreto in un’opportunità reale di sviluppo, occupazione di qualità e rafforzamento della legalità economica sul territorio’.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavoro tra memoria e futuro. Successo per la prima giornata</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/lavoro-tra-memoria-e-futuro-successo-per-la-prima-giornata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 07:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1920" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-scaled.jpeg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-600x450.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-768x576.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-86x64.jpeg 86w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
<p>CONCLUSA LA PRIMA GIORNATA DEL SUMMIT ALLA REGGIA «SAN LEUCIO 250. IL LAVORO TRA MEMORIA E FUTURO» DOMANI LA SECONDA SESSIONE DI LAVORI L&#8217;eredità di un&#8217;utopia sociale si fa analisi del presente e visione di domani: nell&#8217;Archivio di Stato alla Reggia di Caserta si è conclusa nella data simbolica del Primo Maggio la prima giornata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="2560" height="1920" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-scaled.jpeg 2560w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-600x450.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-768x576.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6308-86x64.jpeg 86w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div><p>CONCLUSA LA PRIMA GIORNATA DEL SUMMIT ALLA REGGIA<br />
«SAN LEUCIO 250. IL LAVORO TRA MEMORIA E FUTURO»<br />
DOMANI LA SECONDA SESSIONE DI LAVORI</p>
<p>L&#8217;eredità di un&#8217;utopia sociale si fa analisi del presente e visione di domani: nell&#8217;Archivio di Stato alla Reggia di Caserta si è conclusa nella data simbolica del Primo Maggio la prima giornata del summit internazionale «San Leucio 250. Il lavoro tra memoria e futuro». L&#8217;iniziativa traccia un percorso di approfondimento multidisciplinare che mette a confronto le radici storiche della produzione con le dinamiche occupazionali del terzo millennio.<br />
Il tema scelto, “Il lavoro come fondamento di civiltà”, ha richiamato la tradizione di San Leucio, laboratorio sociale e produttivo d’avanguardia. Ad aprire i lavori, moderati dalla giornalista Concita De Gregorio, i saluti dei presidenti Giuseppe Menniti della Fondazione Orizzonti e Luigi Della Gatta di Confindustria Caserta. Le parole di Menniti: «Oggi parlare di lavoro a Caserta sembra assumere una dimensione differente rispetto alle tante iniziative che ci sono in questa giornata del primo maggio. Questo perché 250 anni fa Caserta con l’esperienza di San Leucio fu anticipatrice. Una comunità realmente fondata sul lavoro e sui diritti dei lavoratori. L’invito che facciamo in questi giorni è comprendere il senso del lavoro, ma nel senso di umanità. Dunque, non tanto sotto il profilo tecnico». L’intervento di Della Gatta: «Sono nato nel 1980: lo stesso tema trattato 46 anni fa aveva una matrice molto più lineare rispetto a quella attuale. All&#8217;epoca, il mondo del lavoro vedeva, in un contesto europeo e nazionale, una netta contrapposizione tra mondo datoriale e sindacale legata alle logiche dei diritti di quei tempi. Oggi il lavoro è un fattore multidimensionale che non può essere inquadrato solo in un&#8217;ottica nazionale, ma deve essere analizzato su scala europea e globale».<br />
A seguire gli interventi del presidente della Camera di Commercio di Caserta Tommaso De Simone e del sottosegretario all’Economia e alle Finanze Lucia Albano. Sono stati inoltre trasmessi i videomessaggi del ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone e della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Letto in sala il messaggio del presidente del Senato Ignazio La Russa.<br />
“Da San Leucio all’innovazione digitale. Caserta, una storia del Sud”: significativo l’intervento del giornalista Nando Santonastaso. Ha fatto seguito il confronto tra Enzo Battarra, giornalista e critico d’arte, e Antonio Bassolino, già ministro del Lavoro ma anche ex sindaco di Napoli ed ex presidente della Regione Campania, su “Quando nasce il lavoro moderno?”, con uno sguardo alla stagione del cosiddetto “rinascimento napoletano”.<br />
Successivamente sono intervenuti Angelo d’Orsi, storico della filosofia e giornalista, e Corrado Ocone, filosofo e saggista, con un approfondimento su “Genealogia del lavoro: da comunità a industria ad algoritmo”.<br />
Sul modello Olivetti e la sua eredità sono intervenuti l’architetto Matteo Olivetti, il sottosegretario Lucia Albano, il parlamentare Stefano Graziano, il presidente della BCC “Terra di Lavoro” Roberto Ricciardi. Matteo Olivetti, rievocando gli insegnamenti del nonno Dino, ha ricordato l’importanza di un’impresa capace di fidelizzare le persone attraverso welfare, senso di appartenenza e legame con il territorio. Per la sottosegretaria all’Economia e alle Finanze Lucia Albano il modello Olivetti riporta al presente uno dei temi più urgenti del dibattito pubblico: la responsabilità sociale d’impresa. Numerosi i riferimenti al decreto legge Primo Maggio, approvato lo scorso 28 aprile dal Consiglio dei Ministri, che rafforza il concetto di salario giusto in alternativa al salario minimo, oltre ad altri due temi