Softlab Tech: fondi pubblici in dubbie operazioni ma è tutto normale

Dal primo fascicolo dell'Esposto alla Procura della Repubblica arriva un’assoluzione che lascia sgomenti

Molti nel Casertano conoscono la vicenda Softlab, la vertenza ormai pluriennale nata dalla mancata ricollocazione dei lavoratori provenienti da Jabil, che ancora oggi vede decine di persone scendere in strada in cerca di ascolto e risposte concrete da parte delle istituzioni.

Una crisi che, procedendo a rilento, ha prodotto solo rientri parziali degli stipendi, lasciando tuttora scoperte posizioni previdenziali, famiglie in grave difficoltà economica e lavoratori ancora in attesa di una concreta ricollocazione. Un quadro che, nel tempo, ha assunto i contorni di un vero e proprio scempio sociale.

Di fronte al protrarsi delle inadempienze, la vertenza si è spostata anche sul piano giudiziario, attraverso azioni civili e un esposto alla Procura della Repubblica. Le indagini avviate, articolate e incrociate, avevano portato all’apertura di diversi fascicoli per presunte violazioni a vario titolo, riconoscendo i lavoratori come parte offesa e consentendo loro di costituirsi parte civile nel procedimento penale.

Nella giornata di ieri, decisiva per tante famiglie, il confine sottile tra giustizia e sfiducia nelle istituzioni si è incrinato profondamente. Nel procedimento penale che vedeva imputato l’AD accusato di aver indebitamente gestito fondi pubblici destinati allo sviluppo e all’occupazione, il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione dell’imputato, accogliendo la richiesta di un Sostituto Procuratore diverso dal titolare del fascicolo, subentrato proprio all’udienza decisiva.

Una decisione che ha colto di sorpresa le parti civili – tra cui Invitalia S.p.A. – e che sconfessa il lavoro investigativo durato oltre un anno, svolto dalla Procura e dalla Guardia di Finanza, già ritenuto fondato in precedenza dal GIP e dal Tribunale del Riesame.

Solo poche settimane fa, infatti, l’impianto accusatorio si era addirittura rafforzato con la contestazione del reato di impiego di denaro di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.), a seguito dei rilievi della Cassazione. Una contestazione che aveva consentito di individuare con precisione una somma di 500.000 euro, confluita in una polizza vita, e che apriva scenari concreti di sequestro e risarcimento per la parte civile.

Nonostante ciò, il nuovo Pubblico Ministero ha chiesto e ottenuto l’assoluzione, determinando un esito che lascia delusi, sconcertati e profondamente preoccupati.

I difensori delle parti civili, fra cui lo Studio legale Sgambato, hanno comunque tentato, con una lunga e accorata arringa, di richiamare il giudice alla solidità degli atti e alla gravità delle condotte contestate. Il Tribunale, dopo ore di camera di consiglio, ha però accolto la richiesta dell’accusa, riservandosi di depositare le motivazioni entro 90 giorni.

Motivazioni che saranno lette con attenzione, perché qui non è in gioco solo un processo, ma un principio fondamentale: la tutela del lavoro, la credibilità dei controlli sull’uso dei fondi pubblici e la fiducia dei cittadini nello Stato.

Intanto restano i fatti: lavoratori senza stipendi, contributi non versati, promesse di rilancio industriale mai mantenute e fondi pubblici la cui destinazione continua a sollevare interrogativi.

Un epilogo che rischia di lanciare un messaggio devastante: che si può usare denaro pubblico, lasciare famiglie senza reddito e uscire comunque indenni da un’aula di giustizia.

E questo, per uno Stato di diritto, è un segnale che non può essere ignorato.