CASERTA- Mentre l’ingresso di Corso Trieste è ormai un lontano ricordo per gli oltre duecento lavoratori transitati dal 2018 da Jabil a Softlab S.p.A., lasciandosi alle spalle il silenzio di una produzione mai partita, una sentenza del Tribunale di Roma mette il sigillo su una delle vicende più controverse della reindustrializzazione campana. Giovanni Casto, l’uomo al vertice del Gruppo Softlab, è stato assolto dall’accusa di malversazione e autoriciclaggio. Per la legge, “il fatto non sussiste”. Per il territorio, il danno è totale.
IL TECNICISMO CHE BATTE LA REALTÀ
Il processo si è concentrato su un frammento minuscolo di una galassia ben più ampia: 500.000 euro sottratti ai 12 milioni di finanziamento pubblico erogati da Invitalia per l’emergenza Covid e “parcheggiati” in una polizza vita Genertellife. Per la Procura, quella era distrazione di fondi pubblici vincolati. Per il Giudice Chiara Miraglia, una mossa di “prudenza aziendale”.
La motivazione è un paradosso: la polizza serviva a proteggere i fondi da eventuali pignoramenti. In pratica, l’azienda ha messo al sicuro i soldi dello Stato per evitare che i creditori — tra cui gli stessi lavoratori che reclamavano stipendi e contributi — potessero toccarli.
IL GIOCO DELLE SCADENZE
Perché Casto è stato assolto? A causa del calendario. Il contratto con Invitalia fissava al 31 dicembre 2024 il termine per completare il piano industriale. Poiché l’indagine è partita prima di quella data, il tribunale ha stabilito che non si potesse ancora parlare di reato: sulla carta, c’era ancora tempo per riscattare la polizza e investire i fondi.
Peccato che, mentre gli avvocati discutevano di termini contrattuali, la realtà corresse più veloce: la produzione a Maddaloni non è mai decollata, i lavoratori sono finiti in un limbo di cassa integrazione perpetua e il licenziamento collettivo è arrivato nell’ottobre 2025. Nessun piano da completare. Nessun posto dove investire niente.
30 MILIONI DI EURO, ZERO POSTI DI LAVORO
L’inchiesta deve guardare oltre la polizza. Il Gruppo Softlab ha gestito una dote economica colossale: 18 milioni versati da Jabil per la ricollocazione dei dipendenti, più 12 milioni di fondi pubblici GID. Trenta milioni che avrebbero dovuto creare un polo d’eccellenza ICT nel casertano.
Invece l’esposto presentato dall’avvocato Nello Sgambato alle Procure della Repubblica di Roma, Milano e Santa Maria C.V, per conto dei lavoratori racconta un’altra storia: stipendi arretrati per sei mesi, TFR non versati, contributi INPS e fondi di previdenza volatilizzati. E una strategia aziendale che — citando il bilancio 2021 firmato dallo stesso Casto — puntava a “sostituire debito a breve con indebitamento a lungo termine a condizioni favorevoli”. Traduzione: usare i soldi pubblici per tappare i buchi vecchi, non per creare lavoro nuovo.
LE OMBRE DEL SISTEMA
L’esposto dei lavoratori puntava il dito contro l’intero organigramma, ipotizzando un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Eppure il processo di Roma ha ridotto il dramma di centinaia di famiglie a una disputa tecnica su un prodotto finanziario. Rimane il sospetto che la giustizia abbia guardato il dito — la polizza — mentre la luna, il fallimento del piano industriale, stava già crollando.
UN EPILOGO SCRITTO
Con l’assoluzione in mano, la dirigenza può dirsi penalmente “pulita”. E ci prova anche a cancellare le tracce: lo scorso 7 aprile, Softlab Tech, nel frattempo scorporata dall’originaria Softlab S.p.A., ha cambiato denominazione in INSED TECH — come se un nuovo nome potesse seppellire cinque anni di vertenza sindacale.
Ma una domanda resta inevitabile: se quei 500.000 euro erano “accantonati” per essere investiti nel secondo anno del piano, come sostiene la difesa, perché quel piano si è chiuso con 146 licenziamenti e un sito industriale fantasma?
La risposta è nei numeri. Sono 119 i lavoratori rimasti — dei 230 che cinque anni fa erano entrati in Softlab Tech con la promessa di un futuro — ad attendere ancora una ricollocazione in Seri Industrial. Una soluzione parziale, non un risarcimento. Lo Stato ha erogato i fondi. Lo Stato ha assolto chi li ha gestiti. I lavoratori — quelli a cui quei soldi erano realmente destinati — sono gli unici ad aver pagato: anni di cassa integrazione, salari incerti, contributi mancanti, incertezza permanente.
Softlab Tech è il ritratto di un sistema in cui il tecnicismo legale rende invisibile il disastro sociale. La sentenza n. 211/2026 chiude un processo. Non chiude una storia.
Per Approfondimenti