Spiccioli di spiritualità, Il convegno degli esorcisti campani

Di Michele Pugliese

Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla di esorcismi.
Il 10 giugno scorso si sono riuniti presso l’abazia di Loreto in Mercogliano gli esorcisti campani per il loro ottavo convegno regionale. L’appuntamento rappresenta una tappa significativa del cammino di formazione di questi specialisti della “possessione” in un ambito delicato della vita della Chiesa e di cui non si sente parlare spesso. Eppure l’argomento affascina, specialmente le giovani generazioni, e lo dico per esperienza personale di docente in quanto molte volte i miei alunni mi hanno chiesto di parlare di questo argomento. Ne approfitto quindi per scrivere qualche accenno – l’argomento è vasto e richiederebbe letture ben più approfondite – in questa mia rubrica settimanale.
Dunque, cominciamo col capire cosa è un esorcismo. In termini generali, l’esorcismo è un rito religioso o spirituale praticato per scacciare presunte entità demoniache, spiriti maligni o energie negative da una persona, un luogo o un oggetto che si ritiene ne siano posseduti o influenzati.
È una pratica antichissima, universale e non esclusiva del cristianesimo, si ritrova, con modalità e significati diversi, in quasi tutte le culture e le religioni della storia umana. L’idea alla base dell’esorcismo è che il mondo visibile possa entrare in contatto con forze invisibili e che queste ultime possano “prendere il controllo” di un corpo o di uno spazio.
Nel mondo islamico, l’esorcismo è conosciuto come Ruqyah. Secondo la teologia islamica, il mondo è popolato anche dai Jinn (creature fatte di fuoco e dotate di libero arbitrio, che possono essere buone o malvagie: una specie di angeli e diavoli). Se un Jinn malvagio possiede una persona, un leader spirituale o un musulmano praticante esegue la Ruqyah recitando versetti specifici del Corano e invocando la guarigione da parte di Allah.
Nella tradizione ebraica non esiste un vero e proprio “rituale standard” di esorcismo, poiché l’attenzione è focalizzata sulla vita terrena e sull’osservanza dei precetti. Tuttavia, nel folklore ebraico e nella mistica (specie nella Cabala), esiste la figura del Dybbuk, l’anima errante di un defunto che si impossessa di un vivo. L’esorcismo in questo caso viene eseguito da un Rabbino colto e pio, spesso accompagnato dal suono dello Shofar (il corno d’ariete), per convincere o costringere lo spirito a lasciare il corpo.
Nei testi antichi dell’Induismo si parla di spiriti che tormentano i vivi. Gli esorcismi prevedono rituali di purificazione, offerte, mantra specifici e l’uso di incenso, fili sacri o polveri benedette nei templi dedicati. Nel Buddismo, pur non essendoci l’idea di un “diavolo” in senso occidentale, si riconosce l’esistenza di spiriti legati all’illusione e al karma negativo. L’esorcismo buddista si concentra sull’allontanamento delle energie negative e sulla compassione verso lo spirito tormentato, spesso attraverso la meditazione, il canto e la recitazione di mantra protettivi.
Oggi, la medicina, la psichiatria e l’antropologia guardano alla possessione e all’esorcismo come a fenomeni culturali e psicologici. Nella classificazione medica internazionale (come il DSM-5), i casi storicamente attribuiti alla possessione vengono diagnosticati come Disturbo Dissociativo dell’Identità, schizofrenia, psicosi, epilessia o forme acute di isteria collettiva. Questo non vuol dire che gli esorcismi siano inutili. Il rito dell’esorcismo può a volte avere un effetto “terapeutico” psicologico (simile a un potentissimo effetto placebo) se il soggetto crede profondamente in quella struttura culturale e religiosa: la mente, convinta del potere del rito, riesce a placare i propri conflitti interni. Questo quanto dice la scienza, ma la Chiesa cattolica, basandosi sulla dottrina che riconosce l’esistenza reale di Satana e degli spiriti ribelli, ritiene che l’esorcismo serva a liberare, in casi molto circoscritti e determinati, e dopo aver svolto tutte le indagini medico-scientifiche del caso, le persone dall’influenza del Maligno. Il rito è affidato a sacerdoti specializzati e, lungi dall’essere improvvisato, è regolato nei minimi dettagli dal Diritto Canonico e dal rituale De exorcismis et quibusdam supplicationibus (aggiornato l’ultima volta nel 1999).
Nelle Chiese Ortodosse il rito è molto antico e solenne, spesso integrato nelle preghiere di esorcismo di San Basilio e San Giovanni Crisostomo. Viene praticato con l’uso massiccio di incenso, acqua benedetta e segno della croce.
Si distingue tra il Grande e il Piccolo esorcismo. Quest’ultimo è costituito da preghiere di liberazione dal male integrate in altri sacramenti. Il più comune è quello inserito nel rito del Battesimo, in cui si prega per allontanare il peccato e l’influenza del maligno dal battezzando. Può essere recitato da qualsiasi sacerdote o diacono. L’esorcismo Maggiore è il rito vero e proprio, volto a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca. Può essere celebrato esclusivamente da un sacerdote che abbia ricevuto una licenza espressa e peculiare dal proprio Vescovo diocesano.
La Chiesa è molto attenta prima di praticare un esorcismo. Contrariamente a quanto si crede, la prima risposta di fronte a presunti fenomeni paranormali non è spirituale, ma medica e scientifica. Prima di autorizzare un esorcismo maggiore, il sacerdote esorcista collabora attivamente con un’équipe di esperti (psichiatri, psicologi, medici specialisti) per escludere patologie mentali, disturbi della personalità o patologie neurologiche. Nella stragrande maggioranza dei casi (oltre il 95%) le persone che si rivolgono a un esorcista vengono indirizzate verso percorsi di cura psicologica o psichiatrica. Nel 5% dei casi si valutano attentamente i “segni” della possessione diabolica, che vanno ben oltre il semplice malessere spirituale, e sono: parlare o capire lingue sconosciute (xenoglossia) che il soggetto non ha mai studiato; rivelare cose occulte o lontane, dimostrando di conoscere segreti della vita altrui senza alcuna spiegazione logica; dimostrare una forza fisica sproporzionata rispetto all’età e alla costituzione del soggetto; mostrare una forte avversione al sacro con reazioni violentissime o viscerali davanti a simboli religiosi (crocifissi, reliquie), acqua santa o preghiere in latino.
L’esorcista non ha poteri magici o personali. È semplicemente un ministro che agisce in nome e per l’autorità di Gesù Cristo e della Chiesa. L’obiettivo non è fare “spettacolo”, ma restituire la libertà spirituale e psicologica alla persona sofferente. Le preghiere che il sacerdote esorcista recita durante il rito sono in genere quelle comuni. A volte vengono letti salmi specifici che esaltano la protezione divina nei momenti di pericolo, come il Salmo 90, uno dei più belli del Salterio, un testo poetico di straordinaria potenza visiva che descrive la sicurezza assoluta di chi si affida a Dio con il quale concludo questo mio intervento riportandone alcuni versetti: “Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e passi la notte all’ombra dell’Onnipotente, dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido» / Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. / Non temerai i terrori della notte, né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno. / Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire. / «Lo libererò, perché a me si è legato, lo proteggerò, perché ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo salverò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza».