2 Giugno 1946: l’83% dei casertani votò per la monarchia

Il voto del 2 giugno 1946 non fece altro che accentuare le differenze fra il Nord e il Sud dell'Italia

Caserta. Una data di importanza cruciale per il nostro Paese è quella che si riconduce alle elezioni politiche avvenute il 2 giugno 1946.

Essa si configurò come un punto di svolta nella nostra storia unitaria perchè per la prima volta, il popolo italiano,venne chiamato a votare per un referendum istituzionale, il cui esito andrà a decretare l’instaurarsi dell’attuale forma di governo sancendo così la nascita della Repubblica che verrà istituita e celebrata quale festa nazionale solo nel 1948  quando entrerà in vigore la Costituzione.

A decidere la sorte istituzionale dello Stato sarebbe stato un referendum confermativo, grazie al quale il popolo avrebbe espresso la propria volontà e da qui la sua sovranità su cui si fonda l’esistenza stessa del nostro ordinamento politico.

Esso sarebbe stato indetto non appena possibile con la fine della seconda guerra mondiale di cui in Europa si diede l’annuncio l’8 maggio 1945.

Fu così che l’Italia, conclusa la guerra di liberazione contro l’occupazione tedesca, partecipò dopo più di vent’anni alle prime consultazioni libere nel segno di una lenta ricostruzione materiale e morale a fronte degli eccidi e delle persecuzioni nazifasciste, e nondimeno, dei combattimenti e dei
bombardamenti aerei a cui si ritrovò sottoposta e da cui uscì distrutta.

Circa 25 milioni di cittadini, pari all’89,1% degli elettori, tornarono alle urne e si espressero su un doppio fronte: quello istituzionale, da un lato, per indicare la nuova forma di governo da adottarsi fra monarchia e repubblica; quello relativo alla contemporanea elezione di un’ Assemblea Costituente, dall’altro, con l’incarico di nominare il capo provvisorio dello Stato e di elaborare ed approvare la nuova Costituzione italiana.

Con le votazioni che si svolsero il 2 e il 3 giugno 1946, a suffragio universale, le donne che avevano ottenuto il diritto di voto con il decreto del 31 gennaio 1945 poterono non solo esercitarlo in quanto elettrici ,ma anche candidarsi per essere a loro volta elette.

Il risultato del referendum proclamato il 10 giugno vide la scelta di uno stato repubblicano, per il quale si pronuciò a favore il 54,3% degli elettori.

Cominciava per l’Italia una nuova era, mentre veniva dichiarata decaduta la monarchia e la carica di capo provvisorio dello Stato affidata dal consiglio dei ministri al presidente del consiglio De Gasperi il 12 giugno.

Seguì, il 13 giugno, l’esilio dei Savoia nella persona del re Umberto II che aveva ereditato la corona dopo l’abdicazione del padre,Vittorio Emanuele III. La tredicesima disposizione transitoria della nuova costituzione vietava infatti a tutti i discendenti di casa Savoia l’esercizio del potere.

La realtà storica della Repubblica tuttavia si concretizzò in una vittoria che potè contare su un margine di appena 2 milioni di voti che furono  complessivamente 12.717.923 a fronte dei 10.719.284 totalizzati dalla Monarchia.

Tali voti furono oltretutto il risultato delle diverse preferenze espresse in ambito regionale: al Nord ed al Centro (Lazio escluso) la maggioranza  votò per la repubblica mentre nelle restanti regioni per la monarchia,che  proprio in Campania fece registrare la percentuale più alta con il 79,9%
nella circoscrizione Napoli-Caserta.

Si venne pertanto ad evidenziare una netta divisione negli orientamenti del Paese in cui si intravedeva, al Nord e nelle regioni dell’Italia centrale, il riflesso della cultura del territorio, la presenza di un proletariato che condivideva le istanze dei partiti di sinistra ed un’antica tradizione repubblicana soprattutto nelle Marche e nella Romagna.

Le regioni meridionali, invece, prevalentemente agricole, poggiavano su una tradizione conservatrice e paternalista per la quale, il progresso e il benessere, non erano perseguibili in modo autonomo se non da una politica che prevedesse la benevola superiorità derivante dalla guida e dalla protezione dei suoi governanti; e ciò le portava a preservare un istituto come la monarchia storicamente legato al Mezzogiorno.

Ma è anche in conseguenza della diversa esperienza vissuta dal paese nel periodo 1943-1945 che va considerato il voto referendario.

Il Centro-nord aveva infatti subìto pesantemente l’occupazione nazista e le rappresaglie indotte dalla guerra civile maturando a causa delle immani  sofferenze patite un sentimento di rancore nei confronti del re e della casa  reale, additati come i principali responsabili dell’ascesa del fascismo.

Il Sud conobbe invece un passaggio più morbido dal fascismo al postfascismo poiché visse gli anni della guerra civile sotto la guida del Re e di un governo appoggiato dagli Alleati, la cui avanzata fu relativamente rapida almeno fino a Montecassino.

Nelle regioni in cui la presenza alleata era stata più forte, come la Campania e la Sicilia, si assisterà infatti al trionfo dei monarchici che si  ebbe soprattutto a Lecce (85%), a Caserta (83%) a Napoli e a Messina (77%).