Caserta. La scuola è ripartita. Ma per il Mattei-Ferraris è iniziata una nuova realtà, molto diversa da quella che studenti, famiglie e insegnanti avevano conosciuto fino allo scorso anno.
Dopo la chiusura della sede di via Settembrini, la comunità scolastica è oggi distribuita in più strutture: una parte degli studenti è stata collocata a Puccianello, in via Amendola, altri nella zona dell’ex Saint Gobain e altri ancora al Ferraris di Centurano.
Una soluzione che ha consentito di far partire il nuovo anno scolastico, ma che già nelle prime giornate sta facendo emergere una serie di problemi concreti.
Perché una scuola non è soltanto un’aula nella quale collocare una classe.
Ci sono gli spostamenti, i trasporti pubblici, gli orari di ingresso e di uscita, i laboratori, le attività sportive, gli spazi comuni e tutto ciò che permette a una comunità scolastica di funzionare.
E proprio dagli spostamenti sono arrivati i primi disagi.
A Centurano, in particolare, la viabilità attorno alla sede del Ferraris non appare semplice da gestire negli orari in cui centinaia di studenti devono raggiungere la scuola.
Strade trafficate, carreggiate non particolarmente ampie e autobus chiamati a servire una sede diversa da quella abituale possono trasformare il trasferimento degli studenti in una difficoltà quotidiana.
Questa mattina sono stati segnalati ritardi dei pullman legati al traffico.
Ed è qui che si apre una prima questione che dovrà essere affrontata con buon senso.
Se uno studente arriva in ritardo perché il mezzo pubblico che deve portarlo a scuola rimane bloccato nel traffico, quel ritardo può essere considerato allo stesso modo di un normale ritardo scolastico?
Gli studenti non hanno scelto di cambiare sede.
Non hanno scelto nuovi percorsi, nuovi collegamenti e nuove difficoltà negli spostamenti.
Gli insegnanti che dovranno spostarsi tra i diversi plessi troveranno molteplici problematiche.
La chiusura di via Settembrini è stata determinata da ragioni di sicurezza e nessuno mette in discussione il principio secondo cui la sicurezza debba venire prima di tutto.
Ma proprio per questo, anche tutte le conseguenze organizzative della chiusura devono essere affrontate con la stessa attenzione.
Non si può pensare che il peso della riorganizzazione ricada interamente sulle famiglie e sugli studenti.
E il problema non riguarda soltanto il viaggio di andata.
Anche gli orari di uscita e la disponibilità dei collegamenti per il ritorno a casa dovranno essere verificati con attenzione.
Una scuola funziona quando gli studenti riescono ad arrivarci e a tornare a casa in condizioni compatibili con gli orari scolastici.
Poi c’è un’altra questione, forse ancora più significativa perché riguarda direttamente l’attività didattica: gli spazi.
Oggi, per alcuni studenti ospitati al Ferraris di Centurano, era prevista anche educazione fisica.
Ma in quella sede non c’è una palestra.
E allora la domanda è inevitabile: dove verrà svolta l’attività motoria degli studenti?
Educazione fisica non è un’attività accessoria.
Fa parte del percorso scolastico.
E se la palestra della sede storica non è più utilizzabile e gli studenti vengono distribuiti in strutture che non dispongono degli stessi spazi, bisogna capire come verranno garantite tutte le attività previste dall’offerta formativa.
Lo stesso discorso vale per i laboratori, che rappresentano da sempre una parte fondamentale del Mattei.
La frammentazione in più sedi non significa soltanto distribuire le classi in edifici diversi.
Significa necessariamente ripensare l’organizzazione di una scuola che per anni ha avuto spazi, laboratori e servizi concentrati nella propria sede.
Ed è proprio questo che dovrà essere verificato nelle prossime settimane.
Ma c’è una domanda ancora più importante.
Quanto durerà questa situazione?
