Jabil in vacanza come le scuole. L’USB denuncia la mancanza di un piano di rilancio dell’azienda

Comunicato dell’ USB – Unione Sindacale di Base sulla Vertenza Jabil.

La chiusura dello stabilimento dal 21 dicembre al 7 gennaio, con una riapertura riservata solo a pochi lavoratori, rappresenta un fatto grave e senza precedenti nella storia dell’azienda.
Una gestione che somiglia più a quella di un istituto scolastico che a quella di una grande realtà industriale.
USB lo aveva detto con chiarezza, fin dall’inizio: questo progetto industriale faceva acqua da tutte le parti.
Lo abbiamo detto nei tavoli istituzionali, lo abbiamo detto al Ministro, lo abbiamo messo nero su bianco.
Oggi i fatti iniziano a darci ragione.
Un’azienda che può permettersi di restare chiusa per settimane non è un’azienda in rilancio.
O mancano gli ordini, oppure manca una reale volontà industriale.

In entrambi i casi, siamo lontani anni luce dalle promesse fatte ai lavoratori e al territorio.
Nel frattempo, tutti i lavoratori sono stati lasciati a casa in cassa integrazione, ancora una volta utilizzata come ammortizzatore delle scelte sbagliate.
Questo sarebbe il progetto industriale che avrebbe dovuto risolvere la vertenza Jabil?
Questo è il futuro che il MIMIT ha ritenuto credibile e ha deciso di avallare?
Un Ministero che sceglie di sostenere e certificare un piano industriale non può far finta di nulla quando quel piano si rivela inconsistente. USB aveva avvertito, e continuerà a denunciare questa situazione in tutte le sedi.
Non accetteremo che il fallimento di questo progetto venga scaricato sui lavoratori, né che la vertenza venga trascinata nell’incertezza con chiusure, cassa integrazione e promesse vuote.

USB – Unione Sindacale di Base

La verità viene sempre a galla.
I lavoratori non si ingannano.