Caserta. Con San Rufo rinasce visita del Soroptimist di Caserta

La chiesa di San Rufo e la Collèra Pacifico

 Ieri pomeriggio un nutrito gruppo di socie aderenti al ClubSoroptimist di Caserta, guidate dalla presidente Antonella Varone, hanno fatto visita a Piedimonte di Casolla e Casolla alla scoperta dei tanti beni culturali di cui le due frazioni sono ricche.Giova ricordare che in qualità di visitatore era presente anche Salvatore Grimaldi, salernitano, già presidente della Comunità Montana dei Monti Lattari.

Ad accogliere le socie, Giuseppe Venditto e Giuseppe Vozza, in qualità di vice-presidenti dell’Associazione Progetto San Rufo rinasce.

La prima tappa è stata la chiesa di San Rufo, millenaria presenza religiosa del territorio tifatino.

Giuseppe Vozza ha iniziato rammentando che la chiesa di San Rufo è stata chiusa per oltre una quindicina d’anni, durante i quali ha subito anche varie spoliazioni. Poi la venuta del nuovo sacerdote, don Fernando Latino, ha consentito non solo l’apertura della stessa chiesa ma anche e soprattutto una nuova stagione di iniziative culturali, che sono per l’appunto promosse dall’Associazione Progetto San Rufo rinasce.

Giuseppe Vozza ha poi illustrato tutti gli aspetti storici ed artistico-architettonici di San Rufo, evidenziando i lavori di restauro promossi da don Nicola Iannelli, parroco di San Rufo negli ultimi decenni del Settecento, autore, fra l’altro, anche di una importantissima Platea, concernente i beni di proprietà della chiesa. Vozza ha ricordato che l’Associazione Progetto San Rufo rinasce ha promosso il restauro di ben quattro affreschi settecenteschi e che altri restauri stanno in calendario. A tale proposito ha richiamato l’attenzione sulle maestranze bizantine che ornarono la chiesa di San Rufo con il Cristo Pantocratore ed altri affreschi medievali, di cui vi sono tuttora brani di affreschi. Ha poi ricordato la figura di Giovan Francesco Alois, eretico ed umanista di Piedimonte di Casolla, attorno al quale si strinsero le più importanti personalità del Cinquecento napoletano. È intervenuto anche Giuseppe Venditto che, nel ricordare che è stato pubblicato un interessante saggio-storico-artistico sulla chiesa, scritto a più mani, ha posto l’accento sul progetto di restauro architettonico che quanto prima dovrebbe interessare l’intero complesso.

Dalla chiesa di San Rufo ci si è poi trasferiti nella Collèra Pacifico. Qui accolti con la massima disponibilità dai proprietari, si è saliti nell’ultima parte dell’edificio, cioè nella collèra vera e propria. È stato ancora una volta Giuseppe Vozza ad illustrare ai convenuti che l’industria della colla ha contraddistinto la realtà socio-economica di Casolla per oltre seicento anni, al punto che il tessuto urbanistico casollese vede la presenza di circa una ventina di collère, parti terminali degli edifici che servivano all’essiccazione della colla. Delle collère casollesi quella Pacificoè stata recentemente restaurata secondo le regole dettate dal Comune e dalla Soprintendenza. La produzione della colla, fatta con pelli, cartilagini, tendini di animali, è stata attiva fino a circa una cinquantina d’anni fa, allorché la nascente chimica mise letteralmente in ginocchio i locali produttori.

Al termine della passeggiata culturale la presidente Antonella Varone ha voluto ringraziare gli esponenti dell’Associazione San Rufo rinasce dicendosi pronta a continuare la collaborazione con tutte le socie del Soroptimist ad altre importanti iniziative.