Intervista ad Angelo Lustro – FILT-CGIL Campania
La conversazione si apre sulla situazione generale del settore.Lustro non concede attenuanti.
«Siamo davanti a una crisi costruita sulle spalle dei lavoratori e delle aziende. L’aumento dei carburanti non è più un problema: èun attacco diretto alla sostenibilità del trasporto pubblico, della logistica, del trasporto merci e delle Vie del Mare. Le imprese stanno tenendo in piedi i servizi bruciando risorse che servivano per investimenti e manutenzioni. Se continua così, il sistema si ferma.»
Il nodo degli aumenti è centrale. Gli viene chiesto se davvero tutto sia riconducibile alle tensioni internazionali.
«No. Non tutto il petrolio che arriva in Europa passa dalle aree di crisi e non c’è una riduzione proporzionale della produzione mondiale. Quando i prezzi salgono comunque, significa chequalcuno sta speculando. E la speculazione genera extraprofittienormi che vengono scaricati sulla collettività. È un meccanismo che arricchisce pochi e impoverisce tutti gli altri.»
La questione riguarda direttamente chi lavora.
«Il carburante è diventato una tassa indiretta sul lavoro. Chi deve usare l’auto per andare a lavorare paga un costo che non dipende da lui. È un prelievo imposto dal mercato. E quando il mercato impone tasse, la politica deve intervenire. Non possiamo accettareche ogni crisi internazionale diventi automaticamente un aumentodei prezzi che ricade sempre sugli stessi.»
Il rischio di un collasso del sistema è concreto e imminente.
«Se non si interviene subito, avremo tagli ai servizi, peggioramento della qualità, aumento delle tariffe e perdita di posti di lavoro. E c’è un rischio più grave: la perdita di fiducia nelle istituzioni. Quando la gente vede che paga sempre lei, mentre altri incassano sempre loro, la democrazia si indebolisce. È un punto di non ritorno.»
La richiesta alle istituzioni è diretta e senza diplomazia.
«Servono sostegni straordinari alle aziende più esposte, adeguamenti dei contratti di servizio, interventi specifici per il trasporto marittimo e per la logistica, tutele per i lavoratori che usano il mezzo privato, controlli veri sulla filiera petrolifera. Eserve una decisione politica che finora è mancata: se esistonoextraprofitti, una parte deve tornare alla collettività. Non èaccettabile che i costi siano sempre socializzati e i profitti sempre privatizzati.»
Il nodo politico è la credibilità degli interventi.
«La domanda è semplice: questa volta si vuole intervenire davveroo assisteremo all’ennesima stagione di dichiarazioni senzaconseguenze? Non
servono parole. Servono scelte immediate, risorse concrete,interventi strutturali. Chi governa deve decidere se stare dalla parte di chi lavora o dalla parte di chi specula.»
Il messaggio finale è netto e non lascia spazio a interpretazioni.
«Dietro ogni aumento del carburante c’è un lavoratore che devearrivare al lavoro, un’azienda che deve garantire un servizio, un cittadino che deve spostarsi per vivere. Non accetteremo che il conto venga presentato sempre agli stessi. Se qualcuno pensa che il lavoro possa continuare a pagare tutto, si sbaglia.»