STRAGE DI CISTERNA DI LATINA. IN SEIMILA PER SALUTARE ALESSIA E MARTINA. RIPRENDE CONOSCENZA LA MADRE ANTONIETTA GARGIULO

Circa seimila persone, sotto una pioggia battente, hanno voluto salutare con un corteo Alessia e Martina, le due bambine di 8 e 13 anni uccise dal padre che poi si è suicidato.

Il lungo corteo è partito dal centro di Cisterna, dalla chiesa di Santa Maria Assunta, arrivando fino al cimitero cittadino.

«Cisterna vi porterà sempre nel cuore» recita uno degli striscioni. Bambini e genitori avevano una candela accesa o un palloncino bianco. Al termine del corteo c’è stato un momento di preghiera e, in conclusione, è stata fatta ascoltare una canzone di Eros Ramazzotti, il cantante preferito di Alessia.

Intanto , ha  riaperto finalmente gli occhi Antonietta Gargiulo, la 39enne di Melito moglie del carabiniere Luigi Capasso, autore della strage di Cisterna di Latina. Unica sopravvissuta della sua famiglia, Antonietta ha reagito bene all’ultima operazione necessaria per la rimozione del proiettile che aveva conficcato sul volto. A una condizione fisica che migliora, però, seguirà un incubo: la donna non sa ancora della terribile morte delle figlie, uccise dal padre, e del suicidio del marito.

Aveva sopportato tanto, troppo, per tenere unita la famiglia, Antonietta. I suoi sforzi hanno però alimentato l’odio di un uomo pericoloso, quel carabiniere Capasso al quale neanche i funerali pubblici sono stati accordati per motivi di sicurezza. Al momento al capezzale di Antonietta c’è la famiglia di origine: toccherà a loro l’ingrato compito di comunicare la terribile notizia.

«Se ci fosse stato almeno un divieto di avvicinamento forse oggi non staremmo qui a piangere due bambine», dice Maria Concetta Belli, avvocato di Antonietta Gargiulo, la donna che lotta per la vita nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo di Roma. Prima di essere sedata, il pensiero di Antonietta è andato alle figlie, Martina e Alessia: «Come stanno?». La follia del loro padre e una disattenzione diffusa hanno permesso questa ennesima strage: due bambine e la loro madre, perché sopravvivere alle proprie creature è comunque morire. Due esposti per maltrattamenti non sono bastati a fermare la mano di un carabiniere. Eppure quando Antonietta si è presentata a settembre alla Questura di Latina, dopo che lui l’aveva picchiata di fronte alla fabbrica dove lavorava, e poi a gennaio al commissariato di Cisterna, ha chiarito che il marito era un carabiniere. Dunque armato. Ma oggi avere spiegazioni su questa inerzia è impossibile. Come non è possibile parlare con il comandante dei carabinieri della caserma di Velletri dove era in servizio l’appuntato scelto e assassino Luigi Capasso. Da lui, racconta ancora l’avvocato Belli, Antonietta era stata varie volte per raccontare quello che stava accadendo e pregarlo di intervenire. «E il comandante, a quanto mi raccontava la mia cliente, lo aveva fatto. Le aveva promesso che avrebbe parlato con il marito, che lo avrebbe fatto ragionare e lei ogni volta usciva tranquillizzata da questi colloqui. Si fidava molto di questo carabiniere».