In questi giorni agli studenti sarebbe stato riferito da una docente che quello appena iniziato sarebbe un “anno di sacrificio” e che dal prossimo anno tutti potrebbero essere riuniti nella sede di Puccianello.
È un’indicazione che, al momento, non siamo in grado di verificare ufficialmente e che quindi non può essere presentata come una decisione già assunta.
Ma se fosse confermata, aprirebbe uno scenario completamente diverso.
Perché significherebbe che la sede di via Settembrini non sarebbe destinata a essere semplicemente una struttura temporaneamente chiusa in attesa del ritorno della comunità scolastica.
Significherebbe, invece, che il futuro del Mattei-Ferraris potrebbe essere definitivamente legato a Puccianello.
E allora la domanda diventerebbe ancora più importante:
qual è il progetto per il futuro dell’istituto?
La stessa comunicazione diffusa dalla scuola nel luglio scorso parlava di trasferimento in via Amendola e del trasferimento dei laboratori, spiegando che la decisione era stata assunta dalla Provincia per ragioni legate alla sicurezza e alla stabilità dell’edificio.
Oggi, però, la realtà appare più articolata: la comunità scolastica è distribuita su più sedi.
E una recente ricostruzione locale indica proprio in tre plessi l’attuale organizzazione, evidenziando tra le criticità anche la mancanza della palestra e la frammentazione dei laboratori.
Quindi bisogna capire quale sarà il punto di arrivo.
Tre sedi per un anno?
Puccianello come sede definitiva?
Oppure un progetto per la ricostruzione della sede di via Settembrini?
Sono domande diverse, che producono conseguenze molto diverse per studenti, famiglie e personale scolastico.
E sono domande alle quali non possono rispondere le voci raccolte nei corridoi o le informazioni riferite agli studenti.
Servono atti, programmi, tempi e documenti.
Perché se quello iniziato oggi è davvero un anno di transizione, le famiglie hanno diritto di sapere verso quale destinazione si sta andando.
E c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare.
Il primo giorno di scuola non può naturalmente essere sufficiente per giudicare una riorganizzazione così complessa.
È normale che possano esserci problemi di assestamento.
Ma proprio per questo sarà importante capire se i problemi emersi oggi verranno risolti rapidamente oppure se diventeranno la normalità.
Perché gli studenti hanno già affrontato la chiusura della sede storica.
Hanno già dovuto accettare di essere distribuiti in più strutture.
Le famiglie, gli insegnanti, gli studenti hanno già dovuto modificare organizzazione, spostamenti e abitudini.
Adesso quello che chiedono, semplicemente, è che la scuola funzioni.
Intanto, gli studenti hanno annunciato una manifestazione, nella mattinata di domani, 17 Settembre, al termine delle lezioni che, per ora, è previsto alle 11.
Sarà un’altra occasione per ascoltare la loro voce e per capire quali siano le difficoltà che stanno vivendo direttamente.
Ma la protesta, da sola, non basta.
Servono risposte.
Perché oggi il Mattei-Ferraris è ripartito.
Ma è ripartito diviso in più sedi, con problemi di trasporto da affrontare, spazi da verificare, una palestra che non è disponibile nella sede di Centurano e soprattutto un futuro della sede storica di via Settembrini che deve essere chiarito.
Nel nostro primo articolo avevamo scritto che la domanda non era soltanto perché si fosse arrivati alla chiusura, ma anche cosa sarebbe accaduto dopo.
Oggi quel “dopo” è iniziato.
E proprio per questo le domande sono diventate ancora più concrete:
quanto durerà questa sistemazione?
Quale sarà la sede definitiva del Mattei-Ferraris?
Come verranno garantiti laboratori, palestra e servizi?
E quale futuro attende davvero l’edificio di via Settembrini?
Su queste domande continueremo a cercare risposte.
Non attraverso indiscrezioni.
Attraverso testimonianze, atti e documenti.
Perché la scuola è ripartita.
Ora bisogna capire come e fino a quando.