Per Belvederenews abbiamo intervistato Carmine Papa.
Chi è Carmine Papa?
Sono un cicloturista nato sulla Via Appia al chilometro 227, in quello che all’epoca era Vicus Novanensis, oggi Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, a due passi dalle Forche Caudine. Ho vissuto lì fino all’età di 18 anni, esplorando i borghi e la natura circostante, prima in bicicletta e poi in vespa. Successivamente mi sono trasferito a Roma, la mia città d’adozione.
Perché la Via Appia come musa ispiratrice?
Questo interesse nasce da un mix di fattori psicologici. Da un lato, il fascino delle grandi avventure sulle “lunghe rotte”, già da quando avevo 14 anni la Via Appia rappresentava per me un viaggio epico e senza tempo, dall’altro il mio impegno nel volontariato sociale per aiutare e sostenere il prossimo e le comunità lungo la Via Appia, dedicandomi con passione e abnegazione a raggiungere questo obiettivo. Questo mix sfocia in una domanda cruciale. Cosa posso fare per il mio Sud che si sta spopolando?
Parlaci del tuo libro “La Via Appia in Bicicletta”.
Le riflessioni e gli episodi scaturiti dalla domanda precedente mi hanno portato a considerare diverse possibilità. In prima analisi la Via Francigena, poi la lettura del libro di Rumiz. In un momento difficile della mia vita, ho deciso di intraprendere il viaggio lungo la Via Appia con una bicicletta del 1920, da Roma a Brindisi in otto tappe. Successivamente ho coltivato il sogno di pubblicare un libro, unendo il racconto di questo viaggio ad aneddoti, emozioni e incontri particolari.

Cosa ti lega a questa strada?
Sicuramente le mie radici, ma oggi, dopo averla percorsa centinaia di volte, è diventata un enorme archivio di ricordi e metafore, tanto da poterla considerare una vera e propria roadmap della vita. Oggi a questa strada mi lega la forte certezza che essa rappresenti un’opportunità di rinascita e ripopolamento per le numerose piccole comunità presenti lungo il percorso.
Com’è nata l’idea dell’Appia Week?
L’idea è nata da un crescendo di eventi. Tutto è iniziato nel 2020 con l’incontro con quattro ragazzi svizzeri che la stavano percorrendo in bicicletta, proprio dopo aver superato il ponte borbonico di Minturno. Mi dissero di non aver trovato una guida cicloturistica e così, da allora, ne pubblico una con aggiornamenti annuali. Tuttavia, questo non bastava e mi sono reso conto che la maggior parte delle comunità, forse ancora oggi parzialmente, ignoravano l’opportunità che la Via Appia ci stava offrendo. Per questo, mi sono sentito in dovere di organizzare, lungo i circa 1000 km della Via Appia (sia Claudia che Traiana), un festival di eventi. Ho connesso e coinvolto oltre 100 associazioni lungo il percorso che, insieme alle istituzioni locali, ogni anno organizzano una ciclostaffetta, una podostaffetta, ciclovacanze, passeggiate e visite museali, affiancate da concerti, rinfreschi, serate teatrali e musicali. È una vera e propria simulazione di un turismo innovativo.
Come vedi il futuro dell’Appia Week nei prossimi anni?
Vedo il futuro dell’Appia Week come la massima espressione dell’accoglienza “Meridionale”. “Week” indica sette o otto giorni di disponibilità, un tempo minimo per godersi l’intero percorso in bici o con altre formule più comode, magari spostandosi in camper o in moto per poi camminare lungo alcuni tratti e vivere ciò che quell’area ha da offrire. In alternativa, la si potrebbe dividere in tre tronconi: Roma-Benevento, Benevento-Brindisi (Appia Claudia) e Benevento-Brindisi (Appia Traiana), per completare il cammino in tre settimane, anche separate tra loro, con un adeguato supporto logistico. L’orientamento dell’Appia Week sarà sempre più sul concetto di “Viaggia e Vivi l’Appia”, contribuendo a raggiungere l’obiettivo di un milione di visitatori annui da tutto il mondo.
Grazie Carmine!
Grazie a Voi!
