La Retina Holding e’ una società che sta costruendo 21 impianti di produzione di biometano nel Sud Italia, tra Lazio e Campania. L’ investimento totale di 600 milioni di euro punta a produrre gas naturale dalle biomasse, ma anche a ridurre l’inquinamento dei terreni agricoli e delle acque superficiali secondo il piano aziendale. Gli impianti godranno degli incentivi del Pnrr e saranno pronti al massimo entro la fine del 2026. I primi 9 si prevedono in esercizio entro marzo 2026, e si troveranno a Velletri (Roma);Pontinia (Latina);Terracina (Latina);Sessa Aurunca (due impianti, Caserta);Pignataro Maggiore (due impianti, Caserta);Pietravairano (Caserta);Dragoni (Caserta).
La holding Retina, che ha preso in carico la costruzione di questi impianti, avrà diversi partner per questi progetti. 300 milioni di euro arriveranno dagli investimenti di Actarus Renewables, fondo di investimento concentrato sulle rinnovabili, Eren Industries, gruppo industriale specializzato in tecnologie green, e Macquarie Capital, banca di investimenti australiana. Altri 240 milioni di euro arriveranno da un gruppo di banche europee, tra cui Bnp Paribas, Ing Bank, Intesa Sanpaolo, Société Générale e UniCredit. Questi fondi hanno avuto il supporto della garanzia Archimede di Sace per il sostegno agli investimenti infrastrutturali e produttivi. Garanzia Archimede, introdotta dalla Legge di Bilancio 2024, e’ concessa per una durata massima di venticinque anni e con la percentuale massima di copertura in relazione ai finanziamenti pari al 70%. E’ chiaro che il giro di denaro a cui si vuole attingere si prevede di notevole entità.
Contro questo colosso imprenditoriale si sono alzate le voci dei cittadini organizzati in comitati, spesso affiancati dai rispettivi sindaci.
A Pignataro Maggiore il comitato civico Basta impianti il 31 gennaio e il primo febbraio ha organizzato due giornate di mobilitazione contro la volontà di costruire una centrale a biomasse in Località Cauciano, all’interno dell’Area Archeologica di Cales. La Provincia di Caserta è, ad oggi, l’unica provincia a non essersi dotata di un piano di individuazione delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti.
A Cauciano si assisterebbe ad una inaccettabile trasformazione di un’area collinare di pregio, prossima a un sito di interesse archeologico. Dal 31 gennaio un presidio allestito da cittadini “sentinelle” ha il compito di monitorare costantemente l’area del cantiere. E’ dei giorni scorsi la notizia della momentanea sospensiva dei lavori, dopo che per giorni, in maniera abusiva, questi erano cominciati. Denunce e interventi delle comunità sul cantiere hanno ottenuto questo primo risultato in attesa del Corteo Regionale in programma il 21 febbraio che vuole sottolineare l’emergenza epidemiologica, tossicologica e sanitaria di massa. “Il Movimento ha aperto un ambito di possibilità nuovo – leggiamo sulla pagina facebook dedicata del comitato – nel quale i luoghi tornano a essere pensati come sistemi viventi e non soltanto come superfici di allocazione di impianti – capitale fisso a basso costo per il peggior offerente di turno – restituendco loro, ai territori, il tempo e lo spazio necessari a ridefinire le proprie strategie di ricomposizione ecosistemica, fondate su attività produttive socialmente ed ecologicamente integrate”. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto l’istanza cautelare di Ingegneria Sostenibile S.r.l., controllata al 100% da Retina Holding, e ha confermato l’esecutività del provvedimento dichiarativo dell’inesistenza/nullita’ della Scia(Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per la realizzazione della centrale a biomasse a Cauciano.
A novembre del 2022 la società Neoagroenergie Srl, altra controllata di Retina,aveva presentato un’istanza di progetto per la realizzazione di un impianto a biometano di 500 standard metri cubi all’ora di metano in località Cerreta, ad Auletta, un piccolo borgo di 2000 abitanti in provincia di Salerno, in un’area ad uso agricolo di sei ettari. Ma lo stop all’impianto arriva nel 2024 dal Tribunale Amministrativo di Salerno che rigetta il ricorso presentato dall’azienda per ottenere l’annullamento della delibera della Giunta comunale di Auletta del 12 gennaio 2024 di revoca della precedente delibera della Giunta del 5 giugno 2023, con cui era stato disposto l’avvio della procedura di variante allo strumento urbanistico generale, tramite Conferenza di servizi. La retromarcia del Comune era seguita alla mobilitazione del comitato locale che aveva fatto pressioni sull’amministrazione affinché revocasse quella delibera.
“La Giunta ha controllato il piano di approvvigionamento presentato dall’azienda? Perché non ha notato gli errori che abbiamo notato noi sulle false distanze inserite che non corrispondono alla sede delle aziende? Siamo sicuri che portare gli scarti da Caserta e dal Napoletano su camion sia sostenibile? Ma soprattutto chi ci guadagna da questi ingenti fondi pubblici che saranno pagati dalle prossime generazioni?” scrivevano gli attivisti del comitato “Auletta casa mia”.
Nel sito di Sorgenia, il principale operatore energetico privato italiano,a proposito della logistica degli impianti si legge: “la pianificazione di un impianto deve valutare attentamente il bacino di approvvigionamento delle biomasse in ingresso, che se reperite a distanza troppo elevata rendono l’attività ambientalmente ed economicamente non sostenibile”.
