Caserta. La Giunta ha approvato il progetto per il recupero e la valorizzazione del Complesso “Ex Cenobio” di Sant’Agostino. I lavori, relativi al secondo lotto, hanno un importo di circa 6 milioni di euro a valere sulle risorse del PNRR (Missione 5 – Rigenerazione Urbana). Entro il 30 giugno il Comune dovrà indire la gara per un appalto integrato: l’aggiudicatario, quindi, dovrà occuparsi di realizzare il progetto definitivo, quello esecutivo e poi di svolgere i lavori.
Il progetto, nel suo complesso, prevede una vasta operazione di recupero e di riqualificazione di un luogo storico e dall’alto valore simbolico, che diventerà il vero e proprio riferimento della cultura della città di Caserta.
Questo secondo lotto di lavori si concentrerà sulla realizzazione di importanti interventi al secondo piano del Complesso di Sant’Agostino. Puntando su possibili sinergie tra esposizioni dedicate a collezioni pubbliche e private, è stata prevista una fondazione d’arte con tutte le funzioni annesse. Un intervento, questo, che mira alla valorizzazione del Museo di Arte Contemporanea (MAC). Alle ampie aree espositive, poi, si affiancheranno un’area ristoro, sale polifunzionali e aree tecniche.
Per quanto riguarda il primo lotto di lavori al Complesso, effettuati grazie ai fondi POR Campania 2014-2020, con riferimento all’Asse 10 P.I.C.S. (Programma Integrato Città Sostenibile) Caserta, sono stati già aggiudicati. Essi prevedono interventi al piano terra e al primo piano. Al piano terra verrà ripristinato il vecchio accesso al Cenobio, con la realizzazione di un front office che avrà la funzione di biglietteria, dei locali di controllo per la sicurezza e di un bookshop. Attraverso la biglietteria si potrà accedere agli spettacoli che si terranno nel Chiostro. Una parte della struttura, infatti, sarà destinata ad ospitare eventi culturali di qualità, in particolare di musica classica. Al primo piano è prevista un’attività complessiva di recupero e riqualificazione, con l’abbattimento delle barriere architettoniche.
L’intervento, dunque, agisce su altri due interventi di natura conservativa che l’ immobile ha subito. L’ intera riqualificazione progettuale, pertanto, consentirà di configurare tre funzioni d’ uso specifiche all’ interno del rinnovato Complesso :
MUSEO
potenziando l’attuale destinazione sotto il profilo delle dotazioni di arredi ed attrezzature, anche informatiche.
A tal proposito, si sottolinea l‟intenzione di destinare parte dei locali ad un allestimento di alto livello, anche attraverso l‟instaurazione di collaborazioni con collezionisti privati da individuare.
BIBLIOTECA
Con l’accordo stipulato con la Società di Storia Patria, la stessa si è dichiarata disponibile a trasferire la propria biblioteca presso il Museo.
ORGANIZZAZIONE DI SPETTACOLI ARTISTICI E MUSICALI DI PRIMISSIMO LIVELLO DA COLLOCARE ALL‟INTERNO DEL CORTILE.
INFOPOINT ATTRAVERSO L‟ALLESTIMENTO DI UN STRUTTURA INFORMATIVA.
“Dal 2024 – ha spiegato il Sindaco di Caserta, Carlo Marino – i casertani potranno usufruire di spazi storici della città, dove verranno svolti eventi culturali di alto livello. Con il completamento del secondo lotto di lavori, l’intero Complesso di Sant’Agostino sarà restituito ai cittadini. Si tratta di un sito dal grande valore simbolico per la città, la cui destinazione naturale è la cultura e che deve diventare anche un luogo capace di attrarre i turisti che visitano la Reggia”.
Il convento di Sant’Agostino è un ex complesso monastico che si trova a via Mazzini, nel centro della città di Caserta. Ha ospitato per lungo tempo i frati agostiniani e poi le suore domenicane. Comprende anche l’odierna chiesa di San Sebastiano martire.
