A cento anni dalla nascita di Nilde Iotti abbiamo chiesto alla prof.ssa Anna Cavaliere di ricordare la figura di uno degli emblemi dell’emancipazione femminile.
La professoressa è borsista presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è ricercatrice di Filosofia del Diritto presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno. Si è occupata del paradigma della laicità, di questioni di genere, di diritti. Tra le sue pubblicazioni più rilevanti Le ragioni della secolarizzazione. Böckenförde tra diritto e teologia politica, Giappichelli, Torino 2016; La Comparsa delle donne. Uguaglianza, differenza, diritti, Fattore Umano, Roma 2016; Un bilancio (provvisorio) dell’età post-secolare. Religione e diritto a partire dalla riflessione di Jürgen Habermas in “Rivista di Filosofia del Diritto”, 2/2018; La rivoluzione incompiuta. Il rapporto controverso tra femminismo e diritti sociali in “Ragion pratica” 2/2019; L’invenzione della povertà. Dalla teologia economica ai diritti sociali. La Scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2019.
In ricordo di Nilde Iotti
Cento anni fa, il 10 aprile del 1920, venne alla luce a Reggio Emilia Nilde Iotti. Di umili origini – figlia di un ferroviere perseguitato a lungo per il proprio impegno sindacale e di una casalinga – tra mille difficoltà ella riuscì a proseguire gli studi e, grazie ad una borsa di studio, a frequentare l’Università Cattolica di Milano, dove conseguì brillantemente la Laurea in Lettere. Giovanissima partecipò alla Resistenza, ricoprendo dapprima il ruolo di staffetta partigiana ed in seguito aderendo ai Gruppi di difesa della donna, una formazione antifascista interna al Partito Comunista Italiano. Per molto (troppo) tempo, Nilde Iotti è stata conosciuta nel nostro Paese solamente per la sua scandalosa storia d’amore con Palmiro Togliatti, 27 anni più vecchio di lei e già sposato, all’epoca del loro incontro, con la compagna di partito Rita Montagnana. Quella storia d’amore suscitò contro Nilde i violenti epiteti utilizzati dai suoi avversari politici, ma anche l’astio e la diffidenza dei compagni di Partito, generò perfino una certa apprensione in URSS, dove si temeva che ella potesse avere una cattiva influenza sul compagno. Da quell’odioso stigma, ella si liberò completamente soltanto dopo la morte di Togliatti.
Eppure Nilde Iotti è riuscita a detenere in Italia molti primati: a 26 anni, fu tra le più giovani a partecipare all’Assemblea Costituente e, nel 1979, fu la prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera dei Deputati, un incarico che la vedrà impegnata per ben tredici anni.
Oggi viene spesso ricordata, legittimamente, come “un simbolo di emancipazione femminile”: lo ha ricordato, in occasione del centenario della sua nascita, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’impegno a favore dei diritti delle donne e contro le discriminazioni l’ha accompagnata durante la sua lunghissima vicenda politica. In assemblea costituente ella si batté contro il riferimento in Costituzione all’indissolubilità del matrimonio, cosìche fosse aperto il varco, nel nostro ordinamento, per l’introduzione del divorzio.
Nel corso degli anni Settanta, partecipò attivamente alle battaglie per il riconoscimento del lavoro delle contadine; per la riforma del diritto di famiglia, per i diritti dei figli naturali; nel 1984 appoggiò una proposta di legge relativa ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma il suo impegno politico non si risolse certamente nelle questioni di genere.
Dotata di una fortissima passione civile ed al contempo di un grande senso delle istituzioni (perché – come ella stessa amava ripetere – prima la Resistenza e poi la palestra della Costituente l’avevano forgiata), Nilde Iotti, nel corso della sua carriera politica, prese posizione in maniera decisa sulle principali questioni della storia repubblicana: gli armamenti nucleari, l’Europa, la questione morale, la corruzione della politica, il rapporto tra politica e magistratura, perfino, quasi profeticamente, negli ultimi anni della sua carriera, sulla crisi della “forma partito”. Ella si espresse sempre, in maniera incondizionata, in difesa del parlamentarismo, come ricorda il suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera della VIII legislatura, il 20 giugno 1979, in cui così ammoniva i parlamentari:
“guai a noi, onorevoli colleghi, se non avvertissimo con tutta la nostra forza e con tutto il nostro senso di responsabilità che le assemblee parlamentari esprimono al più alto grado la sovranità popolare”.
