“Le radici e la luna” la nuova fatica discografica dei P.A.O.

Due artisti eclettici, un binomio musicale di successo, Antonio Pignatiello e Gianfilippo Invincibile si raccontano.

Per BelvedereNews abbiamo intervistato i P.A.O. (Pulsazioni d’Anime Oneste).

Come nasce il vostro rapporto con la musica? Ci sono varie anime nella formazione musicale, come vi siete conosciuti?

Gianfilippo:Ci siamo conosciuti più di dieci anni fa nella produzione dell’album “A Sud di nessun Nord” del progetto solista di Antonio. E’ buffo come la nostra collaborazione artistica sia nata e sbocciata grazie all’ausilio della tecnologia. Vivendo io al nord Italia ed Antonio nella Capitale le video riunioni, le email tramite le quali le tracce registrate viaggiavano hanno reso possibile uno scambio artistico – musicale costante che ci ha permesso di arrivare sin qui, al progetto P.A.O. La stessa tecnologia che per noi è stata la miccia della nostra collaborazione, che può dunque avvicinare nella lontananza geografica, può altresì renderci degli individui soli in questa iper connessione. Per questo tendiamo nel nostro rapporto professionale e di amicizia di vivere insieme e nel concreto la musica, di godere della bellezza della natura e di confortarci sul fascino della letteratura e dell’arte in generale”.

Quale è il messaggio che generalmente voi comunicate con le performance musicali?

Antonio: Cerchiamo di comunicare autenticità. In un tempo in cui tutto sembra dover essere perfetto e filtrato, ci interessa mostrare la musica per quello che è: un incontro reale tra persone, strumenti ed emozioni. Sul palco non vogliamo offrire soltanto uno spettacolo, ma creare uno spazio in cui chi ascolta possa riconoscersi nelle storie e nelle domande che attraversano i nostri brani. Le canzoni di “A cuore Aperto” e in continuità quelle scelte per l’album Le radici e la luna” parlano di fragilità, di incomunicabilità, di ricerca di senso, ma anche della necessità di restare umani in una società sempre più veloce e distratta e di prendere posizione, di schierarsi: da qui la scelta dei brani “Militare” prodotta e suonata con Cesare Mac Petricich (Negrita) che apre l’album e “Irata” che lo chiude. Due brani contro la guerra”.

Gianfilippo: Nell’ideazione del secondo disco “Le radici e la luna” abbiamo formulato un vero e proprio manifesto. Abbiamo creato dunque un momento della performance in cui tale manifesto viene esposto (Speech) in cui suono e parole si  fondono per veicolare il nostro messaggio”.

Lo riportiamo di seguito:

MANIFESTO LE RADICI E LA LUNA

Noi veniamo dalle prove in cantina
da amplificatori condivisi,
da canzoni imparate a memoria
prima ancora di essere capite.
Veniamo da un tempo in cui la musica
non chiedeva permesso
e le band erano famiglie imperfette,
non profili da aggiornare.
Siamo cresciuti negli anni Ottanta e Novanta,
quando sbagliare era parte del suono,
quando contava stare insieme,
non arrivare primi.
Oggi, mentre tutto spinge a correre da soli,
noi scegliamo di camminare insieme.
Di guardarci in faccia.
Di tornare band.
P.A.O. nasce da questo gesto semplice e radicale:
condividere.
Il palco.
Le idee.
Le responsabilità.
Il rumore e il silenzio.
Crediamo che la musica non sia una vetrina
ma una casa.
Una casa che si costruisce in tanti,
con mani diverse,
con storie che si intrecciano.
Le radici e la luna è il nostro modo
di dire grazie
a chi ci ha insegnato che le canzoni
possono essere rifugi,
ferite aperte,
atti d’amore collettivi.
È un omaggio alle band che ci hanno formato,
alle estetiche e alle visioni che ci hanno salvato,
a chi ha scelto l’urgenza invece della posa.
Non celebriamo il passato:
lo portiamo con noi.
Come si portano le cicatrici.
Come si porta una promessa.
Le radici per non dimenticare chi siamo.
La luna per ricordarci dove possiamo arrivare.
Se la musica ha ancora un senso,
è qui.
Nel suonare insieme.
Nel restare.
Nel fare rumore
per qualcosa che vale.

