Giuni Tuosto è una giornalista, insegnante, scrittrice e poetessa. Crede fortemente nel valore della cultura: la parola è potere e può cambiare il mondo. Al momento collabora con la rivista Emme24, col periodico Altirpinia e con la Collana Plenilunio, diretta dall’insigne Emanuela Sica. Ha alle spalle una breve collaborazione col Quotidiano “Il Dispari”, per il quale curava la rubrica “Storia dell’emancipazione femminile”. Il suo impegno sociale si estende a numerose pubblicazioni e partecipazioni letterarie: dal saggio breve “Tutto il resto è silenzio” che nel 2011 le valse il terzo posto al Premio Marudo, a “Madre”, antologia poetica del 2021. E poi “Mai dimenticare Napoli”, EditSantoro 2023 e “L’essenza è donna, 2023. Infine è vincitrice del Premio Carpine Visciano 2023, patrocinato dal Comune di Visciano e dall’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania, per un articolo di inchiesta giornalistica.

Parlaci un po’ di Giuni Tuosto.
Ciao Antonio, che dire di me? Probabilmente non basterebbe un intero libro per descrivermi. Quel che so di me è che sono complessa. Una personalità indubbiamente estroversa, eclettica, socievole, eppure estremamente riservata nella sua esuberanza. Di non facile lettura per tutti, ma probabilmente mi piace così: non tutti devono sapere chi sei davvero. Sono irpina, nata in un contesto piccolo, magico e chiuso tra le montagne, ma mi considero una cittadina del mondo. Amo viaggiare, confrontarmi con culture diverse dalla mia, scoprire nuovi mondi. La curiosità è sempre stata il motore delle mie azioni. Sono inoltre una femminista, figlia di una femminista. Non una di quelle che urla nelle piazze, bensì una di quelle che ogni giorno, con piccole, impercettibili azioni quotidiane, porta avanti il credo delle donne per le donne. Alcune battaglie si vincono con poco rumore. E a volte basta una penna.
Come nasce il tuo rapporto con la scrittura?
Scrivo da quando ho memoria. Non esiste un momento di inizio e probabilmente non ci sarà mai un momento di fine per questa attività. Quando ero bambina scrivevo soprattutto di notte, in silenzio, all’ombra di una cameretta, protetta dal mondo esterno. Scrivere è un’urgenza per me. La mia mente ne ha bisogno. Il mio cuore ne ha bisogno. Finché avrò qualcosa da dire, scriverò. Con passione e premura.
Qual’ è il messaggio che generalmente vuoi comunicare con le tue opere letterarie?
Spesso un’opera letteraria nasce da un’ispirazione. In genere, le ispirazioni arrivano senza alcun preavviso. Potremmo dire che sono urgenti tanto quanto il bisogno di scrivere: sono pressioni interiori che spingono forte e che non possono essere ignorate. Poi, a questa urgenza espressiva, si aggiunge ben presto uno scopo, un progetto, talvolta una missione. Le mie opere hanno sempre avuto un fine comunicativo, coadiuvato da interessi per la comunità: sia pure partorite nel microclima del mio micelio personale, le mie opere sono consegnate alla collettività, allo scopo di mettere la mia sapienza a servizio di tutti. È per questo che mi occupo principalmente di cultura, ma in realtà non c’è tema che mi possa arginare. Probabilmente è la passione il messaggio più dirompente di ogni mia opera. Se riesco, con la mia scrittura, a ispirare, illuminare, divertire, appassionare o far riflettere qualcuno, sono felice.
Che tipo di location scegli generalmente per realizzare le tue presentazioni?
Quasi sempre ho seguito i consigli dell’Amministrazione Comunale, privilegiando spazi condivisi dalla comunità o luoghi pubblici, talvolta anche spazi religiosi. In Irpinia c’è un grande lavoro di squadra dietro ogni Comune, a dispetto delle dicerie o di qualche scontento locale. Inoltre, le associazioni locali mi hanno dato man forte, manifestando disponibilità, ascolto e possibilità organizzative.
Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per la tua operazione artistica?
Al momento sto lavorando ad una raccolta poetica. Si tratta di un lavoro certosino, carico di passione e cura filologica, che sto portando avanti con tantissime poesie inedite, partorite durante le mie notti insonni, e non ancora uscite dal cassetto. Ogni poesia racconta un momento della mia vita. Dietro ognuna di esse c’è una storia, un’emozione, un fermo-immagine. Mi sembra giusto, oltre che doveroso, raccoglierle in una silloge che restituisca dignità agli ultimi cinque anni della mia vita, anni complessi, in cui la poesia mi è stata accanto con dedizione e fervore, come una vera amica. Esiste un senso di realtà, forse anche di sofisticata elaborazione esistenziale, che si può raggiungere solo attraverso la poesia. E non tutti ne hanno accesso. Per questo desidero fortemente donare le poesie al mio pubblico. Del resto, come asseriva Sylvia Plath, la vita ha senso solo se si può tradurre in poesia.
Cosa ti ha ispirato per scrivere la tua ultima opera letteraria?
Me stessa. La mia vita. Le mie relazioni. I miei pensieri. Il mio passato. La mia famiglia. Le donne della mia famiglia. Sono sicura che esista un filo rosso che ci tiene tutte legate: sento le vibrazioni delle mie antenate dentro di me. Il loro sangue pulsa nelle mie vene. Forse finanche i miei sogni non sono i miei sogni, ma i loro. Mi sembra di vivere attraverso di loro e con loro, e di avere accesso ad una preziosa, recondita, eredità tutta da scoprire, che mi ricollega a quel femminile sacro che appartiene così ferocemente alla mia stessa terra, l’Irpinia, terra di Janare e di streghe. Ognuno di noi è un piccolo microcosmo di complessità, siamo come un’archeologia inesplorata di ricordi, emozioni, aspirazioni, sogni, azioni. Scrivendo, mi sembra di togliere la polvere, scavare, lasciare che qualche antico tesoro sepolto riemerga da anfratti dimenticati. A me interessa indagare soprattutto questo, al momento. Forse è un processo identitario, o forse è quella famosa curiosità di cui ti parlavo prima, o magari entrambe le cose.
Grazie Antonio del tuo tempo e del tuo ascolto!
Grazie a te Giuni!
