DEDICATA AD ELISABETH
Collo lungo come le tue gambe,
snello il tuo corpo, ovale il volto
da albionici lombi generata ,
nella notte ti muovi, per queste tristi lande.
Con gli occhi tuoi ridenti e tristi
del color di mare, tu mi colpisti
in una sera del ridente maggio
mentre vagavo , da solo, a vasto raggio.
Bastò uno sguardo, una parola, un gesto,
e fu subito vampa, dal ventre fino al petto.
Poi non ti vidi più per molte lune
ch’io ti cercavo nelle notti brume.
Finché una sera di questo mesto inverno,
ti ritrovai e fu come se non ti vedessi dall’eterno
ma tu ed io ci riconoscemmo, non ci fu …imbarazzo
nel ricordare e nel tornare ad un amore pazzo.
Serate ascose, amplessi vorticosi,
donavi a me una gioia torbida e sensuale
due eravamo, ma era un baccanale,
ché dalle tue labbra la vita mia suggevi.
Ed io gemevo…e tu che mi incalzavi mai satolla
finché dal sesso non mi uscia più stilla.
Tu dal piacere mio riverberavi la tua gioia vorace
più che palato mi sembrava …brace!
Poi ti raggomitolavi sul mio ampio petto,
mi accarezzavi, mi baciavi lì nel letto.
Giacemmo ancora e poi tante altre volte,
ridevi, alfine, del tuo parlar non detto.
‘Fini’- dicevi-,’ siamo tu ed io’ , senza imbarazzi
e senza ipocrisie , del sesso gustavano i suoi sollazzi.
Com’era bello e vivo quel tuo corpo, e quel tuo sguardo.
Chè spesso io più ci penso, e che giammai lo scordo.
Sebastiano Devastato, Febbraio 2010