centrali: la necessità di un welfare capace di sostenere l’autonomia e le competenze delle donne, liberandole da un eccessivo carico di cura familiare, e il tema della casa, legato all’esigenza di poter accedere a soluzioni abitative sostenibili e adatte alle diverse fasi della vita. Il valore del credito cooperativo, nato come realtà per sostenere le fasce più deboli, è stato invece il focus dell’intervento del presidente della BCC Terra di Lavoro San Vincenzo de’ Paoli, Roberto Ricciardi, che ha rimarcato il legame ideale tra Olivetti, San Leucio e il mondo BCC, accomunati dal valore dell’economia civile e dalla centralità della persona come motore di sviluppo. Anche il deputato Stefano Graziano ha sottolineato l’urgenza di sciogliere il nodo dei salari, fondamentale per contrastare l’ampliarsi delle disuguaglianze sociali, ancora più evidenti nel Mezzogiorno. Riprendendo la lezione di Adriano Olivetti, ha ribadito la necessità di un rapporto equilibrato tra capitale umano, datore di lavoro e lavoratore, per un modello capace di tenere insieme la crescita industriale e le sfide tecnologiche che ci attendono.<br />
Le conclusioni dell’intera giornata sono state affidate al giornalista Francesco Giorgino: «Sant’Agostino diceva che esiste il presente del passato che è la tradizione, ovvero la volontà di essere radicati alle proprie origini. Esiste il presente del presente che è la consapevolezza del tempo in cui si vive. Ed esiste il presente del futuro che è la capacità progettuale. San Leucio è una straordinaria storia del passato ma è anche un monito molto importante per il presente ed è una piattaforma attraverso la quale costruire il futuro».<br />
La seconda giornata del Summit Internazionale moderata dallo storico e saggista Paolo Mieli si snoderà attorno all’interrogativo centrale “Il lavoro come questione politica e sociale”.<br />
La sessione prenderà il via alle 10.45 introducendo la riflessione sul lavoro come questione politica oggi. Il primo grande approfondimento sarà affidato all&#8217;economista Carlo Cottarelli, che analizzerà l’evoluzione occupazionale muovendosi tra le grandi trasformazioni globali e i possibili scenari futuri, offrendo una chiave di lettura tecnica a un tema profondamente umano.<br />
Il dibattito proseguirà con un respiro internazionale grazie al contributo dell’economista Alan Friedman, in collegamento dalla Thailandia. Con lui l’europarlamentare Brando Benifei, l’assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine del Comune di Napoli Carlo Puca e il deputato Agostino Santillo. Il tema sarà: “Il lavoro tra le crisi globali e nuovi equilibri sociali”. Alle 11.45 la discussione si sposterà sulla centralità della terra e del territorio. Un confronto che vedrà dialogare Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, con Cesare Avenia, alla guida del Consorzio Vitica, il parlamentare Marco Cerreto, lo chef e imprenditore Franco Pepe e il presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop Domenico Raimondo, offrendo uno spaccato corale su come l’eccellenza produttiva diventi impegno sociale. Alle 12.30 sarà l’intervento dell’ex ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Tiziano Treu a focalizzarsi sulle competenze necessarie e sulle nuove professioni dei giovani, sottolineando quanto la formazione sia oggi lo strumento politico principale per garantire dignità. Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale al Lavoro e alla Formazione Angelica Saggese.</p>
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		<title>Glocal Think e Fondazione Progetto Valtiberina avviano una sperimentazione congiunta del modello Glocal per il supporto alle politiche territoriali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 15:48:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1500" height="1500" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/272842734_110606751531090_2037537326485613521_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/272842734_110606751531090_2037537326485613521_n.jpg 1500w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/272842734_110606751531090_2037537326485613521_n-600x600.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/272842734_110606751531090_2037537326485613521_n-150x150.jpg 150w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/272842734_110606751531090_2037537326485613521_n-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></div>
<p>Riceviamo dalla Glocal Think e pubblichiamo. È stato sottoscritto il protocollo di collaborazione tra Glocal Think e Fondazione Progetto Valtiberina, con l’obiettivo di avviare una fase di sperimentazione del modello Glocal nel territorio di riferimento della Fondazione, orientata a rafforzare la capacità di lettura, indirizzo e supporto delle politiche di sviluppo locale. L’iniziativa si colloca [&#8230;]</p>
