Ad accendere la spia rossa sui danni provocati dalla fauna selvatica è l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha recentemente diffuso una relazione basata sui dati raccolti tra il 2021 e il 2024. Lo studio propone una collaborazione strutturata tra Regioni, Province autonome e Parchi nazionali, finalizzata all’incrocio delle informazioni e alla creazione di una banca dati unificata sul fenomeno.
Dalla relazione emerge che nel solo 2024, in Italia, i danni ammontano complessivamente a circa 24 milioni di euro per le colture agricole, 2,8 milioni per le predazioni e 19,5 milioni per gli incidenti stradali.
Insieme a Lazio e Toscana, la Campania viene citata a livello nazionale per il forte incremento dei danni economici. Secondo i dati ISPRA, la regione è passata da oltre 2 milioni e 88 mila euro di danni nel 2021 a circa 4 milioni e 900 mila euro nel 2024. Una crescita esponenziale riconducibile in larga parte ai cinghiali, responsabili dei danni alle colture su tutto il territorio regionale. La tabella ISPRA indica inoltre, tra le specie coinvolte, anche due specie di avifauna e tre altri mammiferi. In tutti i casi, il ristoro economico ricade sulla Regione.
La criticità è da tempo al centro dell’attenzione di Confagricoltura Campania e dell’EPS Campania – Ente Produttori Selvaggina – che, incrociando i dati ISPRA con il recente decreto dirigenziale della Regione Campania sul Piano di abbattimento tramite selecontrollo (D.D. n. 7 del 16/01/2026), hanno elaborato un piano operativo per rispondere alle esigenze delle aziende agricole e zootecniche, contenere la presenza degli ungulati nei centri abitati, prevenire i danni e mappare le aree più esposte.
La Regione Campania prevede l’abbattimento di 13 mila cinghiali, sulla base di uno studio condotto dal CRIUV. Confagricoltura Campania ed EPS Campania annunciano però la richiesta di un incontro urgente con i presidenti degli Ambiti Territoriali di Caccia delle cinque province, con l’obiettivo di istituire tavoli tecnici provinciali e sub-provinciali per una gestione puntuale e coordinata del piano di selecontrollo.
Per la federazione regionale guidata da Fabrizio Marzano, l’intervento deve fondarsi su criteri scientifici e su una strategia di prevenzione capillare. L’abbattimento, sottolineano, deve essere selettivo: priorità ai cinghiali che arrecano danni alle colture e causano incidenti stradali, mentre possono essere esclusi i ceppi che vivono stabilmente nel proprio habitat naturale, si nutrono di risorse del sottobosco e convivono con il lupo.
Confagricoltura Campania ed EPS Campania non si limitano alla proposta teorica. «Offriamo la possibilità, tramite i nostri operatori qualificati presenti sul territorio, di raccogliere le segnalazioni sulla presenza dei cinghiali, garantendo interventi mirati da parte dei selecontrollori», spiega il presidente. «Con il supporto dell’EPS siamo pronti a gestire la criticità e a mettere in campo un metodo scientifico capace di fornire assistenza concreta alle aziende agricole».
La proposta prevede la diffusione di un doppio avviso pubblico al mondo agricolo, tramite le organizzazioni di categoria: un primo avviso invernale, con scadenza entro il 15 febbraio, per la tutela dei seminativi, e un secondo in primavera-estate per frutteti, noccioleti e altre colture, con parametri oggettivi indicati dall’Ispra per consentire una raccolta dati uniforme per tutte le regioni. Le segnalazioni consentirebbero di programmare gli interventi prima che la presenza dei cinghiali si traduca in danni. È inoltre previsto un sopralluogo di conferma da parte di una delegazione di selecontrollori dell’EPS, incaricata di descrivere le aree interessate, stimare il numero degli animali e individuare i punti strategici per gli interventi.
«Il piano di selecontrollo nasce per offrire un servizio reale agli agricoltori, non per prolungare l’attività venatoria di una parte dei cacciatori abilitati», sottolinea Gennaro Barra dell’EPS Campania. «La stagione venatoria è ormai alla chiusura e le attività previste dal calendario non sono sufficienti a contrastare il sovrannumero di questa specie».
«Siamo pronti a intervenire anche su piccione domestico e volpe: il primo arreca danni alle aziende zootecniche e agricole, la seconda rappresenta una minaccia per la biodiversità. Al momento non sono ancora classificate come specie problematiche, ma il nostro impegno è rispondere alla richiesta dell’ISPRA di dati puntuali e, soprattutto, mettere in campo un efficace piano di prevenzione», conclude Barra.