Intervista al Cavaliere Charles Sant’Elia avvocato del Re

In previsione del raduno tradizionale della Commemorazione di Gaeta, quattro chiacchiere con la punta di diamante del firmamento duosiciliano d'oltreoceano

Di Fiore Marro

Ho avuto modo di conoscere personalmente Charles Sant’Elia a Roma in occasione del giubileo, per un incontro in Vaticano con la presenza del principe S.A. Carlo di Borbone delle Due Sicilie in quella memorabile giornata che ricorda l’abrogazione della Legge Salica per quel che riguarda casa reale. Un’amicizia che però parte da lontano, fin dal 2006, quando ero gestore del sito telematico dei Neoborbonici, da dove ricevemmo una sua lettera, da New York piena di passione e di amore per le Due Sicilie, oggi è di sicuro la figura più conosciuta e riconosciuta del mondo borboniano d’oltreoceano.

Charles Sant’Elia, di famiglia napoletana con ascendenze anche molisane e calabresi, attualmente è amministratore delegato dell’ Enotria Translations, un’agenzia di traduzioni a Manhattan, che fornisce traduzioni giurate a vari clienti nei settori legali, finanziari, accademici e della moda.

Ha studiato scienze politiche e letteratura italiana presso la New York Univserity e l’Univsersità degli Studi di Firenze prima di laurearsi anche in giurisprudenza presso la Pace University a New York. Ha vissuto a Napoli ed a Firenze, oltre a tappe in Francia.  È diventato avvocato a New York nel 2001 dove rappresentava clienti internazionali coinvolti in varie controversie societarie ed indagini in ambito di diritto commerciale, oltre ad arbitrati internazionali. Precedentemente faceva parte del Comitato su Affari Europei e del Comitato sul Diritto Commerciale dell’Association of the Bar of the City of New York. Ha lavorato come consulente presso l’UNESCO dove era responsabile per le traduzioni di contratti e rapporti per il direttore dell’ufficio di New York.

Sant’Elia è un cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, aggregato alla Delegazione degli Stati Uniti dello stesso, dove fa parte del comitato per la cultura ed eventi. Dal 2007 serve come referente dei Comitati delle Due Sicilie ed è membro del Real Circolo delle Famiglie Nobili e Notabili delle Due Sicilie.

Da venticinque anni Sant’Elia scrive poesia in napoletano ed ha partecipato a varie letture, presentazioni e convegni a New York e a Napoli. È socio dell’Italy America Chamber of Commerce (la più antica camera di commercio bicamerale negli Stati Uniti). Parla napoletano, italiano, francesce, inglese, spagnolo e portoghese. Lui ha tradotto sentenze e lodi arbitrali italiani e francesi, vari libri di linguistica e di sociologia, e poesia napoletana. Negli ultimi anni ha iniziato ad importare e commercializzare negli Stati Uniti vini del Sud d’Italia e della Sicilia.

Sant’Elia si dedica a portare avanti l’iniziativa Compra Sud in America svolta ad aiutare ad aumentare l’esporto di prodotti e servizi, e sta collaborando con grandi esponenti duosiciliani per sviluppare diversi progetti per riunire le varie comunità duosiciliane della diaspora duosiciliana e per metterle in contatto con i compatrioti rimasti in Patria. Il sito di storia e cultura duosiciliana «Il Regno» ha pubblicato sue traduzioni di poeti napoletani, calabresi e siciliani. È sua la prima traduzione completa ed annotata in inglese della nota poesia di Ferdinando Russo, ‘O Luciano d’’o Re.

D) In una sorta di visione dell’Italia stereotipata, pizza, tricolore, spaghetti che vige da sempre negli States come è stato possibile che sia sorta questa tua figura così fortemente identitaria, come nasce tutto ciò?

