VERDI. PRESENTATO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DOSSIER SUI ROGHI E SUGLI INCENDI DELLE AREE BOSCHIVE IN CAMPANIA

Nei giorni in cui il problema degli incendi ha raggiunto livelli di drammaticità enormi in Campania, a partire
dai roghi nel Parco del Vesuvio, i volontari dei Verdi hanno fatto una serie di sopralluoghi e monitoraggi in
sul territorio. Si tratta di attuali o ex Amministratori e persone che nei parchi e sul verde hanno speso gran
parte della propria vita.

Ne è nato un piccolo dossier che sottoponiamo alla Procura della Repubblica che valuterà se queste
informazioni possono essere utili alle indagini in essere per scoprire i colpevoli di questa devastazione senza
precedenti che, a nostro avviso, sembra essere frutto di un’organizzazione.

OPERAI IDRULICO FORESTALI
Per appiccare determinati incendi in aree difficili da raggiungere, a partire proprio dal Vesuvio o dal Monte
Somma, bisogna avere una seria conoscenza del territorio e di come gestire il fuoco anche usando il vento e
le sterpaglie del sottobosco. Da anni e, in particolare negli ultimi mesi, gli operai idraulico forestali part time
o stagionali chiedono maggiori risorse e di essere stabilizzati. Spesso fuori la sede della Regione alcuni di
loro hanno annunciato devastazioni delle montagne se non avessero avuto quello che volevano. E’ utile
quindi indagare e verificare l’attività di determinati soggetti che sono esperti dei boschi e anche di tecniche
di “guerriglia”. Anche adesso, non appena sono stati spenti i roghi, ci sono forti pressioni per aumentare i
fondi a loro disposizione e procedere anche a stabilizzazioni.

ABUSIVISMO
Il Parco del Vesuvio e alcuni comuni vesuviani stanno procedendo, da mesi, ad acquisire al patrimonio
pubblico abusi realizzati su aree vincolate e protette come prevede la legge. Si tratta quasi sempre di
seconde abitazioni e case di villeggiatura in alcuni casi realizzate da individui noti alle autorità giudiziarie. I
roghi hanno spesso colpito in parte queste case e dietro potrebbe esserci l’interesse di questi soggetti di
non far procedere alle acquisizioni che gli toglierebbero ogni diritto sulle abitazioni.

RIFIUTI
All’interno delle aree boschive di molti siti distrutti sono andate in fumo diverse piccole discariche abusive.
Chi pratica queste attività illecite aveva tutto l’interesse a bruciare tutto per far sparire quanto sversato,
liberare le aree occupate e magari poterle utilizzare nuovamente per tornare a invaderle di rifiuti.

AFFITTO CANADAIR ED ELICOTTERI
Dal 2016 al 2017 siamo passati da 37 ore di volo a 560 ore di volo di canadair ed elicotteri. Gran parte di
questi mezzi vengono affittati e ci potrebbero essere notevoli interessi da parte di chi gestisce questo
business anche se a noi questa ipotesi appare la più debole.

DESTABILIZZAZIONE DEL SISTEMA E PROVA DI FORZA DELLA CAMORRA
Mentre lo Stato era impegnato a spegnere i roghi sui boschi, venivano incendiati rifiuti nella terra dei fuochi
il che fa pensare che i roghi potrebbero essere stati anche un sistema della malavita organizzata per dare
una prova di forza e dimostrare l’inefficienza del sistema dello Stato. Fa riflettere il fatto che mentre la gran
parte delle forze pubbliche e di volontariato erano impegnate nello spegnere incendi sui boschi la
criminalità ricominciava a bruciare i rifiuti nella Terra dei Fuochi. Non è certo che gli autori siano coordinati
tra loro ma di certo hanno agito a un certo punto tutti in contemporanea. La camorra inoltre potrebbe
avere grandi interessi a dare fuoco alle aree boschive campane per mettere in moto una economia
assistenziale pubblica di bonifica e rinverdimento delle aree e ovviamente cercare di entrare nelle gare
pubbliche con proprie ditte di riferimento.

A confermare l’esistenza di una regia negli incendi nel Parco nazionale del Vesuvio ci sono diverse
testimonianze di residenti nell’area del parco ricadente nel comune di Ercolano dove sono stati visti
lanciare fuochi d’artificio verso le zone più difficili da raggiungere. Alcuni fuochisti, inoltre, sarebbero stati
avvicinati da persone poco raccomandabili che gli avevano intimato di collaborare, dandogli fuochi adatti a
lanci di lunga gittata, minacciando di far saltare in aria i depositi in caso di rifiuti. Due fuochisti, in
particolare, hanno dormito nei depositi per paura che quelle minacce diventassero realtà e siamo
impegnati in un’opera di convincimento per portarli con noi in Procura a testimoniare quanto successo. Nei
giorni degli incendi, inoltre, non era difficile incontrare per le strade coppie di giovani su motorini piccoli ma
con caschi integrali, quanto mai anomali per ciclomotori da 50 cc, che si inerpicavano per le strade che
portano nel pieno del parco nazionale del Vesuvio.