BASTA RICATTI DIGITALI.
Perché i nostri dati non possono essere la moneta di scambio delle multinazionali. Dal 1° Agosto 2026 cambiano le regole del gioco. Alcune Multinazionali dello spazio cibernetico hanno deciso di imporci nuovi Termini di Servizio. Ma non è un “adeguamento burocratico”. È un ultimatum. La scelta che ci impongono è una sola: O accetti di essere tracciato in background, anche a dispositivo spento. O te ne vai. E con te spariscono account, posta, foto, memoria, contatti, relazioni.
ACCETTI LO SPIONAGGIO O TI CANCELLIAMO L’ACCOUNT. QUESTO È UN RICATTO. Non possiamo chiamarlo altrimenti. Un servizio che oggi è infrastruttura sociale, usato da milioni di cittadini per lavorare, studiare, comunicare con la famiglia, non può diventare un’arma di coercizione commerciale.
IL BOTTINO: QUANTO VALE IL NOSTRO SILENZIO? I nostri dati sono l’oro nero del millennio. Ogni ricerca, ogni spostamento, ogni messaggio alimenta monopoli globali, profitti stratosferici e dinamiche economiche e geopolitiche di cui siamo le prime vittime, ma mai i protagonisti. Ci trattano da sudditi digitali: estraggono valore dalla nostra vita e, se proviamo a dire “no”, ci minacciano di ricacciarci all’età della pietra digitale.
Firma al seguente link: https://c.org/pYYGzKV7fZ?sfnsn=scwspmo
CHIEDIAMO ALTERNATIVE DI DIGNITÀ CONTRATTUALE. Firmando questo Manifesto chiediamo alle Istituzioni e al Garante per la Protezione dei Dati Personali di intervenire con urgenza per imporre due vie di uscita dal ricatto: Via 1 — PER CHI VUOLE RESTARE: Diritto di Rifiuto. Chiunque deve poter continuare a usare i servizi di base: email, comunicazioni, archivio. Senza essere obbligato al tracciamento in background, alla profilazione commerciale o all’uso dei propri dati per addestrare le AI. I servizi essenziali non si possono legare a un ricatto di sorveglianza. Via 2 — PER CHI VUOLE USCIRE: Diritto all’Oblio Certificato. Chi decide di non accettare deve poter esportare integralmente i propri contenuti storici. E deve ricevere da Google, Xiaomi e dalle altre piattaforme un’attestazione formale, scritta e verificabile, della distruzione totale e irreversibile di ogni traccia, backup e profilazione. Il bottino non deve restare nei loro server. DESTINATARIO: AL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI. Gentile Garante, non stiamo parlando di clausole contrattuali. Stiamo parlando di libertà fondamentali in uno spazio che è diventato pubblico. Le chiediamo di aprire un’istruttoria immediata e di obbligare le multinazionali a garantire alternative reali e dignitose. La democrazia non può essere “prendere o lasciare”. Firma anche tu la Petizione per la Sovranità Digitale. Perché il silenzio ha un prezzo. E non siamo più disposti a pagarlo.