R) Un po’ per tradizione di famiglia, un po’ per il fatto che ho potuto vivere a cavallo degli States e l’Italia. Abitavo in Italia quando il Movimento Neoborbonico , e nato a Napoli e da li viaggiavo spesso in Calabria dove ho visto la bellezza del passato e le difficoltà di oggi. Studiando la storia della mia famiglia ho riscoperto nostri avi di Gaeta, che erano sopravvissuti all’assedio, mentre altri nostri avi videro le battaglie e l’eccidio di Montefalcione. E stando a New York, cioè da lontano, vedevo queste immagini fabbricate a cui accennavi, di un’Italia fantasma che non corrispondeva a quella che noi conoscevamo. Noi che l’abbiamo vissuta, nelle nostre regioni d’origine. Già alle medie avevo capito che qualcosa non quadrava e poi all’estero, soprattutto in America e in Francia, mi facevano domande basandosi sugli stereotipi più diffusi, tipo “Dante, Garibaldi, Cavour, Rinascimento, Roma e Firenze”. Ad un certo punto cercavo di approfondire sui monumenti che avevo visto- nessuno parlava del Cristo Velato o del nostro Duomo. Avendo visto la grandezza e la qualità dei palazzi e delle opere d’arte di molte regioni del Mezzogiorno, era evidente che c’era una grande civiltà, una nazione che funzionava ed anche bene. Fai conto che io personalmente avevo visto meraviglie del Rinascimento e dell’epoca barocca in paesi e piccole frazioni di meno di 2.000 abitanti; opere alla pari di quelle esposte nelle più grandi capitali europee.  Al liceo ho iniziato a studiare la lingua napoletana e la sua letteratura e poi nella biblioteca di famiglia avevo trovato le opere Carlo Alianello e Giacinto De’ Sivo. Da lí iniziava la mia riscoperta personale.  Tutto questo coincideva mentre facevo scienze politiche e quando il mondo incominciava infatti a riscoprire il Mezzogiorno come meta turistica e topos letterario e cinematografico. Pensa che in America, dopo la lunga assenza di film ambientati a Napoli, Capri o in Sicilia, venne a cantare Pino Daniele a New York e si davano film di Massimo Troisi in tutta l’America. E poi arrivava la cucina verace dalla Campania, la Puglia, e la Sicilia con una nuova ondata di giovani ristoratori. Ho fatto un’altra grande scoperta- non ero da solo. Un nuovo gruppo di persone che apprezzavano la storia e la cultura nostra già stava qui, anche se atomizzate. Qui è doveroso ricordare le persone come nostra carissima amica Filomena Salimbene, che ci ha lasciato qualche anno fa.  Lei era una di queste persone che “riannodava i fili” e che è tornata alla terra d’origine per ritrovare parenti e posti pertinenti alla sua storia.

D) Stai lavorando a un lavoro ambizioso cioè quello di unire i fili tra gli autoctoni del sud italico a quelli d’oltre oceano, prospettive e prossimi impegni ce ne puoi parlare?

R) Sí, la prima fase che abbiamo tracciato è una continuazione delle ottime iniziative di formazione e di divulgazione già avviate dai nostri grandi compatrioti. Stiamo collaborando in modo molto stretto con il Cav. John Napoli e con la Dottoressa Miriam Tripaldi per donare libri e testi, tradurre materiali e di organizzare convegni e presentazioni. La seconda fase è di mettere in contatto studenti, imprenditori e studiosi italo-americani ed americani con i loro omologhi nelle regioni storiche del Regno. Lo scopo è di informare, educare ed abilitare tutti quanti, in modo che loro a loro volta faranno altrettanto e che saranno in grado di espandere l’iniziativa «Compra Sud» in modo efficace. Quest’ultima rappresenta la terza fase o componente del nostro programma. Più le nostre comunità sparse per il mondo fanno affari fra di loro, più si svilupperà il territorio. Vorremmo incoraggiare il finanziamento di borse di studio e incentivare le aziende ad offire opportunità per stage e nuovi posti di lavoro in America. Il riscatto del Mezzogiorno parte da una forte base culturale ed economica. Grazie al duro lavoro degli ultimi 25 anni delle tante persone come te, Gennaro DeCrescenzo, Nicola Zitara, e, precedentemente, grazie a personaggi come Silvio Vitale ai tempi di miei nonni, sappiamo chi siamo, e dove vogliamo andare. Adesso dobbiamo riunirci per sviluppare le risorse. In primis, le risorse umane. L’orgoglio e la disponibilità della nostra gente, anche all’estero, non finisce mai di stupire. Appena che si mette a parlare di storia e storia di famiglia, si riaccende quel legame. L’ho visto più volte a New York dove ho conosciuto tanti esponenti giovani e vecchi dei più svariati settori. Abbiamo bisogno di una nuova generazione preparatissima, che ha studiato e che ha lavorato a casa e all’estero, con una buona conoscenza delle lingue, coraggiosa e aperta. Che sa la sua storia e sa fare bene suo mestiere.  Facciamo rete per portare il meglio del Mezzogiorno al mondo.

D) Il tuo rapporto con Napoli dopo un decennio di attività identitaria, puoi farci un riassunto?

