ANCORA MORTI IN EUROPA NELLA GUERRA DEL TERRORISMO.MONACO DI BAVIERA: SPARI E TERRORE. 10 MORTI E 21 FERITI. IL KILLER SI E’ UCCISO. LA TESTIMONIANZA DEL SACERDOTE ITALIANO DON GINO LEVORATO

di Giovanna Paolino

A pochi giorni dall’attentato di Nizza, il cuore dell’Europa è ancora una volta colpito e violato. Questa volta tocca alla Germania con dieci morti, 16 ricoverati in ospedale (tre gravi e 13 leggeri, ha detto il capo della polizia Hubertus Andrae, confermando fra i feriti anche «bambini» e «adolescenti») e una grande incertezza sulla matrice di un attacco che comunque la polizia tedesca definisce sicuramente come atto di terrorismo.

La sparatoria di Monaco è iniziata alle 17.52  di ieri 22 luglio in un fast food del centro commerciale Olympia, nel quartiere Moosach, sede degli impianti delle olimpiadi del 1972. Lo ha reso noto Thomas Baumann, vice portavoce della polizia del capoluogo bavarese. “La sparatoria nel centro commerciale di Monaco potrebbe essere un attacco terroristico”, dicono fonti della sicurezza tedesca citate dalla Dpa.La polizia ritiene che l’attentatore di Monaco abbia agito da solo, facendo nove vittime, e si sia poi suicidato. «Abbiamo trovato una persona che si è uccisa», ha scritto la polizia sul suo account Twitter. «Si tratta con molta probabilità dell’attentatore il quale, in base alle indagini attuali, ha agito da solo».

L’attentatore di Monaco era un diciottenne tedesco-iraniano incensurato residente da anni nel capoluogo bavarese: lo ha rivelato in conferenza stampa il capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae. I moventi e contatti del killer di Monaco non sono noti. Il padre dell’attentatore è stato portato nella caserma della polizia per essere interrogato. Lo scrive il quotidiano tedesco Bild che riferisce anche di come il killer andasse a scuola nei pressi di casa e un suo vicino lo aveva visto anche ieri. «Viveva vicino a me, lo conoscevo – ha detto il ragazzo – un mio amico era suo compagno di classe e sosteneva che era un tipo tranquillo».

Andrae non ha voluto precisare se si sia trattato di un «atto terroristico» o di «follia»: al momento si parla di «sparatoria», ha detto sottolineando che la definizione dell’atto è legata al movente dell’omicida, tra le cui vittime sono anche «adolescenti» (non quindi bambini). Il capo della polizia ha confermato che non vi sono indizi di altri criminali coinvolti e prime informazioni su tre attentatori erano legate ad un’auto partita a forte velocità ma che non aveva nulla a che fare con la sparatoria.

SONO STATO IN CURA” La tv N24 ha mostrato un video in cui un uomo, dal tetto del palazzo adiacente al centro commerciale, insulta uno dei terroristi chiamandolo con l’equivalente tedesco di «stronzo». Lo scambio fra i due avviene in dialetto bavarese. L’attentatore dice «sono tedesco», nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico (Harz IV). Lo scambio è piuttosto vivace. L’attentatore dice di essere stato in cura, l’abitante lo insulta dicendogli che quello è il luogo dove dovrebbe stare, «in cura psichiatrica».

Caccia all’uomo. Dopo qualche esitazione, la polizia parla chiaramente di terrorismo, anche se non fa riferimento all’Isis e alla matrice islamica. In un primo momento sembrava che gliattentatori fossero almeno tre e per questo la polizia bavarese ha iniziato una gigantesca ai presunti killer in fuga. Intensificati anche i controlli al confine con l’Austria e la Repubblica Ceca.

Un momento e tutto cambia. Così ha descritto la terribile scena dell’attentato di Monaco, don Gino Levorato, sacerdote paolino che vive nella città tedesca. A raccogliere la sua testimonianza è Famiglia Cristiana: «Alle 19.30 mi trovavo in Karlsplatz e ho visto un gruppo di turisti spagnoli fuggire terrorizzati. Sulla scala mobile della metropolitana ho avuto l’impressione di vedere una persona ferita. La polizia mi ha intimato di allontanarmi subito e di andare via altrimenti mi sarei avvicinato. È stata una questione di pochi secondi. Ho avuto la netta impressione che anche in centro fosse successo qualcosa di grave anche se nessuno ci dava notizie».