Luca era una persona meravigliosa, degna di tutta la stima possibile. Era più di un infermiere, era un operatore di carità.
(Giovanni Erasmo Fava, Sindaco di Falciano del Massico)
Speciale a cura di SALVATORE MANNILLO
FALCIANO DEL MASSICO – E’ una città silenziosa e attonita, quella che tra ieri e stamattina ha partecipato con discrezione e comprensione al dolore della famiglia di Luca Toscano, l’uomo di settantasette anni vittima dell’efferatezza omicida di Charles Opoku Kwasi. E’ bene, dopo tanto clamore mediatico, dare un nome e una storia ai protagonisti di questa vicenda per comprenderla sino in fondo. Le storie di questi due uomini, al di là della loro età, sono infatti tanto distanti da dare un tono di surrealtà maggiore a tutto questo dramma, che è sembrato surreale già quando le informazioni erano poche e sbiadite. Luca Toscano, residente a Falciano da sempre, padre di due figlie, ha passato gran parte della sua vita tra i letti di un ospedale, non da paziente qual era ieri, ma da infermiere presso l’Ospedale Civile di Teano. E a questa professione si dedicava con anima e corpo, come ci testimonia il Parroco suo e di tutta la Comunità Falcianese, Don Valentino Simoniello: “Luca era una persona buona, anzi di più, una persona che amava l’umanità. Questo amore lo metteva anche nel suo lavoro. Ha esercitato la professione con la partecipazione del cuore.” Continua il Parroco che oggi celebrerà le Esequie del Toscano: “La sua vocazione era incoraggiare, stare vicino, ascoltare e solo dopo parlare, sempre con una giusta parola. Il tempo libero, fino a quando la salute glielo ha permesso, lo ha passato andando a far visita agli ammalati ogni giorno. Lascia un grande vuoto di umanità.” Anche l’impegno civile è stato importante nella vita di Luca, sedendo nel 1980 tra i banchi dell’Assise Consiliare nelle vesti di Consigliere Comunale per il Partito Socialista.
Già ieri il Sindaco di Falciano del Massico, l’Ing. Giovanni Erasmo Fava, aveva rilasciato delle dichiarazioni sulla tragica scomparsa del suo stimato concittadino garantendo una degna vicinanza dell’Amministrazione Comunale. Il gesto di vicinanza è arrivato questa mattina, con un’ordinanza, firmata da Fava, di proclamazione del lutto cittadino. Raggiunto dai nostri microfoni, ha commentato in questo modo la sua scelta: “Era un gesto di vicinanza necessario. L’Amministrazione Comunale di Falciano del Massico ha deciso di esprimere nel modo più dignitoso per quest’ente il sentimento del Popolo nei confronti di questa tragica notizia.” E ancora, lasciandosi portare dall’emozione: “Luca era una persona meravigliosa. Un amico, una persona degna di tutta la stima possibile. Era più di un lavoratore, era un operatore di carità. Con il suo passaggio su questa terra ha lasciato un segno indelebile nei nostri cuori.”
Come nelle migliori pagine di Plutarco, non ci resta che rendere parallele anche nel nostro scritto, dopo il tragico e fatale incontro di ieri tra Luca e Charles, le vite di due uomini troppo diversi, non per provenienza geografica o colore di pelle, ma per approccio all’esistenza e per amore verso gli altri. Probabilmente, infatti, la narrazione del poco che conosciamo della vita di Charles Opoku Kwasi, il trentunenne extracomunitario di origini ghanesi che ieri ha deciso di porre fine alla vita di un uomo, potrebbe risultare più interessante alla lettura soprattutto di cronaca. Una ferita dolente sarà forse impressa nella pelle della nostra comunità, eppure il ricordo della vita di Luca Toscano e della sua benevolenza sarà sempre più forte della follia di uno solo, dei suoi tre giorni di pura escandescenza all’insegna dell’efferatezza e della droga. Il “boss di Castelvolturno” (così diceva di chiamarsi in una delle sue giornate di pura pazzia) era arrivato in Italia dal Ghana nel 2012, quando le autorità decisero di non concedergli il permesso di soggiorno. Da quel momento in poi, il giovane ha girovagato per l’Italia senza una fissa dimora. Questo fino alla decisione di stabilirsi a Castelvolturno, dove era già ben noto alle Caserme dei Carabinieri e dove è iniziata la storia di cronaca che, ahinoi, da due giorni ci ritroviamo a raccontare. Lo squilibrio di Kwasi è iniziato domenica mattina, quando, probabilmente in preda ai fumi dell’alcol, ha iniziato a sfasciare un bar della città litoranea con la pretesa di non pagare, perché asseriva di essere – appunto – il boss della zona. Dopo l’arresto, è stato condotto davanti al pm la mattina seguente del lunedì. Il pubblico ministero non ha optato, in quel consesso, per l’arresto ed ha prescritto all’extracomunitario solo l’obbligo di firma. Ma a Kwasi non è bastato, perché il giorno dopo era di nuovo in stato di alterazione psichica quando sulla Domiziana ha iniziato a importunare gli automobilisti. La sera del martedì, i militari lo hanno condotto presso il Reparto Psichiatrico del San Rocco. Sono dovuti ritornare per la stessa persona la mattina seguente, quando il mostro li aspettava con aria di sfida sulla soglia della porta del nosocomio in forte stato di agitazione e con le mani lorde di sangue. All’interno della struttura aveva scatenato il panico, scaraventandosi con la sua furia sui malati e sui medici e arrivando ad uccidere il povero Luca a pugni in testa. Ma non solo, per completare la sua folle costruzione mentale ha dovuto sequestrarne il cadavere per compiere vilipendio.
E’ facile farsi prendere dalla rabbia verso un assassino, ed è giusto che sia così.
E’ una storia, questa, che in 24 ore ha scosso non solo la comunità del nostro territorio ma l’Italia intera. Seppure con i mille titoli dei giornali, è difficile farne una ricostruzione completa. E’ difficile comprendere quali siano stati i motivi che hanno indotto il criminale Kwasi a compiere un gesto tanto efferato quale stroncare con tutta la violenza possibile la vita di Luca Toscano. E’ facile farsi prendere dalla rabbia verso un assassino, ed è giusto che sia così. E’ altrettanto facile farsi prendere dalla rabbia verso chi è simile per aspetto fisico, lingua e condizione sociale a quell’assassino, ma questo non può essere lecito. Non può essere lecito parlare di Kwasi come assassino perché immigrato, perché nero. E’ lecito parlare di Kwasi come un mostro e basta. E’ facile strumentalizzare, come hanno fatto in tanti sui social, o come hanno fatto vari esponenti politici. E’ facile farlo, quando non si conosce la storia. Questo pezzo di storia di due uomini serva per comprendere cosa c’è dietro l’accaduto, per rendere non solo giustizia, ma un buon ricordo ad un uomo mite, Luca Toscano, il quale ha trovato una morte terribile.