Storia di un Holter cardiaco

Giovanna, 80 anni, deve fare un Holter cardiaco. L’accompagna Biagio, suo marito.

Dopo circa 3 ore d’attesa, presso un’AORN (Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione) campana, Biagio comincia a essere notevolmente spazientito e inizia a protestare nella sala d’attesa.

Si materializza un medico da una porta e dice: “Dobbiamo aspettare, non abbiamo apparecchi”.

Biagio, a questo punto, dà in escandescenze e apostrofa il medico con: “E’ un’AORN! Vergognatevi! Datevi all’ippica! Cambiate mestiere! Chiudete la baracca! Voglio parlare immediatamente con il direttore sanitario!

Dopo qualche minuto, il medico appare nuovamente e consegna e fissa un apparecchio sull’addome di Giovanna.

Tu avresti dovuto vederlo: era un residuato bellico. Un “coso” osceno: fili scoperti, guaine dei fili spezzate, incredibile. Ho dovuto rappezzarlo a casa con nastro isolante”.

L’indomani Biagio e Giovanna si ripresentano in ospedale. Giovanna raccomanda a Biagio di non dare nuovamente in escandescenze.

Giovanna racconta: “Voglio sottolineare che non è colpa dei poveri cristi che ci lavorano. Quando ho portato l’apparecchio per riconsegnarlo, chi me lo ha tolto ha detto che era felice che ci fossimo anticipati perché il nonno, fuori, era in attesa dell’apparecchio”.

Che s’adda fà pe’ campà!