Medici indagati a Ravenna: i fatti e le iniziative

Sei medici risultano indagati a Ravenna per non aver firmato l’idoneità al trasferimento di  stranieri presso i CPR (Centri permanenza per il rimpatrio).

I fatti:

I certificati medici parlano di inidoneità fisiche (malattie infettive) o psichiatriche. Secondo i PM, invece, si tratterebbe di “falso ideologico continuato in concorso: i medici, cioè, secondo i pm ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, nel periodo compreso tra maggio 2024 e gennaio 2026 avrebbero consapevolmente firmato certificati incompleti o addirittura arbitrari per attestare la non idoneità al rimpatrio, e ostacolarlo”, come riporta il quotidiano cattolico Avvenire.

Avvenire scrive di perquisizioni, previa autorizzazione dei due PM, di case, auto, pc e smartphone dei medici, alla ricerca di messaggi che possano evidenziare i reati contestati. Non si conosce, al momento, l’esito delle indagini.

Le perquisizioni:

E’ scoppiato un caso, perché lo scorso 12 febbraio l’ospedale cittadino, S. Maria delle Croci, è stato oggetto di perquisizioni durate tutta la giornata, di fatto creando interruzione di servizio.

Le reazioni:

Matteo Salvini ha invocato, in caso di provata responsabilità penale, “licenziamento, radiazione e arresto” per i medici coinvolti.

Alle dichiarazioni di Salvini è scattata immediata la solidarietà dei colleghi: il dott. Nicola Cocco ha lanciato un appello dal titolo “La cura non è reato” e ha già raccolto oltre 26.000 adesioni: https://c.org/Fz4x7JRrVz.

Ulteriore solidarietà giunta dall’Ordine: la presidente dell’Omceo di Ravenna, Gaia Saini, il presidente dell’Omceo di Rimini, Maurizio Grossi, e il presidente dell’Omceo di Forlì-Cesena, Michele Gaudio hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. In essa si afferma che i medici indagati hanno applicato l’art. 24 del Codice di deontologia medica: esso prevede “l’obbligo di rilasciare certificazioni sanitarie veritiere, precise e diligenti, basate su rilievi clinici diretti o documentati”.

Solidarietà anche dal sindacato Anaao Assomed Emilia-Romagna e dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.

Ieri c’è stato un flash-mob fuori l’ospedale a sostegno dei medici; invece oggi Michele De Pascale, presidente dell’Emilia Romagna, ha dichiarato la sua fiducia nei medici. De Pascale ha affermato che non è compito dei medici il giudizio penale sul paziente, che va valutato sotto il profilo medico. “Il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica”.