 

Che tipo di location scegliete generalmente per realizzare le vostre esibizioni artistiche?

Gianfilippo: Siamo amanti di location dove si possa stare a stretto contatto con la natura. Una performance a me molto cara è stata quella fatta nel bosco in Toscana nella fantastica provincia di Siena, insieme a Filippo Gatti al basso”.

Antonio: Amiamo i luoghi che conservano ancora una voce. Può essere un piccolo teatro, un club, una piazza o un bosco. Ci interessa tutto ciò che possiede una memoria e una capacità di ascolto. Non a caso abbiamo scelto di registrare le Electric Session in the Wood direttamente nel bosco, in presa diretta e in piano sequenza. Per noi il luogo non è mai soltanto una cornice: diventa parte del racconto. Cerchiamo contesti che permettano alle persone di ascoltare davvero, senza distrazioni, mettendo al centro il rapporto tra musica, ambiente ed emozioni”.

Guarda il Videoclip al seguente link “Futuro Matematico – Electric Session in the Wood”.

Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desiderate per la vostra operazione artistica?

Gianfilippo: Siamo musicisti, il nostro habitat è il palco e per questo auguriamo al progetto P.A.O. di viaggiare molto e salire su più palchi possibili. Vinicius de Moraes diceva che la vita è l’arte dell’incontro, viaggiando in tour si potrebbe godere più che mai di tale arte”.

Antonio: Vorremmo continuare a camminare. La musica assomiglia molto ai sentieri di montagna: spesso non si vede la meta, ma ogni passo modifica il paesaggio. Dopo l’uscita di Le radici e la luna vogliamo portare queste canzoni dal vivo il più possibile e continuare a sviluppare il dialogo tra musica, immagini e natura che caratterizza il progetto. Ci interessa costruire esperienze autentiche, lontane dalle logiche dell’intrattenimento veloce. Nei prossimi lavori vorremmo approfondire ancora di più questo dialogo tra memoria e futuro, tra uomo e natura, tra parola e silenzio. Sono temi che attraversano il nostro tempo e che sentiamo urgenti, soprattutto oggi che rischiamo di perdere il rapporto con ciò che è autentico. L’obiettivo non è inseguire una tendenza, ma continuare a costruire una voce riconoscibile e sincera. Le radici e la luna rappresenta una tappa importante perché tiene insieme due forze apparentemente opposte. Le radici raccontano ciò che ci ha formati, la luna ciò che continua a chiamarci oltre l’orizzonte”.

Perché avete scelto proprio queste canzoni per “Le radici e la luna”?

Antonio: Perché rappresentano le radici musicali e culturali da cui proveniamo. Sono brani che hanno raccontato una generazione e che continuano a parlare al presente attraverso temi ancora attuali: la guerra, il disagio sociale, l’alienazione, il desiderio di libertà e la ricerca di identità. Con questo album non abbiamo voluto fare un’operazione nostalgica, ma riportare quelle parole nel presente, mettendole in dialogo con le inquietudini e le speranze del nostro tempo. Forse è questo il significato del titolo Le radici e la luna: tenere i piedi nella terra e lo sguardo rivolto al cielo. Una delle tracce che meglio rappresenta il nostro modo di intendere la musica oggi “Futuro Matematico – Electric Session in the Wood”. Il video è stato realizzato in piano sequenza nel bosco, senza artifici e senza montaggio, per raccontare la forza della performance dal vivo e il nostro legame con la natura. È una sintesi perfetta dell’estetica e dei valori che attraversano l’intero progetto”.

Per una citazione sociologica tiriamo in ballo Bauman, con la sua visione dell’amore liquido, ci ha raccontato di un mondo in cui i legami sono fragili e pronti a dissolversi. Futuro Matematico vuole evidenziare questa stessa tensione: la lotta tra il desiderio di controllo e l’imprevedibile, tra il calcolo e la libertà, tra cio che si può misurare in bellezza e ciò che resta mistero.

             

   “Le radici e la luna nasce dall’idea che per guardare lontano bisogna sapere da dove si viene: tenere i piedi nella terra con lo sguardo rivolto al cielo.”