CHI SONO I DUE EX GENERALI NELL’AZIENDA COLPITA DA INTERDITTIVA ANTIMAFIA?

I fatti raccontati dall'inchiesta condotta dalla DDA

Un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ha portato alla luce un oscuro retroscena che coinvolge la Czeta, un’azienda operante nel settore dei rifiuti con base nella provincia di Caserta. La società, recentemente colpita da un’interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Vicenza, Salvatore Caccamo, ha attirato l’attenzione per la presenza di due ex generali nel suo consiglio di amministrazione.

 

L’interdittiva antimafia

Il provvedimento del prefetto è arrivato a seguito di un’indagine del gruppo interforze antimafia che ha evidenziato il rischio di contaminazione mafiosa per la Czeta. In particolare, l’inchiesta ha rilevato una contiguità con elementi appartenenti a sodalizi criminali della Campania, in particolare della provincia di Caserta. Secondo il Gruppo Interforze Antimafia (Gia), “la sussistenza del rischio di infiltrazione e/o condizionamento nell’esercizio dell’attività dell’impresa interdetta è stata rinvenuta in un ampio quadro di insieme che ha tenuto conto di più fattori, come il territorio di riferimento, nello specifico quello campano e quello della provincia di Caserta, oltre al settore economico della raccolta e smaltimento di rifiuti, individuato come ad alto rischio di infiltrazione”.

 

L’inchiesta della Dda e i personaggi coinvolti

La Czeta era già finita sotto i riflettori alcuni mesi fa, quando la DDA di Napoli ha effettuato perquisizioni a carico di politici e imprenditori del settore dei rifiuti. Tra questi figuravano i fratelli Luigi e Nicola Ferraro, con Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, condannato per reati di camorra per la sua vicinanza al clan dei Casalesi. I magistrati dell’antimafia partenopea, nel decreto di perquisizione, hanno indicato che Domenico Romano, ritenuto un imprenditore di riferimento del clan Nuvoletta, avrebbe agito come intermediario tra Nicola Ferraro e l’imprenditore Aniello Ilario della Czeta. Ferraro avrebbe poi incontrato il sindaco di Arienzo, Giuseppe Guida, con l’obiettivo di favorire l’aggiudicazione dell’appalto dei rifiuti alla Czeta.

 

Il consiglio di amministrazione della Czeta

L’inchiesta ha inoltre rivelato dettagli sorprendenti sul consiglio di amministrazione della Czeta, composto da figure di alto profilo. Giovanni Mainolfi, presidente del consiglio di amministrazione, è un ex generale della Guardia di Finanza, noto per aver ricoperto ruoli di altissimo livello, tra cui quello di comandante della Gdf del Veneto. Mainolfi è stato nominato nel cda della società l’8 marzo 2024.

Un altro membro del cda è Vito Antonio Rosario Diomeda, ex generale dei Carabinieri, conosciuto per il suo ruolo di vicecomandante del Nucleo Antisofisticazione (Nas) a Catania. Anche Diomeda è stato nominato amministratore delegato l’8 marzo 2024.

Il terzo componente del cda è Gaetano Miele, un professionista di Cervinara con una carriera manageriale di tutto rispetto. Anche Miele è stato nominato l’8 marzo 2024. Secondo le prime indagini, questi tre alti ufficiali non risultano coinvolti direttamente negli accertamenti condotti.

 

I soci della Czeta

La proprietà della Czeta è divisa tra tre soci: Carlo Ilario (40%), Luigi Pio Ilario (40%) e Claudia Mignuolo (20%), tutti campani. Aniello Ilario, coinvolto nell’inchiesta della DDA, ha ricoperto ruoli chiave nella Czeta dal marzo 2018, come membro del cda, amministratore unico e preposto.

L’interdittiva antimafia rappresenta un duro colpo per la Czeta, che dovrà ora affrontare le conseguenze legali e amministrative di questa complessa vicenda giudiziaria.