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<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">È stato sottoscritto il protocollo di collaborazione tra Glocal Think e Fondazione Progetto Valtiberina, con l’obiettivo di avviare una fase di sperimentazione del modello Glocal nel territorio di riferimento della Fondazione, orientata a rafforzare la capacità di lettura, indirizzo e supporto delle politiche di sviluppo locale. L’iniziativa si colloca nel quadro delle sfide che oggi interessano i territori, in particolare quelli caratterizzati da fragilità demografiche, economiche e sociali, e nasce dall’esigenza di dotarsi di strumenti e metodi in grado di integrare analisi, ascolto e capacità decisionale, superando approcci frammentati e non sistemici. Fulcro della sperimentazione sarà la Dashboard Glocal, infrastruttura digitale in fase avanzata di sviluppo, concepita come strumento di supporto alle decisioni pubbliche e private e come elemento abilitante per il passaggio da una logica di mera disponibilità dei dati a una logica di lettura orientata all’impatto (impact layer). La piattaforma si propone di contribuire alla costruzione di una base conoscitiva integrata, capace di mettere in relazione indicatori quantitativi e dimensioni qualitative, supportando l’individuazione dei fabbisogni, delle priorità e delle opportunità di sviluppo, e favorendo una maggiore coerenza tra analisi e scelte strategiche. Elemento qualificante dell’approccio è il riferimento alla sostenibilità come cornice operativa, attraverso la costruzione di un linguaggio comune tra soggetti pubblici e privati. In questa direzione, il modello Glocal punta a integrare gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) con le metriche ESG, creando le condizioni per una maggiore convergenza tra politiche pubbliche, investimenti privati e obiettivi condivisi di sviluppo territoriale. Il protocollo attiva un percorso strutturato di sperimentazione basato su analisi dei dati, strumenti di ascolto delle comunità, individuazione dei principali gap territoriali e attivazione di momenti di confronto con stakeholder istituzionali, economici e sociali. L’obiettivo è costruire un primo quadro conoscitivo utile a orientare, in una fase successiva, processi di programmazione, progettazione e attivazione territoriale. In questo contesto, Fondazione Progetto Valtiberina si configura come un interlocutore di particolare rilievo per la qualità del lavoro svolto sul territorio e per la capacità di operare come piattaforma di connessione tra istituzioni, imprese e comunità. La struttura della sua governance, arricchita dalla presenza di soggetti del mondo produttivo, rappresenta un elemento strategico per favorire l’allineamento tra visione pubblica e capacità di investimento e innovazione del sistema privato. Dichiarazione di Vincenzo Castaldo, Presidente di Glocal Think “Il protocollo sottoscritto rappresenta un passaggio significativo nel percorso di costruzione del modello Glocal, perché consente di avviare una sperimentazione in un contesto territoriale evoluto e con un soggetto istituzionale capace di attivare relazioni e processi. L’obiettivo è contribuire a rafforzare la capacità dei territori di leggere in modo più integrato le proprie dinamiche e di orientare le scelte sulla base di evidenze. In questo quadro, la Dashboard Glocal si propone come uno strumento di supporto alle decisioni e come un’infrastruttura utile a favorire il passaggio dal dato all’impatto. Riteniamo strategico lavorare sulla convergenza tra pubblico e privato, anche attraverso l’integrazione tra BES ed ESG, per costruire un linguaggio comune che renda più efficaci le politiche territoriali e più coerenti gli investimenti rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile.” Dichiarazione di Marta Pasqualini, Direttrice della Fondazione Progetto Valtiberina “Questa piattaforma ci permette di integrare in maniera sempre più efficace la dimensione tecnologica con l’analisi dei bisogni territoriali, rafforzando la nostra capacità di lettura e interpretazione delle dinamiche locali. Siamo particolarmente soddisfatti dell’avvio di questa collaborazione, perché si inserisce pienamente nel percorso che stiamo costruendo con il Distretto di Economia Civile dell’Alta Valle del Tevere, e in particolare risponde agli obiettivi del costituendo tavolo sociale. La possibilità di disporre di strumenti avanzati di analisi e restituzione dei dati rappresenta un passaggio fondamentale per accompagnare i territori verso forme di sviluppo più consapevoli e orientate all’impatto. In questa prospettiva, il modello Glocal offre un contributo importante nel creare connessioni tra conoscenza, decisione e azione, favorendo una maggiore integrazione tra istituzioni, sistema produttivo e comunità locali.” Il protocollo segna dunque l’avvio di una sperimentazione che intende contribuire alla definizione di modelli operativi replicabili, capaci di rafforzare il dialogo tra istituzioni, sistema produttivo e comunità, e di supportare percorsi di sviluppo territoriale più consapevoli, integrati e orientati all’impatto.</span></span></p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-348627 aligncenter" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/681811317_984677687552737_8492623428387561839_n-600x315.jpg" alt="" width="600" height="315" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/681811317_984677687552737_8492623428387561839_n-600x315.jpg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/681811317_984677687552737_8492623428387561839_n-768x403.jpg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/681811317_984677687552737_8492623428387561839_n.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
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		<title>Premio Letterario Nazionale “L’Inedito XVIII edizione”: a Morra De Sanctis la cultura tra tradizione e innovazione.</title>
