Incendio di Airola, l’appello da Montesarchio

Il post su Facebook del Sindaco Carmelo Sandomenico

E’ un accorato appello alla comunità quello lanciato dal Sindaco di Montesarchio.

IL SEQUESTRO NON PUÒ DIVENTARE ABBANDONO. ORA VOGLIAMO SAPERE CHI DOVEVA INTERVENIRE” scrive a lettere maiuscole.
Le domande sono drammatiche e si spera che trovino in tempi brevi risposte:
Se, come risulta dalle informazioni disponibili, l’area interessata dall’incendio era già sottoposta a sequestro giudiziario, chi ne aveva la custodia? Chi doveva garantirne la messa in sicurezza? Chi doveva provvedere alla rimozione dei rifiuti? Da quanto tempo quei materiali erano lì? E soprattutto: perché erano ancora lì?
Le istituzioni competenti conoscevano la situazione?
Erano state impartite prescrizioni?
Qualcuno aveva segnalato il pericolo rappresentato dalla permanenza di quella enorme quantità di materiale?
Sandomenico auspica collaborazione tra tutti i Comuni coinvolti (tutta la Valle Caudina, in pratica) e valuta l’idea di un esposto alla Procura della Repubblica.
Si tratta di disastro ambientale e Sandomenico, da primo cittadino e da responsabile della salute pubblica, pretende la verità. I vari Comuni stanno emettendo ordinanze di chiusura di porte e finestre, ma ci vorranno giorni per spegnere l’incendio. E’ una vera mannaia, se contestualizzata in un’area già tristemente famosa per l’altissimo tasso di tumori.

La giornata di ieri ha visto anche un altro incendio, sempre di natura dolosa, a Maddaloni. In questo caso bruciava il bosco.

In Italia, in Puglia hanno bruciato 8.000 ettari. A luglio ha bruciato la Calabria e le fiamme hanno sfiorato anche il Cristo di Maratea, in Basilicata. Non possono essere casualità né incidenti e non possono restare impuniti.
Servono controlli capillari, una maggiore responsabilizzazione dei cittadini e un’efficace campagna di sensibilizzazione e scolarizzazione. Sì, scolarizzazione: chi avvelena e/o brucia la propria terra dev’essere criminale, ma anche povero intellettualmente e culturalmente.