LA LEGALITÀ COME CULTURA DELLA VITA: IL LICEO “DON GNOCCHI” RICORDA IL GIUDICE CARUSO
L’impegno per la legalità è da sempre uno dei pilastri dell’azione educativa del Liceo don Gnocchi di Maddaloni. “Legalità intesa innanzitutto come cultura volta alla prevenzione e al reinserimento sociale” ci spiega la dirigente scolastica Annamaria Lettieri spiegando il senso dell’incontro che si è tenuto nella sede dell’Istituto in occasione della giornata della legalità e in memoria delle vittime della mafia e i progetti di educazione civica incentrati sui temi della legalità, del rispetto della natura e dei diritti sociali che proseguiranno per tutto l’anno scolastico in corso.
Quest’anno il lavoro sulle legalità si è sviluppato a partire dal ricordo del magistrato Carlo Caruso: di origini romane, operante nel difficile tessuto territoriale di Catanzaro, Caruso, scomparso prematuramente per un male incurabile, ha lasciato dietro di sé il ricordo bellissimo di “giudice papà”. Non un severo esecutore della giustizia, ma un padre premuroso per tutti i ragazzi che subivano provvedimenti di reclusione e che vedevano in lui una figura provvidenziale di educatore, di consigliere, anche di preparatore, di coach che consentiva a giovani vite di rientrare nell’agone della vita e nel perimetro della legalità.
Occorreva assolutamente che il patrimonio umano e di idee del giudice Caruso non si disperdesse dopo la sua morte. Per questo la professoressa Anna Lucia Branca, moglie del magistrato, ha raccolto il testimone del suo impegno civile con una associazione che perpetua il nome di Carlo Caruso e si impegna a offrire una via di uscita ai giovani e giovanissimi detenuti attraverso la cultura. Il Liceo don Gnocchi ha inteso sviluppare una partnership con l’Associazione Caruso per legare strettamente i temi della scuola a quelli del recupero sociale.
L’associazione promuove ogni anno il Premio Letterario Caruso dedicato a minorenni scrittori. La scrittura viene promossa come strumento di introspezione, di interazione e di liberazione. Le opere dei ragazzi si offrono al lettore come un prezioso strumento di comprensione di quali siano le dinamiche positive per passare dal cono d’ombra della sub-cultura criminale alla luce della cultura della legalità che è innanzitutto cultura della vita.
Di tutto ciò si è parlato nel convegno al Liceo don Gnocchi di Maddaloni promosso dalla dirigente Annamaria Lettieri e organizzato dalla professoressa Angela De Lucia, responsabile degli eventi culturali dell’istituto. La professoressa Branca, docente di lettere a Catanzaro e presidentessa dell’Associazione Caruso ha espresso la testimonianza vivente di un impegno per la legalità e il recupero che prosegue nel ricordo dei grandi esempi civili (i giudici Falcone, Borsellino, Caruso) e consegue risultati concreti di vite recuperate. Il dottor Giacomo Lanzillotta, biologo e farmacologo, ha illustrato il nesso tra dipendenze tossicologiche e criminalità minorile: un nodo che deve essere preventivamente sciolto innanzitutto con l’educazione alla salute e la ricerca delle motivazioni adolescenziali giuste nell’ambito della psicologia dell’età evolutiva. La professoressa Maria Pia Turiello, criminologa, è entrata nel merito del volume “Volano racconti – Scritti liberi da luoghi non liberi”, che appunto raccoglie le testimonianze letterarie dei giovani detenuti. A completare il parterre di relatori la professoressa Michelina Viele, docente di diritto nel Liceo don Gnocchi che ha espresso un contributo di pensiero frutto della sua esperienza in criminologia maturata anche in ambito accademico.
Dal convegno è emerso un quadro molto vivo, non retorico, di figure di giganti della lotta per la legalità come i giudici Falcone e Caruso: accomunati non solo dall’idea di giustizia, ma anche da una passione per lo sport e la musica con una visione positiva e coinvolgente della vita. Le mafie possono essere sconfitte se si riaccende nei più giovani la passione per il vivere civile: questo il messaggio conclusivo (e l’impegno per nuove ripartenze) emerso dal convegno.