Hearth S.r.l. Società Benefit si racconta.

Hearth S.r.l. un laboratorio di soluzioni digitali per il patrimonio culturale.

Per BelvedereNews abbiamo intervistato Massimiliano Imbimbo di Hearth. Nella discussione è emersa la grande capacità di rigenerazione sociale della SRL e l’impegno nel catalizzare i processi di innovazione.

1) Parlaci di Hearth.

Hearth è una Società Benefit nata per risolvere un problema molto concreto: i territori hanno contenuti ovunque, ma raramente hanno un sistema. Foto, video, racconti, eventi, prodotti tipici, attività locali e memorie di comunità esistono già, ma sono dispersi tra social, vecchi siti, materiali delle Pro Loco, chat, cartelle e iniziative isolate. Hearth prende questo patrimonio e lo trasforma in una base digitale viva: contenuti prodotti sul campo, organizzati in schede, guide, mappe, QR, portali e strumenti riutilizzabili da Comuni, operatori e partner. Non siamo una semplice agenzia di comunicazione: costruiamo infrastruttura leggera per rendere un territorio leggibile, raccontabile e attivabile.

2) Qual è la vostra mission?

La nostra missione è dare ai territori una memoria digitale ordinata, aggiornata e utile. Vogliamo evitare che ogni progetto turistico, culturale o promozionale riparta sempre da zero. Un Comune non dovrebbe ricostruire ogni volta testi, foto, schede, itinerari e materiali per bandi o portali; dovrebbe avere una base stabile da cui partire. Hearth lavora per questo: mappare luoghi, persone, prodotti ed eventi; produrre contenuti autentici; organizzarli in una piattaforma; renderli utilizzabili nel tempo. Il risultato non è solo maggiore visibilità: è maggiore capacità di valorizzare.

3) È interessante l’operazione di “evangelizzazione” rispetto al cambio di rotta sui criteri ESG. Hearth prosegue la sua inversione di tendenza nell’instillare consapevolezza nell’operato quotidiano aziendale rispetto al contesto territoriale. È un’operazione che avviene con facilità oppure riscontrate molta resistenza al cambiamento?

La resistenza c’è, ma spesso non nasce da mancanza di sensibilità. Nasce da abitudine. Per anni la valorizzazione territoriale è stata trattata come una somma di campagne: un evento, un post, una brochure, un video, un sito rifatto ogni tanto. Il cambio vero è far capire che il territorio non va solo comunicato, va strutturato. In ottica ESG questo è centrale: un’impresa, un operatore turistico o un ente non genera valore solo quando promuove sé stesso, ma quando contribuisce a rendere più leggibile il contesto in cui opera. Quando spieghiamo che ogni contenuto può diventare patrimonio condiviso — utile al Comune, agli operatori, ai cittadini, ai visitatori e ai progetti futuri — la resistenza si abbassa. Il punto non è chiedere più impegno: è mostrare che l’impegno può diventare un asset duraturo.

4) Oltre agli interventi in ambito privato siete chiamati anche a lavorare in contesti strategico-politici. Come vi ponete in questo ambito?

Con un approccio tecnico, non ideologico. Lavorare con Comuni, enti territoriali, GAL, operatori e amministrazioni significa prima di tutto ascoltare, ordinare e trasformare patrimoni spesso frammentati in strumenti utilizzabili. Noi non sostituiamo la visione politica di un territorio e non imponiamo una narrazione dall’esterno. Costruiamo una base: luoghi mappati, persone raccontate, prodotti resi visibili, eventi organizzati, QR attivabili, guide e materiali pronti. Poi questa base può sostenere politiche turistiche, culturali, commerciali e di sviluppo locale. In questo senso Hearth è un abilitatore: mette ordine dove oggi spesso c’è dispersione.

5) È davvero una missione importante quella di Hearth, che ricopre una posizione importante nei confronti di un futuro migliore?

Sì, se togliamo retorica alla parola “futuro”. Il futuro dei territori non si costruisce solo con grandi opere o campagne occasionali. Si costruisce anche con strumenti semplici, continui e ben mantenuti: una scheda aggiornata, un QR che porta a contenuti veri, una guida digitale che racconta non solo monumenti ma persone, mestieri, prodotti, stagioni. Nei borghi, nelle aree interne e anche nelle città d’arte, il rischio non è solo perdere visitatori: è perdere memoria organizzata. Hearth lavora su questo punto. Rendere un territorio leggibile significa renderlo più forte, più accessibile e più capace di generare economie locali.

7) Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Come lo immaginate come momento storico?

Siamo in un momento in cui i territori non possono più permettersi contenuti dispersi. La competizione turistica è cresciuta, i visitatori cercano esperienze autentiche, gli operatori hanno bisogno di visibilità qualificata e i Comuni devono avere materiali pronti per portali, bandi, accoglienza e promozione. Il futuro non sarà fatto solo da grandi destinazioni, ma da territori capaci di organizzare la propria identità in modo accessibile e aggiornabile. Immaginiamo una valorizzazione più continua, meno episodica: non il video bello che dura una settimana, ma una base digitale che resta, cresce e viene riutilizzata.

8) Strategicamente come affronterete le nuove scommesse progettuali?

Con un modello chiaro: attivazione iniziale e aggiornamento nel tempo. Prima costruiamo il nucleo digitale del territorio: mappatura, contenuti, schede, archivio, prima pubblicazione. Poi lo manteniamo vivo: nuove uscite, aggiornamenti, eventi, operatori, materiali e strumenti da riutilizzare. La nostra sfida strategica è scalare questo metodo su territori diversi — isole, borghi, aree interne, città d’arte — senza perdere autenticità. Per farlo lavoriamo su tre leve: una rete di fotografi ed esploratori locali, una piattaforma digitale che organizza i contenuti, e partnership con Comuni, enti e operatori turistici.

9) Fate parte del “vivaio” Incubatore6? Qual è il vostro rapporto professionale?

Il rapporto con Incubatore6 è importante perché ci colloca dentro un ecosistema che lavora sullo sviluppo d’impresa e sul rilancio dei territori, in particolare delle aree interne. Per Hearth questo non è un dettaglio: significa confrontarsi con progettualità reali, bisogni pubblici, imprese locali, amministrazioni e percorsi di crescita. Incubatore6 rappresenta un contesto utile per trasformare l’idea in modello operativo, e il modello operativo in progetti concreti. La nostra ambizione è portare nei territori strumenti che restano: non solo comunicazione, ma capacità organizzata di valorizzare.

Grazie Hearth.

Grazie a voi.