		<link>https://www.belvederenews.net/premio-letterario-nazionale-linedito-xviii-edizione-a-morra-de-sanctis-la-cultura-tra-tradizione-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Frascione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 19:22:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1536" height="2048" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23.jpeg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-450x600.jpeg 450w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-768x1024.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-1152x1536.jpeg 1152w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
<p>Un evento dal sapore internazionale ormai radicato sul territorio che continua a celebrare, nel segno di Francesco De Sanctis, delle location straordinarie del territorio irpino. Quest’anno il premio ha scelto la patria natia del genio letterario irpino svolgendosi nel Castello Biondi di Morra De Sanctis. Il convegno dedicato all’80° anniversario del voto alle donne ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="1536" height="2048" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23.jpeg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-450x600.jpeg 450w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-768x1024.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-17.11.23-1152x1536.jpeg 1152w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div><p align="justify"><span style="color: #0d1b1e"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Un evento dal sapore internazionale ormai radicato sul territorio che continua a celebrare, nel segno di Francesco De Sanctis, delle location straordinarie del territorio irpino. </span></span></span><span style="color: #0d1b1e"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Quest’anno il premio ha scelto la patria natia del genio letterario irpino svolgendosi nel Castello Biondi di Morra De Sanctis. </span></span></span><span style="color: #0d1b1e"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Il convegno dedicato all’80° anniversario del voto alle donne ha rappresentato un passaggio cruciale, arricchito dagli interventi di figure di spessore come la sociologa e scrittrice Luisa Festa, la filosofa Ester Basile, la stessa sindaca Fiorella Caputo e la scrittrice Neria De Giovanni, con il coordinamento di Floriana D’Ambrosio. </span></span></span><span style="color: #0d1b1e"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Protagonisti della manifestazione il merito e l’impegno degli autori irpini. </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">Tra le premiazioni della serata spicca l’autrice Chiara Maria Guarino, nella sezione “poesie” con il prestigioso riconoscimento “PREMIO BACINO IDROGRAFICO DEL CALORE”. </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<i>Sono molto contenta dell&#8217;obbiettivo raggiunto perché ciò significa che i miei sentimenti sono entrati a contatto con qualche anima simile alla mia. E spero che questi concorsi diano sempre di più la possibilità di emergere ai ragazzi come me. Io ho diciassette anni quindi mi sento un po&#8217; di rappresentare il lato generazionale che al giorno d&#8217;oggi viene preso poco sul serio. Inoltre mi auguro che le mie parole possano essere rifugio per tanti giovani che soffrono e non sanno come esprimersi. Dunque il mio obiettivo finale è fare in modo che gli altri si sentano compresi</i>.&#8221; </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium">La Guarino frequenta il quarto anno del liceo delle scienze umane di Frigento. Una giovanissima irpina che si è distinta già molte volte per le sue capacità artistiche e sportive. Ha già vinto svariate medaglie negli sport da combattimento. Un terzo posto nel 2022 nella competizione italiana di boxe categoria school girl a Cuneo. Una medaglia d&#8217;argento nel primo girone dei campionati regionali del 2025, invece nel secondo girone dello stesso campionato, è arrivata prima nella categoria junior. Sul fronte artistico è stata selezionata due volte con due poesie da Dantebus e premiata per l’intensità del testo delle sue poesie. Una Irpina DOC davvero determinata nel raggiungere i suoi obiettivi che ha già dimostrato di aver capacità e visione in ambito umanistico e non solo. Non possiamo che augurarle un futuro radioso.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-348496 aligncenter" src="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37-600x450.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37-600x450.jpeg 600w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37-768x576.jpeg 768w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37-86x64.jpeg 86w, https://www.belvederenews.net/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-27-at-21.31.37.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></span></span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.belvederenews.net/premio-letterario-nazionale-linedito-xviii-edizione-a-morra-de-sanctis-la-cultura-tra-tradizione-e-innovazione/">Premio Letterario Nazionale “L’Inedito XVIII edizione”: a Morra De Sanctis la cultura tra tradizione e innovazione.</a> proviene da <a href="https://www.belvederenews.net">BelvedereNews</a>.</p>
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