Mina Iazzetta: il Fagiolino Mondragonese , dimenticata eccellenza del nostro territorio

Nei giorni scorsi, alla Reggia di Caserta, Enzo De Luca, Presidente della Regione Campania, ha preso parte al convegno “Turismo e Agroalimentare “, nel quale si sono analizzati i legami tra la promozione del settore turistico e la promozione del settore agroalimentare in Campania e, in particolare, nella provincia di Caserta. A parlare con noi di questo argomento è Mina Iazzetta, di Mondragone, esponente del mondo associazionistico, da tempo impegnata nella riqualificazione , culturale , sociale e ambientale,del litorale domitio. Mina Iazzetta presenta un prodotto che costituisce una autentica eccellenza del litorale domitio, ovvero ” il fagiolino mondragonese”. ” Questo prodotto – dice- nasce già dal primo dopoguerra, con varietà che poi man mano sono andate sempre perfezionandosi.
Oltre a essere smerciato in tutti i mercati italiani: Milano, Torino, Padova, Fondi, Roma, Sicilia, Sardegna, il fagiolino mondragonese ha sempre avuto anche un forte smercio nelle principali piazze europee: Francia, Germania, Olanda, Svizzera, Inghilterra ed altre fino a che, poi, non abbiamo subito l’invasione in primis della Spagna e poi dei paesi africani: Marocco, Egitto, Senegal ecc..”. Il mercato locale di questo prodotto, tuttavia, attualmente è in crisi.
“Grazie ai costi di gestione dei Paesi stranieri – continua Mina Iazzetta- oggi non riusciamo ad essere competitivi. Infatti, proprio in questi giorni, il prodotto del Marocco riesce ad arrivare in Italia, franco cliente, ad 1 € al kg. Il prodotto estero in Italia costa meno del nostro. I nostri contadini , infatti, sono praticamente impossibilitati a raccogliere il prodotto perché il solo costo per raccoglierlo è di quasi 0,50 al kg, più il costo del prodotto, imballo, trasporto, lavorazione e provvigione al commissionario. Si va , dunque, oltre l’euro”.
“La differenza tra il nostro prodotto e quello estero- prosegue Mina- è che, a livello qualitativo, il nostro prodotto è sottoposto a controlli rigidi sia a livello di pesticidi che di salubrità. Alcuni prodotti antiparassitari da noi sono vietati mentre in altri paesi essi vengono usati. Si tratta di e sottoprodotti che costano pochissimo a cui si aggiunge il costo della mano d’opera da noi tassata in un modo ormai esagerato e il costo delle tasse per ogni passaggio della filiera”. “In questo modo-continua- muore la nostra agricoltura. Ormai questo nostro prodotto è diventato un lusso per amatori, visto il costo. Al massimo esso si puo’ inserire nel mercato allorquando gli altri Paesi non lo producono”. Ad incidere sui costi, poi, vi sarebbe la differenza tra raccolta a mano e raccolta meccanizzata. ” Rispetto alla produzione del prodotto in Emilia Romagna , come a Ravenna, Cesena, Modena- aggiunge Mina- noi non siamo più competitivi perché in questa regione la raccolta viene effettuata con macchine specializzate per svariati ettari di terreno con una sola unità di lavoro”. In Emilia Romagna , dunque, il livello di produttività è molto alto poichè con la macchina e con il gasolio è possibile raccogliere centinaia di quintali in una sola giornata. “Da noi – spiega – vengono utilizzate centinaia di persone per una raccolta che dura vari giorni”. Tuttavia i due tipi di raccolta hanno comunque delle differenze. “Mentre la raccolta meccanizzata- dice Mina Iazzetta- può essere effettuata solo su un tipo di fagiolino più duro e più grande, da noi si ha una selezione della merce, cioè, non appena arriva alla grandezza desiderata ,si puo’ procedere alla raccolta. Si parte dalla merce finissima, come uno stecchino a quella più grande, la merce viene passata varie volte e non in un unico raccolto come in Emilia. Anche se poi la gente guarda il costo.
