Senza tetto, senza riparo: tre morti a Milano dall’inizio dell’anno

Un altro clochard è morto a Milano. È il terzo decesso dall’inizio dell’anno. Il gelo di questi giorni aggrava una condizione già estrema e rende visibile una tragedia che spesso resta nascosta.

 

 

La morte che non fa rumore

Il corpo è stato trovato all’alba, sotto una coperta di fortuna. Nessun documento, nessun nome certo. Solo una vita spezzata nel silenzio. A Milano sono già tre i senza tetto deceduti nel 2026. In tutta Italia i casi accertati sono almeno sei. Numeri parziali, perché molte morti restano senza registrazione ufficiale. Il freddo invernale agisce come un moltiplicatore di rischio. Chi vive in strada affronta notti gelide, umidità costante e assenza di cure. Ogni inverno ripropone lo stesso copione.

Emergenza strutturale

Non si tratta di episodi isolati. La morte in strada è l’esito finale di un percorso di esclusione. Perdita del lavoro, rottura dei legami familiari, problemi di salute, solitudine. Le persone senza dimora crescono nelle grandi città. Milano ne conta migliaia. I posti nei dormitori non bastano e molti rifiutano strutture percepite come insicure o inadatte. L’emergenza diventa cronica. Le istituzioni intervengono soprattutto nei picchi di freddo. Mancano politiche stabili di accompagnamento e reinserimento.

Non voltarsi dall’altra parte

Ogni corpo coperto da un telo racconta un fallimento collettivo. Non è solo una questione climatica. È una questione sociale e politica. Servono interventi continui, non solo stagionali. Servono percorsi personalizzati, presìdi sanitari di prossimità, mediazione sociale, case prima delle regole. Il censimento nazionale delle persone senza dimora, previsto a fine mese, offrirà nuovi dati. Ma i numeri non bastano. Occorre trasformarli in azioni concrete.

La città che siamo

Una città si misura anche da chi resta indietro. Le strade non dovrebbero diventare luoghi di morte.
Ogni vita persa in strada chiede una risposta. Non compassione episodica, ma responsabilità pubblica. Perché nessuno dovrebbe morire di freddo in una città che corre veloce.