Il concerto di Ermal Meta a Un’estate da BelvedeRe: Davvero il suo fan club si chiama i Lupi di Erma?

Sulla sedia ci sono dei fogli con scritte una serie di istruzioni su cosa fare durante le canzoni. Istruzioni dettagliate, con tanto di riferimento su in quale momento della canzone alzare il cellulare o che coreografia fare quando l’artista dice una determinata frase. Istruzioni precise che uno potrebbe anche prendere sul serio, peccato che chi le dà si chiami I lupi di Ermal- sezione Campania, un nome che non sprizza proprio forza cogente da tutti i pori. Mentre penso a queste annose questioni, la band sale sul palco, la voce fuori campo di Ermal chiede cosa siano una serie di cose e grazie alle urla della gente capisco che il concerto sta iniziando. 

 

Che avrei scritto bene del concerto di Ermal Meta, l’ho capito durante la seconda canzone. Non solo perché i fans erano in visibilio, e due o tre già stavano iniziando a piangere emozionati con le fasce in testa, ma soprattutto per l’energia che Ermal ha messo da subito nei pezzi. Dall’inizio alla fine Ermal Meta non si è risparmiato, il palco palco del Belvedere l’ha praticamente divorato, come un vero animale da palcoscenico. Non si è fermato mai (è persino caduto), continuando a saltare, cantare e suonare come un ossesso per quasi due ore. In ogni canzone ci ha messo letteralmente l’anima. Trascinante durante Mi innamoro ancora, Non abbiamo armi, Amore alcolico e Dall’alba al tramonto ( mi sono persino sorpreso a cantare nel ritornello insieme a tutti gli altri, e io non sono un suo fan!), ed emozionante durante Piccola Anima, Le luci di Roma, Vietato Morire e A parte te con i presenti che cantavano con le lacrime agli occhi; Ermal Meta tra una canzone e l’altra scherza, ride e scambia battute con il suo pubblico che non manca mai di ringraziare (stessa cosa fa il pubblico che nel corso del concerto gli porge una serie di regali che lui accetta commosso). 

Uno dei momenti più emozionanti è stato quando, finito Vietato Morire, Ermal si è lanciato tra il pubblico per prendere lo striscione di un’anziana spettatrice con su scritto “Ermal, sono settant’anni che disobbedisco!”. L’ha mostrato a tutti e poi l’ha portato con sé sopra, sul palco, vicino al microfono.

I fan sono stati una componente fondamentale dello spettacolo, trascinati da Ermal sul palco non si sono nemmeno loro mai fermati. Hanno cantato tutto il tempo, saltato e lo hanno fatto tenendo costantemente in mano degli striscioni sempre sollevati; la tizia seduta dietro di me mi ha letteralmente bucato un timpano tanto era stonata, ma c’ha messo un cuore nell’esecuzione che mi ha commosso (il mio otorino coglie l’occasione per salutarla). In più (nonostante le mie ciniche previsioni) hanno seguito davvero le istruzioni, ed è stato davvero un bellissimo spettacolo, soprattutto la coreografia delle Luci di Roma.

Il concerto è finito con Ermal che, durante l’ encore, ha cantato due canzoni inedite, una che non ha mai registrata ed un’altra per cui ha chiesto di tenere i cellulari spenti e di non registrarlo, forse per rendere quel momento ancora più prezioso. Un regalo per l’emozioni regalategli durante il concerto o un piccolo segreto tra lui e i presenti; qualcosa di bello, piccolo e prezioso solo tra lui e il suo pubblico e da conservare nel cuore come ricordo di un bellissimo concerto, vissuto ancora una volta tutti insieme.

Articolo a cura di Francesco Orlando

Foto di Francesca Cicala