La goffa retorica del bene comune in consiglio comunale

Il mancato voto sulla qualifica F2 del Macrico mette a fuoco un'amministrazione arroccata in sè stessa senza visione del futuro

Il consiglio comunale di Caserta di ieri, 4 luglio 2023, ha scritto un’altra amara ma non inedita pagina della storia di questa sventurata città. Chi ascoltasse con pazienza la registrazione audio della seduta del  consesso massimo dell’ente (a questo link https://caserta.consiglicloud.it/meetings/ODJsd1BkQnhTa2c9) non riuscirebbe a decifrare le ragioni del consiglio per  non aver suturato, nonostante avesse un’occasione ghiottissima per farlo, una ferita che da più di 20 anni è fatta oggetto di trascuratezza o, peggio, di colpevole attendismo: la ferita che sul tema Macrico  porta a marcescenza il rapporto della cittadinanza, o quantomeno delle migliaia di casertani che hanno firmato in questi decenni le petizioni, condotto campagne di sensibilizzazione, realizzato presidi e marce nello stesso ex-Macrico eccezionalmente aperto per l’occasione, e il governo della città che favolisticamente “lavora per il bene comune”. La petizione del Comitato Macrico verde,  che aveva raccolto e depositato 2580 firme nel marzo 2021, fuori tempo regolamentare, che è di 30 giorni secondo lo statuto comunale, ha portato i consiglieri, loro malgrado, a dover discutere l’oggetto della petizione: l’attribuzione della classificazione urbanistica “F2” per l’area ex Macrico (Parco urbano pubblico e inedificabile). Dopo un provocatorio tentativo di non dare la parola al rappresentante del Comitato proponente la petizione popolare in discussione, subito rientrato, il confronto si è avviato con la netta percezione che alcuni consiglieri vivevano la seduta come un inciampo fastidioso di inizio estate. La sospensione preliminare del consiglio ha consentito gli interventi del Mons. Giovanni Vella, presidente della Fondazione Casa Fratelli Tutti e del presidente dell’Istituto Sostentamento del clero (Idsc) don Antonello Giannotti,  invitati dall’amministrazione allo scopo di un confronto sul tema, seguente a quello che già c’era stato a dicembre 2022, come ha successivamente ricordato il sindaco Carlo Marino, attraverso un’interlocuzione con l’amministrazione in cui sostanzialmente  la Fondazione indicava la volontà di «dare risposte concrete al bisogno di spazi verdi, accessibili, attrezzati e organizzati secondo i criteri della sostenibilità ambientale; nello stesso tempo, far diventare l’area un polo multifunzionale a destinazione sociale e culturale». Per quando riguarda la questione della qualifica urbanistica dell’area nella categoria F2, «confermiamo – aggiunge Mons. Vella –  la nostra posizione già espressa attraverso la sottoscrizione della petizione da parte della diocesi». Però «non intendiamo fermare il processo in atto soltanto perché il Comune non ritiene di formalizzare una precisa qualifica urbanistica dell’area. Non possiamo più aspettare: la Città non capirebbe questo ulteriore ritardo» Successivamente il sindaco sottolinea di seguire con favore la linea coerente adottata dal VescovoPietro Lagnese, dalla Curia, dalla Fondazione e dall’Istituto Diocesano, un percorso serio sul quale poter costruire un piano strategico caratterizzato da una nuova visione di città. L’intervento di Michele Miccolo per conto del Comitato mette tuttavia l’accento sulla fondamentale esigenza, improcastinabile sul piano politico, di pronunciarsi da parte del Consiglio comunale sull’inedificabilità dell’area,  in maniera chiara ed inequivocabile, in questo momento così propizio in cui è favorevole alla qualifica F2 anche la proprietà dell’area nella persona di don Antonello Giannotti in qualità di rappresentante dell’Idsc. Lorenzo Gentile, presidente del Consiglio, dichiara seraficamente la non procedibilità di votazione sulla proposta della petizione mancando il documento tecnico……….insieme al dirigente tecnico che doveva scriverlo. Insomma un gioco a rimpiattino discutibile dei rappresentanti del popolo.  Una questione di importanza strategica per la città di Caserta non riceve in definitiva l’attenzione autentica che veniva richiesta dalla petizione con una votazione che esponesse ciascun consigliere al giudizio della cittadinanza sulla propria volontà definitiva di dare un indirizzo politico e si mettesse mano a tutti gli strumenti normativi e tecnici per costruire un progetto sostenibile del Macrico sottratto agli eventuali appetiti speculativi con gli altri attori istituzionali e non. La  tanto sbandierata categoria di “bene comune” non può essere coniugata con una contrabbandata “valorizzazione” degli spazi urbani che scongiuri il rischio, per dirla con l’assessore Domenico Maietta, che diventino “simulacri senza speranza, senza utilità”. Utili per chi? E troviamo altrettanto confutabile quanto il sindaco dichiara apertamente sul PUC (piano urbanistico comunale): “i PUC servono a fare speculazioni edilizie, noi non li vogliamo, noi operiamo per piani particolareggiati”. A ben vedere però il piano particolareggiato, dice la stessa normativa caldeggiata dal sindaco,   ha la funzione fondamentale di rendere specifiche e dettagliate le direttive del piano regolatore generale, che non potrà modificare, essendo illegittimo il provvedimento di adozione di un piano particolareggiato in variante al piano regolatore generale, ai sensi degli articoli 7 e 13 della legge n. 1150 del 1942. Pertanto ci parrebbe di capire che si voglia intervenire su limitate porzioni del territorio comunale ma non al fine di attuare gradatamente e razionalmente le sistemazioni urbanistiche previste dal piano generale (che non deve esistere), e senza conferire alle singole zone assetto e attrezzature nella prospettiva della realizzazione di un complesso urbanistico armonico. In definitiva, diversamente dal 2014, anno della famigerata delibera 45 votata all’unanimità dal consiglio comunale dell’amministrazione Del Gaudio sulla costituzione del Parco Urbano nell’ex-Macrico, alla quale tuttavia, come ha fatto notare il consigliere Romolo Vignola, nulla è seguito sul piano attuativo, ieri in consiglio comunale, maggioranza e parte della stessa opposizione, hanno fatto di peggio scegliendo di non decidere ma di stare alla finestra e aspettare le “buone nuove” che arriveranno dalla Fondazione con un partenariato stabile tra privato, pubblico e comunità per la rigenerazione dell’ex-Macrico.