SECONDIGLIANO. Non si sono svolti in chiesa i funerali di Luigi Capasso, il carabiniere che ha ucciso le figlie, sparato alla moglie e poi si è ucciso. Per volontà della famiglia la salma è stata benedetta nel cimitero napoletano di Poggioreale.
Nessuna decisione sulle esequie, come da voci circolate, è stata adottata dalla Questura di Napoli che, attraverso i suoi dirigenti, ha riferito che la scelta di non far giungere il feretro, come previsto, nella chiesa di Secondigliano, è stata presa dai familiari di Capasso.
Il feretro è stato accompagnato da alcuni familiari di Capasso, originario proprio del quartiere Secondigliano. Dopo una brevissima cerimonia, i parenti sono poi subito andati via. In un primo momento la benedizione della salma si sarebbe dovuta tenere in chiesa, ma è stata spostata all’ultimo momento: a quanto si è appreso per motivi di privacy, anche se nel quartiere, dopo l’affissione dei manifesti funebri, erano state raccolte voci contrarie al fatto che l’ultimo saluto al responsabile della strage si svolgesse nella parrocchia. Anche alla partenza della salma da Latina si sono vissuti momenti di tensione con le persone che hanno urlato: “Vattene”. Il corpo dovrebbe però essere poi spostato e sepolto in un altro cimitero.
Già da ieri pomeriggio, dopo l’affissione dei manifesti, sul web si sono scatenati in molti contro le esequie in chiesa ed anche oggi molti hanno commentato: “Menomale perché uno che ammazza sangue del suo sangue non merita di entrare nella casa del signore, mi dispiace per i familiari che non hanno colpa”, scrive un utente. “Lui è un mostro – aggiugne una ragazza – ma mettiamoci nei panni della famiglia che non hanno visto il marcio che il figlio aveva covato dentro. Ha distrutto per sempre due famiglie”. Sui social, insomma, in tanti si sono scagliati contro il carabiniere anche con toni molto pesanti.
Prima di ammazzare le piccole, Luigi Capasso ha ferito gravemente la moglie Antonietta Gargiulo esplodendo contro di lei tre colpi di pistola alla mandibola, spalla e addome. Antonietta è ancora in stato di forte sedazione. Sedazione necessaria poiché il quadro clinico e psicologico della donna non consente di avvicinarla alla conoscenza della tragica verità. Le sue condizioni di salute, infatti, non le permetterebbero di reggere a uno choc emotivo come la scoperta della morte delle figlie.
Luigi Capasso e Antonietta Gargiulo si erano sposati nel maggio del 2011 e si stavano separando: l’udienza era stata fissata per il prossimo 29 marzo. Le persone vicine alla coppia hanno raccontato che da almeno due anni la situazione era precipitata e i giornali di oggi riportano diverse loro testimonianze: «Qualcosa era cambiato», ha raccontato un amico; «I battibecchi erano così frequenti che un anno e mezzo fa li avevo mandati in un centro diocesano di aiuto alle famiglie», ha detto il parroco don Livio Fabiani; «Lei era terrorizzata» ha spiegato un’amica: «Luigi picchiava la moglie perché l’estate scorsa lo aveva cacciato da casa». Sempre don Livio, sulle figlie: «La tredicenne era nell’Azione Cattolica Ragazzi, era serena, qui da noi ha fatto il catechismo e ora si sarebbe dovuta preparare per la cresima. Ma quattro-cinque mesi fa si è chiusa, il suo carattere è cambiato. Non ha più frequentato la parrocchia»; Elena Crini, una delle amiche di Antonietta: «Era terrorizzata da lui, e così le figlie. Se lo trovava davanti ovunque, la chiamava decine di volte, la picchiava per strada. Ma di denunciarlo non ne voleva sapere, aveva paura. Lui le diceva sempre: se non fai nulla avrai contro solo me, se mi denunci e cerchi di rovinarmi la carriera avrai contro tutte le forze dell’ordine e per te sarà l’inferno».