R) Napoli per me è sempre più la nostra Capitale. Lungo questo bel viaggio ho avuto la possibilità di conoscere più in fondo non solo la terra d’origine, ma tante persone creative e generose. Ho potuto fare delle collaborazioni culturali ed anche professionali e commerciali. Ho avuto l’onore di tradurre libri di professori dell’Orientale, e di poeti e canzonieri napoletani. Ho potuto condividere le mie proprie modeste poesie con la gente. Ho potuto aiutare produttori di tessuti ed abiti e vini ad esportare loro prodotti. Ho conosciuto galleristi ed artisti. E devo dire che ho scoperto tutto il Mezzogiorno nella mia Napoli, i contributi di personaggi provenienti da tutte le regioni del Regno. Il rapporto dinamico fra la città e le regioni è ricco di scambi, altro che una Capitale che solo dominava il resto. Infatti molti napoletani hanno avi provenienti dalle varie regioni e a loro volta molti napoletani si insediarono nei paesi più piccoli e lontani dalla metropoli. Napoli è una città elettrica e viva. Qui sta la differenza  rispetto ad altri posti imbalsamati ridotti a meri relitti del passato. La tradizione vive a Napoli e quella tradizione è di andare avanti, di creare, di accogliere e di scambiare. Quando uno viaggia nel mondo, uno capisce che è una vera metropoli ancora oggi, piena di spazi per la scrittura, per la pittura, per la musica e ovviamente per il teatro. Anche alcuni stranieri mi hanno detto di aver quest’impressione, che è forse l’unica metropoli della penisola. Nonostante le difficoltà di una tale grande città, è fonte continua di ispirazione per me. La sua gente mi fa ricordare per che cosa stiamo lavorando.

D) Il tuo rapporto con la famiglia reale e con le associazioni duosiciliane, i tuoi stati d’animo, le tue sensazioni?

R) Ho l’onore di essere cavaliere costantiniano e di partecipare ora nella Delegazione americana, insieme a tante persone splendide. Poter accompagnare la Real Famiglia sia in America sia in Europa mi ha emozionato e mi ha incoraggiato. Mi ha fatto vedere che siamo sulla strada giusta. Mentre molte persone hanno abbandonato gli interessi del Mezzogiorno, loro scelgono di dedicarsi ad esso e di investire nella gente. Stimo molto l’impegno SAR il Principe Carlo e tutti i membri della Real Famiglia. Sono sempre coinvolti in cause ed iniziative concrete volte alla giustizia, il benessere dei meno abbienti, e alla tutela della nostra gente e dell’enorme patrimonio storico culturale nostro. Trasmettono entusiasmo e dignità e rappresentano la nostra gente al livello globale in modo serio e determinato. La Real Famiglia rappresenta tanti valori a noi cari, che purtroppo la società oggi in generale trascura. Oltre alle opere di beneficenza ed attività culturale che sponsorizzano e presiedono, cercano sempre di riunire la nostra gente. Infatti loro hanno iniziato a “riannodare i fili”. Molti di noi siamo stati insieme a loro durante vari viaggi e pellegrinaggi in Italia e quando sono venuti per visitare la nota cappella col busto di San Gennaro a Manhattan, durante la festa del santo patrono, hanno omaggiato i nostri emigranti ed i loro sacrifici. Come SAR la Prinicipessa Beatrice ha ribadito durante una sua visita in America con noi, siamo una grande famiglia, e la regola in famiglia è sempre aiutarci l’uno l’altro. Ho trovato questa vera fratellanza nelle associazioni duosiciliane. Ogni giorno imparo qualcosa dai nostri compatrioti.

D) Le tue Due Sicilie come sogni, cosa ti auguri?

R) Mi auguro un territorio forte, unita, pienamente integrata nell’Europa e nella comunità delle nazioni, che intraprende sempre di più, che esporta i suoi prodotti e servizi e che nutre se stessa; che è sempre una terra di orgoglio, di rinnovo, che trasmette gioia e creatività. Sogno una realtà dove i giovani non dovranno mai partire per formarsi e realizzarsi, dove viaggeranno e si trasferiranno solo per scelta, dove potranno vivere dignitosamente a casa. Sogno una terra che sa combaciare le migliori tradizioni antiche con la tecnologia avanzata senza perdersi, una terra che conservi la sua generosità e la sua millennaria ospitalità, che accolga il visitatore come ai tempi del Grand Tour, ma che non si venda a chi viene in mala fede.