A Baia e Latina, in provincia di Caserta, e’ relativamente recente la pronuncia del Consiglio di Stato con la sentenza n. 10366/2025, su un contenzioso che vedeva contrapposti la Eutecna Società Agricola S.r.l. e il Comune. Il Comune aveva negato l’avvio dei lavori per un impianto di produzione di biometano che la società puntava a realizzare con capacità produttiva, anche questa volta, di 500 Smc/h. La decisione del Consiglio ha rigettato l’appello di Eutecna Società Agricola S.r.l., confermando la legittimità degli atti emessi dal Comune di Baia e Latina.
Anche a Dragoni, comune dell’Alto Casertano, fin dal 2022 si e’ aperta una contesa ininterrotta tra ricorsi, ordinanze comunali, rilievi di illegittimità nella progettazione dell’impianto e provvedimenti impugnati innanzi al T.A.R. tra l’amministrazione, dialogante con il locale comitato civico, e la Cannavina Biometano, in origine la controllata di Retina Holding proponente la realizzazione dell’impianto. Successivamente un’altra società controllata da Retina, la Retina Land, acquisiva il diritto di superficie direttamente dalla proprietaria dei fondi su cui deve realizzarsi l’impianto.
Nonostante la mancanza del progetto esecutivo, la sopraggiunta indisponibilità dei fondi per essere stato trasferito il relativo diritto di superficie ad altra società, la decadenza per il fermo prolungato superiore ad un anno, l’incidenza dell’opera sulla fascia di rispetto stradale per l’esecuzione del progetto di adeguamento ANAS della SS 372 Caianello-Benevento, la Cannavina comunicava a fine 2024 l’inizio dei lavori di costruzione dell’impianto.
Con nota immediata che rilevava le diverse carenze documentali emerse, il Comune metteva stop ai lavori che sono ad oggi inibiti da un gran numero di provvedimenti e note dell’amministrazione comunale. Ad aprile 2025 il sindaco Antonella d’Aloia insieme ad un tecnico dell’ente, allertata dalla ripresa dei lavori nonostante il divieto, raggiunge il cantiere e prova a fare intervenire i carabinieri. Ma il comandante del comando di Piedimonte Matese riferiva che la società poteva procedere con i lavori disponendo di Autorizzazione Unica rilasciata dalla Regione (non dichiarata ancora decaduta da parte del responsabile del procedimento regionale
arch. Francesca De Falco). Il sindaco sporge querela indirizzata al procuratore della Repubblica di S.Maria C. V. in data 14/4/2025, chiedendo che siano individuati e puniti tutti i responsabili dei fatti gravissimi esposti. Come si legge nel testo, “l’inizio dei lavori e’ finalizzato a conseguire il finanziamento del PNRR che non potrebbe essere conseguito se il progetto esecutivo venisse – come si deve – rivalutato in conferenza dei servizi”. L’erogazione degli incentivi (il contributo per la Cannavina Biometano ammonterebbe a circa 16 milioni di euro) prevede la possibilità di approvvigionamento della materia prima (reflui zootecnici e scarti agricoli) nel raggio di 25 km dalla sede dello stabilimento. L’impianto risulta macroscopicamente inutile considerato che nel raggio di 15 km sono previsti 4 impianti ( due impianti a Baia e Latina e uno a Pietravairano distante 15 km da quello di Dragoni). Il numero di conferitori presenti nell’area coinvolta non potrebbe sostenere il funzionamento dei quattro impianti configurando tutta l’operazione come una pervicace frode a danno di risorse pubbliche.
Diventa chiaro a questo punto l’aver ingaggiato una battaglia formidabile per far valere il diritto di una comunità ad uno sviluppo sostenibile non solo sul piano ambientale ma anche economico. Scelte politiche che spostano le risorse a fondi speculativi minano anche la libera concorrenza. Un drenaggio di fondi sottratti alle attivita’ sane e alla produzione di cibo se e’ vero che accade di rifornire questi impianti con grandi quantità di insilato e triticale coltivati appositamente per alimentare gli impianti, sottraendo ettari di territorio per la produzione di cibo. Gianni Tamino dell’ Associazione italiana Medici per l’Ambiente (ISDE) e già docente dell’Università di Padova, a proposito degli impianti di biogas spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente, in un recente dibattito pubblico ha osservato: “Si può infatti parlare di fonti rinnovabili solo se nel territorio di origine e nel tempo di utilizzo quanto consumato si ripristina. Ciò vale per l’energia solare e quelle derivate come il vento e l’energia idrica, ma non si applica totalmente alle biomasse intese come materiale prodotto da piante e destinato alla combustione”. Infatti nel caso di biomasse provenienti da colture agricole dedicate, l’impianto si rivela con “un bilancio energetico molto basso in quanto occorre da un lato calcolare l’energia necessaria per la produzione agricola (fertilizzanti, fitofarmaci, irrigazione, trasformazione, trasporti, ecc), dall’altro quella necessaria per far funzionare l’impianto”. Inoltre, sostiene Tamino, “alimentare un impianto a biomasse con prodotti agricoli (mais, triticale, ecc.), che consumano terreno utile per produrre cibo, è un problema anche di ordine «etico»: mentre in varie parti del pianeta vi sono difficoltà di approvvigionamento e il nostro paese ne importa dall’estero, si preferisce utilizzarli come materiali nei biodigestori. Se si dovesse coprire il 10% del fabbisogno energetico italiano utilizzando biomasse, occorrerebbe una superficie di coltivazione grande 3 volte l’Italia”.
Senza finanziamenti pubblici gli impianti di biometano non sarebbero economicamente sostenibili: 1 miliardo e 900 milioni di euro dal PNRR, sollecitati dall’azione lobbistica esercitata a Bruxelles e poi riscossa in Italia, consente di trarre notevole profitto anche senza un reale ricavo da produzione e vendita di biometano.