Questo avviene anche perché da noi i terreni sono frazionati. Ogni proprietario ha un moggio, mezzo moggio, mentre una macchina per effettuare la raccolta deve intervenire su vari ettari”. E continua:”
Prima il prodotto principe della nostra agricoltura era il fagiolino mentre ora si tende a mettere colture assortite di vari prodotti: piselli ,fave e altro perché a volte sono più redditizi e non subiscono molto la concorrenza estera. Solo ora , infatti,gli altri paesi si stanno attrezzando per produrli, ma sta per finire anche con i piselli in quanto la Spagna sta occupando pian piano tutti gli spazi.
Resta il fatto che i nostri prodotti sono prodotti di “Nicchia” perché non rientrano nella scala industriale. Sono controllati, genuini e, quando li esportiamo, nonostante tutto, riusciamo a fare la differenza anche se l’esportazione non avviene più in vasta scala bensì a livello amatoriale.
Tuttavia, i prodotti di Mondragone si fanno onore al punto che una rivista di Berlino vorrebbe inserirli per pubblicizzare il made in italy per una fiera che si svolge da quelle parti, una delle più grosse a livello agroalimentare.
I prodotti infatti vengono pesati, selezionati, imballati e refrigerati prima di essere spediti. In pratica, esportiamo solo il doc”. Come tutelare, dunque, i nostri prodotti?
” Da noi- spiega Mina- non esiste alcun protezionismo delle merci. Tutto si gioca in Europa dove noi barattiamo i nostri prodotti: latte, olio della Puglia ecc. ecc. Addirittura la Germania, che ha sempre prodotto il ferro, adesso esporta prodotti ortofrutticoli in quanto le multinazionali li producono in Africa e poi vi appongono il marchio tedesco. Per tutelare i nostri prodotti il governo centrale dovrebbe permettere, come succede in Svizzera, di far entrare merce straniera solo quando il prodotto nazionale scarseggia, stabilire delle quote, esempio, se manca il 30% del prodotto se ne importa quella quota, e, man mano quello che manca. Così facendo, non fa ribassare il costo del prodotto, né sottopone il consumatore a rialzi troppo alti. Da noi invece il prodotto, o arriva a costi altissimi quando manca, oppure, marcisce perché non si può raccogliere. Mentre ci sono dei costi standard che vanno bene per chi produce e per chi consuma. Ci stanno chiaramente sottraendo l’agricoltura, vedi gli agrumi in Sicilia”. Altro punto sottolineato da Mina Iazzetta è la varietà di ” fagiolino di Mondragone”. “Prima – dice -avevamo la MERAVIGLIA DI PARIGI, un fagiolino finissimo ma che aveva un filo fastidioso esterno. Poi arrivarono i BOBY PROWWIDER, un tipo di fagiolino un pò grosso molto richiesto da Olanda e Germania a cui seguì il fagiolino NERINO sottile e scuro prodotto che ancora oggi va per la maggiore con le sue nuove qualità. Ci sono anche altre varietà ma solo coltivate a livello amatoriale e sono i fagiolini BURRO di colore giallo, il fagiolino GENTILE che è lungo ed infine abbiamo le taccole, prodotto prettamente siciliano.
Vi sono due periodi di raccolta a campo aperto: da maggio ad agosto e da settembre a novembre e vi è una raccolta sotto le serre da aprile a gennaio”. Queste le caratteristiche del fagiolino mondragonese.
“Nonostante si tratti di legumi- conclude Mina Iazzetta- si differenziano dai piselli, dalle fave e dai fagioli, di cui si mangia solo il seme, perchè dei fagiolini si mangia anche il baccello e questa caratteristica li rende simili agli ortaggi. Inoltre, essendo poveri di carboidrati, grassi e proteine, hanno un basso apporto calorico (18 Kcal\etto). Vengono consumati freschi, previa cottura. Sono ricchi di acqua, fibre, sali minerali, in particolare potassio, e vitamina A, in parte anche la C. La presenza di fibre li rende degli alleati in caso di stitichezza e, per il loro scarso apporto glucidico, sono consigliati anche ai diabetici”.