Spiccioli di spiritualità, la figura di Giuditta

A cura di Michele Pugliese

Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla della figura di Giuditta

La Bibbia è stata scritta, nel suo complesso, tra il X secolo a.C. e il I secolo d.C. e il suo contesto non poteva che essere patriarcale. Il ruolo dell’uomo a quel tempo, e anche per molti secoli dopo, è stato di quello di capo della famiglia, e la moglie e i figli erano in un certo senso sua proprietà. Ma sebbene la società di allora fosse gerarchica e maschile, i testi biblici contengono anche messaggi di pari dignità umana fin dalla creazione e mostrano donne che svolgono ruoli cruciali nella società, rivestono ruoli fondamentali, spesso sono descritte come figure di grande forza, fede, intelligenza e determinazione che influenzano il corso della storia della salvezza. Figure significative, spesso rivoluzionarie per il loro tempo, furono Miriam, Ester, Rut, Debora, Sara e Giuditta, per il Primo Testamento.
Nel Secondo Testamento il ruolo delle donne evolve, con Maria madre di Gesù che occupa un posto centrale, accompagnata da altre figure come Elisabetta, Marta e Maria di Betania, Maria Maddalena, testimone della risurrezione di Gesù e altre ancora.
Non potendo dilungarmi sulle numerose storie di donne nella Bibbia, ma non è detto che non lo faccia nelle prossime pubblicazioni, mi soffermerò solo su una, quella di Giuditta, di cui possediamo splendidi dipinti dell’arte rinascimentale e barocca. Il più famoso si trova conservato nella Galleria nazionale d’arte antica di Roma (Palazzo Barberini), ma anche Artemisia Gentileschi (1612-1620), una delle poche donne pittrici del Barocco, ma forse la più influente, ha dipinto la scena principale della vicenda, in due versioni, che si trovano nella Galleria degli Uffizi a Firenze e al Museo di Capodimonte a Napoli.
La Giuditta di Artemisia Gentileschi è un’opera di brutale fisicità, spesso interpretata come un atto di rivalsa simbolica dell’artista contro la violenza maschile. Infatti la Gentileschi fu vittima di uno stupro da parte di tal Agostino Tassi, il pittore al quale il padre l’aveva affidata come apprendista. La rappresentazione che ne fa la pittrice è molto cruda e violenta, ma forse vicina alla realtà narrata nella Bibbia nel libro che porta il nome della protagonista, appunto Giuditta.
La storia narra di come una giovane vedova ebrea riuscì a salvare il suo popolo grazie alla fede e all’astuzia. La città ebrea di Betulia si trova sotto il feroce assedio dell’esercito assiro guidato dal generale Oloferne, inviato dal re Nabucodonosor. Dopo 34 giorni senza acqua e cibo, i capi della città sono pronti alla resa. Giuditta, vedova del marito Manasse e nota per la sua bellezza e pietà, rimprovera i concittadini per la loro mancanza di fiducia in Dio. Si toglie le vesti da lutto, si adorna con splendidi abiti e gioielli e si reca nell’accampamento nemico con un’ancella, fingendo di voler offrire informazioni preziose per la conquista della città. Affascinato dalla donna, Oloferne la invita a un banchetto sperando di sedurla. Durante la serata, il generale beve eccessivamente fino a cadere in un sonno profondo. Rimasta sola con lui nella tenda, Giuditta prega Dio di darle forza, afferra la scimitarra di Oloferne e lo decapita. Poi ripone la testa mozzata in una sacca e di nascosto torna a Betulia. All’alba, la testa del generale viene esposta sulle mura della città e, alla scoperta del cadavere del loro comandante, l’esercito assiro è preso dal panico e fugge, venendo facilmente sconfitto dagli Israeliti. Giuditta viene celebrata come un’eroina (“Tu sei il vanto di Israele” dicono i suoi concittadini). Nonostante la fama e le numerose proposte di matrimonio, sceglie di non risposarsi e muore all’età di 105 anni, onorata da tutto il popolo.
L’episodio, di una brutalità estrema, come del resto ce ne sono tanti nel Primo Testamento, rappresenta il trionfo della virtù sul vizio e della fede sulla forza bruta. In epoca moderna, la figura di Giuditta è diventata un’icona di determinazione femminile e resistenza contro l’oppressione.
Ma la storia di Giuditta non è solo un racconto di guerra, bensì un testo denso di significati teologici e morali. Giuditta è l’antitesi di Oloferne: lui rappresenta la potenza militare, l’arroganza e l’idolatria (si crede un dio in terra); lei rappresenta la debolezza umana che diventa invincibile grazie alla fiducia in Dio. Il messaggio è chiaro: non servono eserciti se Dio è dalla tua parte.
Un altro aspetto significativo, che ricorre spesso nella Bibbia, è che Dio sceglie “ciò che è debole per confondere i forti”. Giuditta è una vedova, una figura che all’epoca era socialmente fragile. Il fatto che una donna sola sconfigga il generale più potente del mondo è il massimo schiaffo alla superbia dei potenti, in questo caso di Nabucodonosor.
Nonostante Giuditta usi la bellezza e la seduzione come esca, il testo sottolinea che non si concede mai a Oloferne. La sua purezza rimane intatta, elevandola a simbolo di virtù morale che vince sul vizio e sulla lussuria del generale assiro.
Nella tradizione cattolica, Giuditta è vista come una “figura” della Vergine Maria: colei che, con la sua umiltà e obbedienza a Dio, schiaccia la testa al nemico (il male). Divenne il simbolo della libertà dei cittadini contro la tirannia. Per questo molte città, come Firenze, commissionarono statue di Giuditta per decorare le piazze pubbliche.
Il Libro di Giuditta si conclude con un bellissimo cantico di ringraziamento considerato uno dei componimenti più belli della Bibbia per la ricchezza di immagini, la profondità del contenuto, la concisione e la vivacità. Ne riporto alcuni stralci: “Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli, cantate al Signore con i cimbali, componete per lui un salmo di lode; esaltate e invocate il suo nome! (…). Ella depose la veste di vedova per sollievo degli afflitti in Israele, si unse il volto con aromi, cinse i suoi capelli con un diadema e indossò una veste di lino per sedurlo. I suoi sandali rapirono i suoi occhi, la sua bellezza avvinse il suo cuore e la scimitarra gli troncò il collo. (…) Canterò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella potenza e invincibile. Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte, hai mandato il tuo spirito e furono costruite, nessuno resisterà alla tua voce. I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque, davanti a te le rocce si scioglieranno come cera; ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio. Chi teme il Signore è grande per sempre”.