Il 19 novembre 2023, in Italia, sono state uccise volontariamente 106 donne, 87 di loro in ambito familiare o affettivo. Negli ultimi quattro anni più di otto donne uccise su dieci conoscevano il loro assassino. In realtà era molto più basso questo rapporto nel passato, ma oggi se sono diminuiti gli omicidi volontari di donne commessi da sconosciuti,sono aumentati quelli commessi in ambito affettivo o familiare. Se confrontiamo gli omicidi di soli uomini con i femminicidi, si osserva la diminuzione dei primi e la sostanziale non variazione dei secondi (vedi grafico). A chi pensasse che anche gli uomini sono uccisi in ambito affettivo, indichiamo utilmente il dato da fonte Istat del 2021: le vittime donne superano di 15 volte gli uomini. Ma sappiamo anche che molte sono le forme di violenza di cui le donne sono vittime: violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia,violenza economica, violenza psicologica, episodi di stalking. Dall’ultima ricerca sulla violenza di genere della Polizia di Stato sappiamo le domande che vale la pena porsi riguardo agli atteggiamenti sospetti di un partner. Ti controlla? Ti umilia? Ti deride spesso, anche in presenza di altre persone? Ti fa sentire inadeguata? Ti colpevolizza? Ti tiene lontana dai tuoi amici? Condiziona il tuo abbigliamento? Il sesso è voluto da entrambi? Ti controlla economicamente?
Per tutti i casi di violenza o stalking esiste il numero verde nazionale 1522, è gratuito sia da rete fissa che mobile ed è attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno. L’accoglienza risponde nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Esiste anche un app 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici. Per avere aiuto o anche solo un consiglio chiama il 1522 oppure apri https://www.1522.eu/
L’eco mediatico del femminicidio di Giulia Cecchettin ha determinato non inaspettatamente l’aumento di richieste d’aiuto al 1522, dalle 200 telefonate quotidiane si è passati alle 400, raddoppiate le chiamate anche da parte di genitori preoccupati per le figlie che stavano subendo qualcosa di grave e a fronte di questo avvertivano una angosciante impotenza. C’è chi dice che le migliaia di uomini e donne scesi a riempire le strade e le piazze il 25 novembre per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne segnano un prima e un dopo questa data per quanto riguarda l’impegno di tutti perchè si adottino misure concrete e a lungo termine per affrontare il problema che non è da considerarsi piú emergenziale ma sistemico. Ci sono proposte da parte del governo : un disegno di legge che rafforzi il Codice Rosso, un piano per le scuole superiori e un opuscolo informativo sulle ‘spie’ che potrebbero indicare “un possibile aggravamento di violenza”. Cinzia Marroccoli, consigliera nazionale della rete dei centri antiviolenza D.i.Re., teme che queste iniziative possano essere “un’operazione di restyling, di facciata, per fare vedere che si sta facendo qualcosa, ma poi alla fine non cambia niente, perché non è questo il modo per cambiare le cose. Le leggi in Italia ci sono, ma non vengono applicate”. La Convenzione di Istanbul è un trattato internazionale, ad esempio, importante perché suggerisce un modello di azione efficace. Gli obblighi per gli Stati di introdurre servizi di protezione e supporto per contrastare la violenza contro le donne, come per esempio un adeguato numero di rifugi, centri antiviolenza, linee telefoniche gratuite 24 ore su 24, destinare risorse umane e finanziarie a programmi ed enti anche non governativi che si occupano di violenza di genere in tutte le sue forme, consulenza psicologica e assistenza medica per vittime di violenza. Invita inoltre le autorità a garantire l’educazione all’uguaglianza di genere, alla sessualità e alle relazioni sane.
A maggio 2023 il Parlamento europeo ha votato due risoluzioni per invitare l’Unione europea ad adottare la Convenzione, approvata a maggioranza con, tra gli astenuti, europarlamentari italiani di Lega e Fratelli d’Italia. L’Italia ha ratificato l’accordo nel 2013 dopo che era stato sottoscritto nel 2011 da 45 paesi (ma solo 20 lo hanno ratificato) e gli Stati che hanno ratificato la Convenzione sono giuridicamente vincolati dalle sue disposizioni.
Per quanto riguarda la prevenzione, ActionAid evidenzia come spesso in Italia le misure di contrasto alla violenza di genere prevedano la clausola di “invarianza finanziaria”, per cui non sono previsti ulteriori costi per la finanza pubblica. E’ proprio il caso del disegno di legge che rafforza il Codice Rosso approvato il 23 novembre e fortemente voluto dal governo dopo la morte di Giulia Cecchettin. Si rinuncia a fare investimenti necessari nella prevenzione e formazione. Secondo Marroccoli: “Tutti parlano di cambiamento culturale, ma non può essere un’operazione di facciata, uno slogan vuoto. In questi giorni, ho sentito da parte di molti una certa contrarietà all’espressione ‘cultura patriarcale’. Allora come si fa a dire ‘vogliamo un cambiamento culturale’ e poi avere una resistenza così forte al parlare di cultura patriarcale? Allora di quale cultura parliamo? Qual è la cultura che vogliamo cambiare?”.![]()