Capasso era già stato sospeso per due mesi dal servizio per una truffa alle assicurazioni e poi era stato reintegrato. Maria Belli, l’avvocata di Antonietta Gargiulo, ha detto che la sua cliente aveva già parlato con il comandante dell’arma dei Carabinieri di Velletri raccontando la gravità della situazione e anche con gli assistenti sociali, per tutelare le figlie che non volevano più vedere il padre: le avevano consigliato di tenerle lontane da lui. Nel settembre del 2017 la donna aveva infine presentato un esposto alla questura di Latina, dopo aver subito un’aggressione da parte del marito sul posto di lavoro e poi di nuovo a casa, davanti alle figlie: un esposto che non aveva avuto alcun seguito. Il 26 gennaio del 2018 Antonietta Gargiulo era invece stata convocata nel commissariato di polizia di Cisterna di Latina: stavolta era stato Capasso ad aver presentato un esposto contro di lei accusandola di tenerlo lontano dalle bambine.
Nuovi importanti dettagli confermano che Luigi Capasso aveva premeditato tutto. L’uomo ha lasciato alcune lettere indirizzate ai fratelli ai genitori. Nelle missive sarebbero state trovate indicazioni precise per ripartire l’eredità, i risparmi e la casa coniugale. Persino per pagare i funerali. Il contenuto delle lettere, attualmente al vaglio degli inquirenti, spiegherebbe quelle che secondo l’appuntato dell’Arma sarebbero state le ragioni del suo gesto, tutte comunque riconducibili alla moglie che viene accusata dall’uomo.
Telefonata di Capasso alla figlia: non ti farò mai male Voleva portare lei e la sorellina Martina fuori ma la ragazza era spaventata e lui la tranquillizzava dicendo “non ti farò mai male”. Pomeriggio Cinque ha trasmesso in esclusiva una telefonata avvenuta il 9 dicembre tra Capasso e la moglie. Durante quella chiamata, Capasso ha parlato anche con la figlia maggiore, Alessia. Capasso: “Ciao Alessia, ho dei biglietti per andare a vedere le luminarie al Parco di Ariccia, ti farebbe piacere andarle a vedere domani con me?” Alessia: “Non lo so”. Capasso: “Non ti preoccupare a papà non ti faccio niente” Alessia: “Lo so che tu non mi faresti mai del male”. Capasso: “No, mai mai”. Alessia: “Lo so… però non lo so, cioè subito, così”. Capasso: “Alessia se mai proviamo a stare insieme (…)”. Alessia: “Però da soli io non…”.
L’Arma apre un’inchiesta per capire se la tragedia poteva essere evitata Intanto l’arma dei carabinieri ha disposto una “rapida” inchiesta, tesa ad accertare i fatti “con puntualità e trasparenza” verificando “se le autorità gerarchiche e sanitarie competenti a valutare il comportamento e la condizione psicofisica dell’appuntato Luigi Capasso avessero elementi sufficienti per prevedere quanto purtroppo è accaduto, nonché se sia stato fatto tutto ciò che la legge consentiva a tutela della consorte e, per estensione, dell’intero nucleo familiare”. La piccola uccisa nel sonno, la grande si era alzata dal letto
E ieri è stato eseguito l’esame esterno dei corpi di Martina, 7 anni, e Alessia, 13 anni, uccise ieri all’alba in casa dal padre. Secondo i primi riscontri, Martina è stata uccisa nel sonno: il suo corpo è stato infatti trovato ancora sotto le coperte. Il corpo di Alessia è stato invece trovato poco distante dal letto: è probabile che quindi la ragazzina sia stata svegliata dal rumore del primo sparo in casa – se, come sembra, la prima a morire è stata Martina nella sua cameretta – e si sia istintivamente alzata. E ancora assonnata potrebbe aver mosso alcuni passi. Incrociando quindi il padre.
Nella comunità di Cisterna di Latina ci si aggrappa a una speranza: che essendo assonnata e ancora buio, Alessia non si sia resa conto di quanto già avvenuto nell’altra cameretta e di quanto stesse per compiere il padre nei suoi confronti.