BENEVENTO, CINQUE ARRESTI, TRENTASEI INDAGATI PER DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA

BENEVENTO – Era l’uomo che si era costruito un “impero” costruito sulla gestione dei migranti. Tredici centri con circa 800 richiedenti asilo. Paolo Di Donato, al vertice del consorzio ‘Maleventum’, finito agli arresti domiciliari con accuse gravissime. Truffa ai danni danni dello Stato, falso, corruzione, e altre contestazioni.

Per tutti era ormai ‘il re dei rifugiati’.  dichiarava testualmente ostentando sicurezza: “Io faccio l’imprenditore: mi occupo del sociale sì, ma non sono mica un prete, devo fare utili”. E ne faceva eccome. Un milione in pochissimi anni. Ma ora si scopre che – stando all’impianto accusatorio – con la presunta complicità di funzionari pubblici  truffava lo Stato e lucrava due volte sulla pelle dei migranti: dei quali percepiva contributi anche se molti rifugiati che risultavano ospiti delle sue strutture erano andati via da un pezzo.

Un’inchiesta che si pensava potesse esplodere già da qualche mese, quella coordinata dal procuratore capo Aldo Policastro e dall’aggiunto Giovanni Conzo, con la pm Filomena Rosa: indagini della Digos di Benevento sulla serie di illeciti che riguarderebbe  Di Donato e dei carabinieri su altre vicende collegate.

In totale cinque arresti e 36 indagati a Benevento per una frode sui centri di accoglienza per migranti.