La storia dell’attuale chiesa di San Sebastiano martire a Caserta è contraddistinta da un susseguirsi di eventi che, a giudicare dagli studi che l’hanno riguardata, non è sempre stato facile svelare. Prima di tutto va precisato che l’attuale denominazione legata al patrono della città di Caserta è relativamente molto recente; risale infatti al 1925, anno in cui prese il nome dell’ormai distrutta chiesa omonima a via del Redentore, nel villaggio il cui nome era Torre, il nucleo originario dell’odierna città di Caserta.
Il vescovo Giuseppe Schinosi (sul seggio episcopale dal 1696 al 1734) “cedette il convento alle monache domenicane, le quali in tutte le maniere si adoprarono per rimetterlo in sesto insieme con la chiesa”. Il vescovo, infatti, poco aiutato dalle famiglie nobili casertane, nel 1702 dispose la ristrutturazione del complesso a spese della parrocchia cattedrale, dotando il complesso di quel Conservatorio femminile che avrebbe dovuto ospitare le monache domenicane. I lavori si protrassero presumibilmente fino al 1713, data in cui il monastero cominciò a funzionare con un discreto numero di converse, due delle quali, Maria Caterina Palma di Acerra e Maria Maddalena Foglia di Marcianise, si distinsero per le cospicue donazioni a beneficio del monastero. La grande considerazione in cui era tenuta questa chiesa è dettata anche da dati che vengono fuori dai documenti delle visite pastorali, in cui si denota la presenza di tredici altari votivi presenti nella parrocchia all’epoca degli agostiniani, poi ridotti a sette con l’avvento delle monache domenicane.
Interventi di Vanvitelli.
La gestione del complesso però non dovette essere facile, poiché all’avvento dei Borbone nel Regno la chiesa e il monastero versavano ancora in condizioni di grande degrado. Le monache infatti supplicarono il re di intervenire affinché il complesso non venisse perso definitivamente. Il re, quindi, dispose l’intervento del grande architetto che stava costruendo per lui quella che sarebbe stata una delle opere più belle e maestose d’Europa, ovvero la Reggia di Luigi Vanvitelli. La presenza dell’architetto di origini olandesi nella fabbrica di Sant’Agostino è evidente da un Real Diploma del marchese Fogliani, collaboratore fidato del te, emanato da Portici il 15 maggio 1753 in cui si legge: «Avendo dato conto al Rè di quanto l’Architetto D. Luiggi Vanvitelli ha rappresentato per mezzo di V.S. ha riferito con una sua lettere de 18=dello scorso, riguardo l’incorniciamenti della rovina della Fabrica della Chiesa, e Monistero di S. Agostino di questa Città, si è sopraseduto, acciò si facesse tutte quelle pruove, e riconoscimenti necessarij, e formatone stato delle riparazioni che necessitano, S. M.tà ha risoluto che V.S. disponga che di suo Real conto si vadino facendo quelle riparazioni più urgenti, e necessarie in quella Chiesa, e Convento, e V.S. si serva per questo fine delli Fabricatori, che faticano nelle Opere del Palazzo Vecchio, e nelle altre Opere differenti e li meno occupati, e non servirsi di quelli, che sono destinati alla Fabrica del nuovo Palazzo Reale, e procurando che tutte le riparazioni si vadino facendo a poco a poco, e con la maggiore economia possibile».
Quanto consistente sia stato l’intervento di Vanvitelli, però, è un dato che non si evince con certezza dai documenti, ma non si è lontani dalla verità se si pensa ad una “rifattione” totale della chiesa. I dati certificati sono pochissimi; tutto o quasi si riduce alle sei magnifiche colonne di marmo di Mondragone che Vanvitelli menziona nei suoi scritti, in cui egli, inoltre, asserisce anche che “le fabriche delle monache […] io come Arch.to del Re Unico in Caserta co’ miei aiutanti, ne ho dato il disegno” . Ma se osserviamo attentamente ogni aspetto dell’edificio, non possiamo che concordare con un pensiero particolarmente incisivo che l’architetta Giovanna Sarnella, un’istituzione per la storia degli edifici religiosi del casertano, ha espresso durante la sua conferenza “La chiesa di San Sebastiano e le nuove testimonianze storico-artistiche”, tenuta proprio nella parrocchia il 14 maggio 2013: “In questa chiesa tutto ci parla di Vanvitelli” .